Cronaca estera

Gaza, Approvato il Piano per l’Occupazione Definitiva – Silenzi e Solidarietà, calano sull’Ambiguità dell’Occidente

Israele vara un’invasione militare su larga scala nella Striscia. Mentre cresce la crisi umanitaria, i gesti quotidiani e le parole delle istituzioni italiane riflettono l’ambiguità europea sul conflitto.

6 Maggio 2025

Esmeralda Mameli

Il 5 maggio 2025 il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato all’unanimità un piano militare che sancisce di fatto l’occupazione definitiva della Striscia di Gaza. Il contenuto integrale non è ancora pubblico, ma fonti giornalistiche israeliane e membri del comitato per gli ostaggi riferiscono di una mobilitazione massiccia di riservisti e di un’espansione militare su vasta scala, con lo scopo dichiarato di mantenere il controllo del territorio e “spostare” la popolazione civile palestinese verso sud.

Il piano, elaborato dal Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, prevede la distruzione sistematica delle infrastrutture di Hamas e una nuova strategia di distribuzione degli aiuti: pacchi razionati a famiglie singole, distribuiti da organizzazioni private sotto autorizzazione militare. Non è chiaro quando il nuovo sistema entrerà in vigore. Intanto, il blocco degli aiuti umanitari è in atto da oltre due mesi.

Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato in un’intervista che Israele “passerà dalle incursioni all’occupazione stabile” e continuerà a promuovere il piano dell’ex presidente USA Donald Trump, che prevede la deportazione dei palestinesi nei Paesi arabi vicini. L’operazione dovrebbe iniziare entro la settimana e proseguire per mesi.

Nel frattempo, la situazione a Gaza è drammatica. Il 92% delle abitazioni è stato distrutto o danneggiato, il 69% delle strutture complessive è inagibile e oltre 52.000 persone risultano uccise direttamente dai bombardamenti israeliani. Secondo fonti accademiche e mediche, il numero reale delle vittime potrebbe superare le centinaia di migliaia.

In Italia, questo scenario ha provocato reazioni contrastanti e polarizzate. A Napoli, una vicenda ha sollevato un acceso dibattito: la proprietaria di una trattoria, scoprendo che alcuni clienti erano israeliani, ha deciso di non far loro pagare il conto, invitandoli ad andarsene “da ospiti“. La scena è stata raccontata da una coppia di content creator israeliani e rilanciata sui social.

Il gesto, accolto da alcuni come un esempio di umanità e rispetto verso singoli individui al di là del conflitto, è stato però duramente criticato da altri, che lo hanno visto come un segnale di normalizzazione dell’occupazione o di sostegno implicito a un governo coinvolto in gravi violazioni dei diritti umani.

Un altro episodio simbolico è legato alle recenti dichiarazioni della senatrice a vita Liliana Segre. Intervenendo sul conflitto, Segre ha condannato le azioni di Netanyahu definendole “ripugnanti”, ma ha evitato di usare il termine “genocidio” per descrivere la situazione a Gaza. Per la senatrice, sopravvissuta alla Shoah, le parole devono mantenere un peso storico e giuridico preciso. Molte voci critiche hanno interpretato il suo silenzio come una mancanza di piena presa di posizione, soprattutto in un contesto che vede la popolazione civile palestinese sottoposta a distruzioni sistematiche.

Questi episodi mostrano l’ambivalenza dell’Occidente, Italia inclusa, di fronte a un conflitto che ha superato da tempo i confini militari per trasformarsi in una vera crisi umanitaria di proporzioni storiche. Il governo israeliano porta avanti un’operazione di annessione militare sotto gli occhi del mondo, la società civile e le istituzioni si muovono tra gesti simbolici, parole misurate e silenzi che pesano sempre più.

La crisi umanitaria e la distruzione a Gaza (aggiornamento maggio 2025)

🧍‍♂️ Vittime civili

  • Oltre 70.000 morti stimati: una ricerca pubblicata su The Lancet indica che il numero delle vittime potrebbe essere sottostimato di almeno il 40%, con una stima reale che supera i 70.000 decessi, di cui il 59% sono donne, bambini e anziani .Internazionale+4ANSA.it+4ANSA.it+4

  • 117.248 feriti: secondo il Ministero della Salute di Gaza, il numero totale dei feriti dal 7 ottobre 2023 supera i 117.000 .UNRIC+4Info Data+4Wikipedia, la enciclopedia libre+4

🏚️ Distruzione delle infrastrutture

  • 92% delle abitazioni danneggiate o distrutte: l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) riporta che circa 436.000 case sono state colpite, con il 90% della popolazione sfollata .una-oic.org

  • Oltre 70% degli edifici danneggiati: secondo Unosat, più di due terzi degli edifici di Gaza hanno subito danni, con circa 52.564 strutture completamente distrutte .ONU Italia+1it+1

🚱 Crisi idrica e sanitaria

  • 93% di riduzione nella disponibilità d’acqua: Oxfam segnala che a Gaza Nord e Rafah la disponibilità di acqua è diminuita del 93%, lasciando oltre 700.000 persone senza accesso diretto all’acqua potabile .Oxfam Italia

💸 Costi della ricostruzione

  • 18,5 miliardi di dollari: la Banca Mondiale e le Nazioni Unite stimano che, dopo soli 4 mesi di conflitto, il costo dei danni nella Striscia di Gaza era già di 18,5 miliardi di dollari, equivalente al PIL complessivo di Gaza e della Cisgiordania.

Nota: I dati sopra riportati provengono da fonti ufficiali e organizzazioni internazionali. Tuttavia, a causa delle difficoltà nell’accesso alle aree colpite e alla continua evoluzione della situazione, le cifre reali potrebbero essere superiori.

 

Cosa si intende per genocidio secondo il diritto internazionale

  • Il termine genocidio è definito dall’articolo II della Convenzione ONU del 1948 come “qualsiasi atto commesso con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”, attraverso omicidi, danni gravi alla salute fisica o mentale, trasferimenti forzati, impedimento delle nascite o deportazioni.

⚖️ Il caso Gaza: accuse e controversie

  • Nel gennaio 2024 il Sudafrica ha denunciato Israele alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) con l’accusa di genocidio a Gaza.

  • L’accusa si basa su:

    • L’alto numero di vittime civili;

    • La distruzione sistematica di infrastrutture essenziali;

    • Il blocco totale degli aiuti umanitari;

    • Dichiarazioni pubbliche di alti funzionari israeliani che, secondo molti giuristi, rivelano un intento distruttivo verso il popolo palestinese.


📌 Intorno alla parola “genocidio”: parole pesanti, silenzi pesanti

  • Alcune figure istituzionali, come Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, non hanno utilizzato la parola “genocidio” per riferirsi a Gaza, suscitando critiche da parte di intellettuali e attivisti.

  • La scelta di non esporsi solleva interrogativi: prudenza istituzionale o mancata empatia verso una popolazione massacrata?


🧭 Perché è importante parlarne

Anche se la Corte dell’Aja non ha ancora emesso un verdetto, la parola genocidio è ormai al centro del dibattito pubblico. Riconoscere o meno un genocidio non è solo questione di diritto: è una scelta morale e politica che riguarda la giustizia internazionale, la memoria storica e la responsabilità collettiva.