Cronaca estera

Dall’Auto al Cannone – La Nuova Germania si Riconverte all’Industria Bellica

4 Aprile 2025

Sergio Angrisano

Il sorpasso di Rheinmetall su Volkswagen segna il declino del mito industriale tedesco e l’ascesa di un’economia legata al riarmo permanente.

La Germania infatti, cambia volto. E non è un semplice rimpasto industriale, ma una metamorfosi storica che sta riscrivendo l’identità stessa del Paese. Per decenni, il mondo ha riconosciuto nella Germania il cuore pulsante dell’automotive europeo: Volkswagen, Mercedes, BMW. Oggi, invece, a dettare il ritmo dell’economia è Rheinmetall, il colosso della difesa, che ha sorpassato Volkswagen per capitalizzazione di mercato, raggiungendo i 55,7 miliardi di euro contro i 54,4 del colosso automobilistico.

La guerra in Ucraina, il riarmo europeo, l’incertezza sull’alleanza atlantica hanno costruito l’ascesa di Rheinmetall. Il governo tedesco ha aumentato la spesa militare in modo massiccio e l’amministratore delegato Armin Papperger è diventato il volto della nuova economia tedesca: pragmatica, armata, orientata a produrre sicurezza.

Il passato industriale della Germania, legato ai motori e all’export automobilistico sta lasciando il posto a una nuova economia di guerra, fatta di commesse pubbliche, blindati e munizioni.

Mentre Rheinmetall vola, Volkswagen arranca. Il gruppo soffre su più fronti: la competizione cinese sempre più agguerrita, la transizione all’elettrico che si rivela costosa e faticosa e i dazi imposti dagli Stati Uniti che riducono la competitività all’estero. Anche i mercati iniziano a perdere fiducia in un modello che sembrava invincibile fino a pochi anni fa.

La possibilità che Rheinmetall rilevi uno stabilimento Volkswagen in chiusura a Osnabrück per farne una fabbrica di carri armati è la fotografia più eloquente della mutazione in corso. Non è solo una scelta strategica: è il passaggio da una Germania motorizzata a una militarizzata. Non è la prima volta che l’industria tedesca si riconverte per fini bellici. Durante il Terzo Reich, Volkswagen produsse veicoli blindati per il regime nazista, e molte grandi aziende tedesche accumularono profitti legati alla guerra.

Il cancelliere Friedrich Merz, alla guida di un governo conservatore e filo-atlantico, ha inaugurato una nuova dottrina: le spese per la difesa saranno escluse dal vincolo del pareggio di bilancio. Un’affermazione che segna la fine del dogma dell’austerità e sancisce un nuovo “whatever it takes”, questa volta non per salvare l’euro, ma per blindare l’Europa.

Un cambio di rotta epocale, che proietta la Germania nel cuore di un’Europa sempre più armata e ostile, pronta a diventare produttrice e garante della propria sicurezza, anche a costo di sacrificare settori produttivi storici.

Il sorpasso di Rheinmetall su Volkswagen non è solo un dato finanziario: è il riflesso di una ridefinizione strutturale dell’economia tedesca. Un’economia fondata sulla guerra può davvero essere sostenibile? La crescita di Rheinmetall è direttamente proporzionale all’instabilità del contesto internazionale. Se i venti di guerra dovessero placarsi, cosa auspicabile, la corsa bellica potrebbe rivelarsi un boomerang economico.

La Germania rischia così di legare il proprio sviluppo alla perpetuazione dello stato d’emergenza, con implicazioni profonde anche sul piano etico, sociale e culturale. L’opinione pubblica, da sempre poco incline all’interventismo, potrebbe opporsi a una riconversione bellica permanente.

Il caso Volkswagen-Rheinmetall è l’emblema di un’epoca in mutamento. La Germania che costruiva auto per il mondo oggi costruisce carri armati per l’Europa.

La storia insegna che le economie che prosperano sulle guerre, spesso, pagano il prezzo più alto quando la pace ritorna.

Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore