Ucraina-Russia: Il 2 giugno colloqui a Istanbul. Trattative in bilico
Il Papa invoca la pace, Trump detta i tempi, Kiev esige chiarezza da Mosca. Mentre l’offensiva continua, si prepara il secondo round negoziale in Turchia.
29 Maggio 2025
Esmeralda Mameli
Il conflitto tra Russia e Ucraina sembra avvicinarsi a un nuovo, delicato crocevia. Il prossimo 2 giugno, Istanbul potrebbe diventare ancora una volta il palcoscenico dei colloqui tra Mosca e Kiev, con un secondo round negoziale annunciato, ma ancora sospeso tra dubbi, richieste e tensioni.
La notizia arriva in una settimana di nuovi raid russi, accuse incrociate e forti appelli internazionali al dialogo. Tra questi, si è levata con forza la voce di Papa Leone XIV, che durante l’udienza generale ha rinnovato l’appello per la pace:
“Rinnovo con forza l’appello a fermare la guerra e a sostenere ogni iniziativa di dialogo e di pace. Chiedo a tutti di unirsi nella preghiera per la pace in Ucraina e dovunque si soffra per la guerra”.
Memorandum atteso, tensione alta
Il nodo principale resta la richiesta dell’Ucraina di ricevere il memorandum russo prima del faccia a faccia del 2 giugno. Il ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov, ha dichiarato che Kiev non si oppone al dialogo, ma vuole garanzie concrete per evitare “un incontro vuoto”.
Dal canto suo, Vladimir Medinsky, capo negoziatore russo, ha precisato di aver già comunicato data e luogo dell’incontro, accusando Kiev di voler rinviare. Una divergenza che, secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, dimostrerebbe l’atteggiamento “non costruttivo” dell’Ucraina.
Le richieste russe e il ruolo degli Stati Uniti
Secondo fonti russe, Mosca porrà sul tavolo condizioni ferme: neutralità di Kiev, fine dell’espansione NATO a est, revoca di sanzioni, restituzione di beni sovrani russi congelati e tutela dei russofoni in Ucraina.
Il segretario di Stato USA Marco Rubio ha avuto un colloquio diretto con il ministro russo Serghei Lavrov, ribadendo la linea di Trump: “Solo un dialogo in buona fede con Kiev potrà porre fine alla guerra”. Il presidente statunitense ha però ammonito Putin: “In due settimane sapremo se ci sta prendendo in giro”. Nonostante la delusione per i recenti raid russi, Trump ha confermato la sua strategia di non inasprire le sanzioni per non compromettere i negoziati.
Berlino rilancia il sostegno militare a Kiev
Sul fronte europeo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha garantito a Zelensky aiuti illimitati, annunciando 5 miliardi di euro in armi e il sostegno alla produzione interna ucraina di missili a lungo raggio. Una decisione che ha provocato reazioni forti: in Italia, la Lega ha accusato Berlino di “avvicinare la terza guerra mondiale”, mentre il ministro Tajani ha ribadito che le armi italiane “vanno usate solo nel territorio ucraino”.
La situazione sul campo e i crimini di guerra
Nonostante il fermento diplomatico, la guerra non si ferma. Mosca ha annunciato la conquista di tre villaggi – Stroyevka, Gnatovka e Shevchenko Pervoye – mentre Kiev denuncia che la Russia ha concentrato oltre 50.000 soldati nella regione di Sumy. Colpiti anche obiettivi militari russi, secondo quanto rivendicato dall’esercito ucraino.
Un nuovo rapporto ONU ha confermato gravi violazioni da parte dell’esercito russo nella regione di Kherson, parlando esplicitamente di “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità” legati all’uso di droni contro civili.

