“TERRA DEI FUOCHI”: l’Europa Sanziona l’Italia
Napoli, 12 Febbraio 2025
Esmeralda Mameli
La sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha smentito i negazionisti e inchiodato l’Italia alle sue responsabilità sulla tragedia della Terra dei Fuochi. Per anni, interessi economici e politici hanno oscurato la verità, minimizzando l’emergenza ambientale e sanitaria che ha devastato un’intera area tra Napoli e Caserta. Gli interventi adottati si sono rivelati inefficaci, caratterizzati da approcci emergenziali privi di soluzioni definitive. Nonostante l’introduzione di nuove norme nel 2015, molte indagini si sono concluse senza condanne a causa della prescrizione, evidenziando la debolezza delle misure adottate. Il dolore, le morti e la sofferenza non fermano chi tenta di riscrivere la storia, ignorando le evidenze scientifiche e giudiziarie.
Don Maurizio Patriciello, pioniere della battaglia per il riconoscimento della crisi ambientale, ha denunciato fin dai primi segnali l’aumento dei tumori, anche tra i bambini. Uno degli aspetti più drammatici di questa emergenza è proprio la crescita delle malattie oncologiche. Studi epidemiologici hanno evidenziato una correlazione tra l’inquinamento e l’incremento di tumori, malformazioni neonatali e malattie respiratorie. Il rapporto Sentieri riporta un eccesso di mortalità del 9% per tutte le cause e del 10% per tutti i tumori, sia tra gli uomini che tra le donne. La CEDU ha sottolineato come le verifiche epidemiologiche finora effettuate siano state parziali e insufficienti.
Per decenni le amministrazioni hanno fatto finta di non sapere, mentre le nubi tossiche dei roghi avvelenavano l’aria e i polmoni dei cittadini.
La Corte ha ora stabilito che l’Italia ha violato il diritto alla vita sancito dall’art. 2 della Convenzione europea, confermando il legame tra inquinamento e aumento della mortalità. Già in passato la CEDU aveva condannato l’Italia per la gestione disastrosa dei rifiuti in Campania, ma questa sentenza rappresenta un passo ulteriore: viene certificata l’inerzia dello Stato, che non ha saputo prevenire né contrastare il disastro ambientale.
La camorra ha avuto un ruolo centrale nella gestione illegale dei rifiuti, smaltendo illecitamente scarti industriali nelle campagne campane con la complicità di aziende del Nord Italia e multinazionali.
Nel 2013 sono emerse prove schiaccianti con la desecretazione delle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone, ex boss dei Casalesi, sui traffici illegittimi di rifiuti tossici. Le sue testimonianze hanno rivelato che già negli anni ’90 rifiuti tossici provenienti da mezza Europa venivano interrati in Campania. Nonostante queste rivelazioni, le indagini procedono lentamente, tra sospetti di collusioni tra imprenditoria e malavita.
Dal 2013 sono stati stanziati milioni di euro per la bonifica della Terra dei Fuochi, ma molti interventi si sono rivelati insufficienti o non sono mai stati completati. Ad esempio, la Prefettura di Napoli ha recentemente annunciato l’avvio di interventi su tre siti altamente contaminati: Agrimonda a Marigliano, l’ex Pozzi Ginori nell’Agro Caleno e Calabricito ad Acerra. Tuttavia, resta da verificare l’effettiva realizzazione di queste bonifiche e la destinazione dei fondi stanziati.
Nel 2015 il reato di disastro ambientale è stato introdotto nel codice penale, a dimostrazione del ritardo con cui l’Italia ha affrontato il problema. La mancanza di un’informazione chiara ai cittadini e l’assenza di una strategia efficace hanno ulteriormente aggravato la situazione.
Per anni, la narrativa mainstream ha cercato di minimizzare il problema, etichettando come allarmisti coloro che denunciavano la situazione. Solo grazie alla perseveranza di comitati locali, giornalisti indipendenti e associazioni ambientaliste si è riusciti a portare la questione all’attenzione pubblica.
La sentenza della CEDU richiama con forza il Governo italiano alle proprie responsabilità, sottolineando che il diritto a vivere in un ambiente sano e a non ammalarsi deve diventare una priorità istituzionale. Inoltre, impone l’obbligo di adottare misure concrete per la riqualificazione ambientale, con un monitoraggio fissato al 2027.
Don Maurizio Patriciello, simbolo della resistenza contro il silenzio istituzionale, ha espresso gratitudine a chi ha lottato al suo fianco: volontari, medici, sacerdoti e cittadini che non si sono arresi davanti a minacce, derisioni e menzogne. Tuttavia, questa sentenza, pur essendo un punto di svolta, potrà ritenersi davvero risolutiva solo se lo Stato agirà con determinazione, intervenendo con azioni concrete e immediate.
La pronuncia della Corte Europea dei Diritti Umani rappresenta un riconoscimento internazionale delle gravi responsabilità dello Stato italiano nella gestione della Terra dei Fuochi. È necessaria un’azione concreta e tempestiva, altrimenti questo verdetto rischia di rimanere solo un atto formale, mentre le comunità locali continueranno a pagare il prezzo di decenni di inerzia, malaffare e collusioni.
La Confederazione Meridionalisti Identitari (CMI), da anni in prima linea nella denuncia di questa emergenza ambientale e sanitaria, continuerà a battersi affinché la bonifica dell’area non resti una promessa vuota.
“Serve un piano straordinario che garantisca trasparenza nell’uso dei fondi pubblici, la messa in sicurezza dei territori contaminati e un sistema di monitoraggio sanitario efficace per tutelare la salute dei cittadini. La battaglia per la Terra dei Fuochi non è solo una questione ambientale, ma un simbolo della lotta per la giustizia e la dignità del Sud. L’Italia ha ora l’obbligo di rispondere con i fatti, restituendo ai cittadini campani il diritto a vivere in un ambiente salubre, libero dalla minaccia dell’inquinamento e della criminalità.
Le vittime non possono più aspettare. La politica deve finalmente assumersi le sue responsabilità e rompere ogni legame con i poteri criminali.
La Terra dei Fuochi non può più essere il simbolo dell’abbandono, ma deve diventare un caso rappresentativo di riscatto.
La Terra dei Fuochi non può più essere terra di morte.” Dichiara Sergio Angrisano, Coordinatore Nazionale CMI
