Ungheria, Approvato Emendamento alla Costituzione – Vietati i Pride; Più Poteri al Governo; Stretta sui Diritti Civili
Il Parlamento ungherese modifica la Legge fondamentale: discriminazioni contro persone LGBTQIA+, riconoscimento facciale alle manifestazioni, possibile revoca della cittadinanza, poteri d’emergenza rafforzati e carcere per micro-possessione di droghe. L’Europa protesta: “Deriva autoritaria”.
14 Aprile 2025
Esmeralda Mameli
Con 147 voti favorevoli e 33 contrari, il Parlamento ungherese ha approvato un pacchetto di modifiche costituzionali che riformano in profondità l’assetto democratico del Paese, riducendo i margini di libertà individuale, colpendo duramente le comunità LGBTQIA+ e rafforzando il potere esecutivo.
Il governo guidato da Viktor Orbán, leader del partito nazional-conservatore Fidesz, ha motivato la riforma con la necessità di “difendere i bambini e la sovranità ungherese” da presunte minacce ideologiche e straniere.
Punti chiave dell’emendamento costituzionale ungherese:
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Divieto di fatto delle marce del Pride
→ Le manifestazioni LGBTQIA+ sono vietate poiché ritenute in contrasto con il “corretto sviluppo morale dei bambini”, che ora ha priorità costituzionale sulle altre libertà fondamentali. -
Sorveglianza e riconoscimento facciale
→ Viene autorizzato l’uso del riconoscimento facciale per identificare e multare i partecipanti a manifestazioni “controverse”. -
Negazione dei diritti per persone trans e intersessuali
→ “Il sesso alla nascita è una caratteristica biologica immutabile”: abolito il riconoscimento legale per persone trans. -
Revoca della cittadinanza per doppia nazionalità
→ La cittadinanza ungherese può essere sospesa fino a 10 anni se il soggetto è considerato una minaccia alla sicurezza nazionale. -
Limitazioni ai poteri d’emergenza (ma restano ampi)
→ Il governo può dichiarare emergenze prolungate ma non potrà più sospendere leggi per decreto senza il voto dei due terzi del Parlamento. -
Introduzione del diritto ai pagamenti in contanti
→ Inserito in Costituzione il diritto a pagare in contanti, visto come difesa contro “l’eccessivo controllo digitale”. -
Pene detentive per droga anche in piccole quantità
→ Reintrodotta la possibilità di incarcerazione per chi possiede anche minime quantità di stupefacenti. -
Autodifesa comunale
→ I comuni ottengono un vago “diritto all’autodifesa”, senza ulteriori specificazioni normative.
Con la nuova Legge fondamentale del 2011, il governo Orbán aveva già ridefinito il sistema costituzionale ungherese in senso identitario e nazionalista. Da allora, numerosi emendamenti hanno progressivamente ridotto le garanzie dello stato di diritto.
Nel 2014, Orbán definì apertamente il suo progetto come “democrazia illiberale”, citando Turchia, Russia e Cina come modelli alternativi all’Occidente liberale. La riforma attuale rappresenta l’apice di questo modello.
Tra i punti più contestati c’è la cancellazione del riconoscimento legale per le persone trans e intersessuali. “Il sesso di una persona alla nascita è immutabile”: con questa formula, la Costituzione nega la possibilità di transizione legale, già di fatto bloccata da una legge del 2020.
“Con questa legge ci dicono che non esistiamo”, racconta Ágnes, 29 anni, attivista trans di Budapest. “È una forma di annientamento civile e morale. Non solo non possiamo camminare in sicurezza per strada: ora non possiamo nemmeno camminare per la nostra dignità”.
L’introduzione del riconoscimento facciale alle manifestazioni solleva gravi preoccupazioni sulla libertà di protesta. Il governo potrà utilizzare strumenti biometrici per identificare i partecipanti a eventi considerati “ideologici”, come le parate del Pride o le manifestazioni anti-governative.
Il nuovo articolo sulla cittadinanza permette al governo di sospendere, per motivi di sicurezza nazionale, il passaporto ungherese di cittadini con doppia nazionalità, prevedendo anche l’espulsione. Un’arma potenzialmente usabile contro dissidenti, giornalisti o attivisti critici.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Il vicepresidente della Commissione europea Věra Jourová ha definito l’emendamento “una regressione pericolosa” e ha annunciato che Bruxelles valuterà possibili sanzioni.
“Siamo di fronte a una deriva che non può più essere ignorata. L’UE deve reagire con fermezza”, ha dichiarato Sophie in ‘t Veld, europarlamentare olandese, promotrice della risoluzione contro l’Ungheria votata nel 2022.
La procedura ai sensi dell’articolo 7 del Trattato UE — che può portare alla sospensione dei diritti di voto in sede europea — è ancora formalmente aperta, ma bloccata da tempo per mancanza di unanimità.
La Polonia, sotto il governo del partito PiS (fino al 2023), aveva intrapreso un percorso simile, con leggi anti-LGBT, controllo sui giudici e propaganda anti-europea. In Serbia, Bulgaria e Romania, si sono registrati negli ultimi anni tentativi simili, seppur meno strutturati.
La Costituzione ungherese riformata potrebbe diventare un precedente inquietante in una regione dove la democrazia liberale fatica a consolidarsi.
L’emendamento punta a rafforzare lo Stato, ridurre il dissenso, blindare l’ideologia conservatrice. Orbán, al potere ininterrottamente dal 2010, ha fatto della “difesa della famiglia tradizionale” e della “lotta alle ideologie globaliste” il perno della sua propaganda.
“Non è solo un attacco ai diritti delle minoranze: è un attacco alla democrazia stessa”, ha dichiarato László Bartók, leader dell’organizzazione Szabad Emberek.
“Chi stabilisce cosa è giusto per i bambini? Chi decide cosa è morale? Siamo alla soglia di una dittatura del pensiero”.
La riforma costituzionale approvata in Ungheria è molto più di un pacchetto tecnico: è l’affermazione di un nuovo modello politico che rinnega i principi fondamentali del liberalismo europeo. In gioco non ci sono solo i diritti delle persone LGBTQIA+, ma il futuro democratico dell’intera regione. La risposta dell’Unione Europea sarà un banco di prova per la tenuta del progetto europeo stesso.
