Inferno nel Kashmir – Raid Missilistici, Civili Uccisi e Venti di Guerra Nucleare
Nuova escalation nella regione contesa dopo l’attentato del 22 aprile: colpiti obiettivi ritenuti terroristici, ma le vittime sono soprattutto civili. Preoccupazione internazionale: “Non possiamo permetterci una guerra nucleare”.
8 Maggio 2025
Sergio Angrisano
Due settimane dopo l’attentato del 22 aprile nel Kashmir indiano, attribuito da Nuova Delhi a miliziani sostenuti dal Pakistan, la tensione tra India e Pakistan è precipitata in un’escalation militare che ha già causato la morte di almeno 43 civili.
L’operazione lanciata da Nuova Delhi ha avuto come obiettivo nove siti in territorio pakistano, definiti “campi di addestramento terroristico”. Tra le vittime si contano almeno 31 civili pachistani, tra cui due bambine di tre anni uccise in una moschea di Bahawalpur, nel Punjab. Le fonti militari di Islamabad denunciano anche 46 feriti e la distruzione di sei località civili colpite dai missili.
L’artiglieria pakistana ha risposto con fuoco su obiettivi indiani, provocando 12 morti tra i civili nel Kashmir controllato da Nuova Delhi. Islamabad ha dichiarato di aver abbattuto due aerei indiani, rafforzando l’immagine di una rappresaglia già in atto.
Il primo ministro indiano Narendra Modi rivendica la morte di “80 terroristi” e definisce l’operazione “necessaria e mirata”. Il premier pachistano Shehbaz Sharif denuncia l’attacco come “un atto di guerra” e promette: “Vendicheremo ogni goccia di sangue”.
Cresce la preoccupazione internazionale. Il portavoce del segretario generale dell’ONU António Guterres ha dichiarato: “Il mondo non può permettersi uno scontro militare tra India e Pakistan”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito l’attacco “una vergogna”, ricordando erroneamente che i due Paesi “si combattono da secoli”, ignorando che India e Pakistan sono nati nel 1947 dalla spartizione dell’Impero britannico.
La crisi, dunque, si riaccende in una delle regioni più militarizzate e delicate del mondo, dove entrambi i Paesi detengono armi nucleari. Il Pakistan ha già inoltrato formale richiesta all’ONU per il riconoscimento del diritto all’autodifesa e non esclude ulteriori azioni.
È la popolazione civile a pagare il prezzo più alto e il rischio che lo scontro si trasformi in una guerra su larga scala o addirittura nucleare non appare più un’ipotesi remota. Per evitare una catastrofe geopolitica la comunità internazionale è chiamata ora a intervenire con urgenza.
Sergio Angrisano
Direttore editoriale di NNMagazine, è giornalista, scrittore, conduttore televisivo e psicologo. Ricopre il ruolo di Coordinatore Nazionale della Confederazione Meridionalisti Identitari (CMI), portando avanti il suo impegno per il Sud con passione e visione culturale.
