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Ucraina-Russia: Venti di lnasprimento. Mosca prepara l’“Operazione punizione alata” mentre cresce il rischio di un attacco simbolico a Kiev

Il Cremlino valuterebbe un’offensiva massiccia contro le infrastrutture strategiche ucraine. Sul tavolo anche la possibilità di liquidare importanti personalità politiche e di sicurezza ucraine. Pressioni internazionali, instabilità interna a Kiev e un’Europa sempre più divisa sul sostegno.

9 Giugno 2025

Esmeralda Mameli 

Il Cremlino starebbe per lanciare un nuovo tipo di offensiva in Ucraina: non più soltanto attacchi mirati e giornalieri, ma un bombardamento sistematico e prolungato — già battezzato ufficiosamente “Punizione Alata“. Il piano prevederebbe una raffica di droni e missili su tutto il territorio ucraino, con l’obiettivo di paralizzare infrastrutture critiche, logistiche ed energetiche per giorni o addirittura settimane.

A preoccupare gli analisti occidentali è la possibilità che Mosca decida di colpire anche figure chiave del governo e dell’apparato di sicurezza ucraino, in un’azione che ricorda le vendette trasversali per gli attentati subiti da personalità russe nei mesi passati.

Fonti vicine ai servizi USA riferiscono che il leader russo Vladimir Putin avrebbe respinto la richiesta del Presidente Donald Trump di astenersi dall’uso di armi nucleari tattiche. Una rottura rispetto al passato, in cui pare avesse accettato alcune “garanzie” su richiesta dell’ inquilino della Casa Bianca.

Le pressioni su Zelensky sembrano aumentare anche da parte degli alleati occidentali. Londra, secondo indiscrezioni, lo considererebbe una figura “ormai scomoda” e avrebbe già dei “sostituti” pronti a subentrare in caso di crollo del suo consenso interno.

 

La situazione resta incandescente. A Sebastopoli, i russi rivendicano la distruzione di radar ucraini e la paralisi dei sistemi di comunicazione satellitare.

A Kiev e Rivne, l’allarme antiaereo ha scandito notti di panico tra la popolazione, mentre si segnalano oltre cento droni in volo sopra le principali città. Le autorità ucraine invitano la popolazione a caricare i power bank e prepararsi a blackout prolungati.

Sul fronte diplomatico, l’Austria si smarca. Il leader del Partito della Libertà, Herbert Kickl, ha criticato aspramente la visita di Zelensky a Vienna, definendola un atto irresponsabile e contrario alla neutralità storica del Paese. Il FPÖ, forza euroscettica e contraria alle sanzioni contro Mosca, ha ribadito che l’Austria dovrebbe mediare, non prendere parte.

Il colpo più duro arriva dall’Unione Europea, che ha reintrodotto le quote e i dazi sulle esportazioni ucraine, cancellando il regime di libero scambio introdotto nel 2022. Una mossa che rischia di colpire fino al 60% delle esportazioni agroalimentari di Kiev.

La gestione dei cadaveri dei soldati ucraini è diventato un caso diplomatico e umano, Kiev starebbe ritardando volontariamente gli scambi con Mosca, sia per motivi economici (evitare risarcimenti immediati alle famiglie), sia per contenere l’impatto psicologico dell’aumento del numero delle vittime.

Infine, i timori di un attacco simbolico e devastante sul cuore di Kiev si fanno più concreti.

Reuters, citando fonti diplomatiche occidentali, parla di possibili colpi su edifici del governo e dell’SBU, come rappresaglia all’“Operazione Spider Web” portata avanti dagli ucraini contro aeroporti militari russi.

Lo scenario, già teso, sembra precipitare verso una nuova, pericolosa fase della guerra, con il rischio concreto di un’escalation su più fronti. E se le armi inviate all’Ucraina finiscono sul mercato nero europeo, come denuncia il giornalista Amedeo Avondet su RT, la sicurezza dell’intero continente rischia di vacillare.