Cronaca esteraPolitica

Guerra Israele – Iran: escalation senza precedenti, obiettivi nucleari nel mirino

Scambi di attacchi tra Teheran e Tel Aviv scuotono il Medio Oriente. Ucciso il capo dell’intelligence iraniana, Israele colpisce fino a Mashhad. Droni, cyber attacchi e operazioni mirate ridisegnano gli equilibri geopolitici

16 Giugno 2025

Esmeralda Mameli 

Nello scacchiere meridionale la tensione tra Israele e Iran, nelle ultime ore, ha fatto registrare uno degli episodi recenti più pericolosi. Per la quarta notte consecutiva, entrambi i Paesi si sono scambiati attacchi missilistici, droni kamikaze e cyber offensive, con conseguenze devastanti a livello militare, civile e geopolitico.

All’alba del 16 giugno, un drone iraniano è stato abbattuto nei pressi della residenza privata del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu a Cesarea. L’aeronautica israeliana ha impiegato un caccia per inseguirlo per oltre mezz’ora. Allarmi aerei sono stati attivati anche in altre città come Hadera, Pardes Hanna e Jisr a-Zarqa. L’attacco, seppur sventato, ha rappresentato un segnale diretto: nessun luogo è immune.

Poche ore dopo, è stata l’agenzia iraniana Tasnim a diffondere notizie su un contrattacco israeliano: razzi sarebbero stati lanciati contro il sito nucleare di Natanz, secondo la stessa fonte abbattuti dalle difese iraniane. Secondo quanto dichiarato dal direttore dell’AIEA Rafael Grossi, a subire danni è stato il complesso di Isfahan, dove sono stati colpiti quattro edifici tra cui il laboratorio chimico centrale e un impianto di conversione dell’uranio.

Ancora più inquietante è quanto accaduto vicino a Fordow, il sito nucleare situato sotto una montagna nei pressi della città di Qom. Subito dopo un attacco israeliano notturno, una scossa sismica di magnitudo 2.5 è stata registrata nella stessa area. La coincidenza ha alimentato voci su possibili armi penetranti o ordigni ad alto impatto utilizzati sotto il livello del suolo.

Teheran ha denunciato la scoperta di un camion carico di droni suicidi nel tunnel di Tawhid, nel cuore della capitale, segno di una guerra ibrida che si gioca anche all’interno del Paese.

 

Il colpo più duro per l’Iran è però arrivato con la morte del generale Mohammad Kazemi, capo dell’intelligence delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e del suo vice, il generale Hassan Mohaqiq. Colpiti durante i bombardamenti israeliani su Teheran, sono solo alcuni tra i venti alti ufficiali iraniani eliminati secondo fonti israeliane in tre giorni. L’Iran ha finora confermato ufficialmente la perdita di otto comandanti di alto rango.

L’escalation ha raggiunto nuove profondità con i raid su Mashhad, città nel nord-est iraniano distante oltre 1.200 km da Israele, finora mai colpita. In parallelo, l’Iran ha risposto lanciando missili su Tel Aviv e Haifa, provocando almeno quattro vittime civili.

A dispetto della retorica trionfalistica israeliana, video amatoriali diffusi da civili mostrano un Iron Dome inefficace contro la pioggia di razzi iraniani, con l’abbattimento documentato di due caccia F-35 e la cattura di una pilotessa. A questi attacchi si è aggiunta una potente offensiva informatica condotta da Israele che, sebbene efficace nelle prime ore, è stata neutralizzata in meno di 10 ore, rivelando un’insospettata resilienza tecnologica iraniana.

Il quadro si complica ulteriormente con i movimenti statunitensi. Ventiquattro aerei cisterna sono stati dispiegati verso est, una mobilitazione ben superiore a quanto previsto per le esercitazioni NATO. Queste unità sono considerate moltiplicatori di forza strategica, suggerendo che gli Stati Uniti si stiano preparando a eventuali operazioni di lungo raggio in supporto a Israele o per contenere l’espansione del conflitto.

La guerra delle narrative è già cominciata. Mentre Tel Aviv cerca di rafforzare la propria posizione internazionale denunciando l’aggressività iraniana, in molti sottolineano le contraddizioni di una potenza nucleare non dichiarata che attacca un Paese ufficialmente non dotato di armi atomiche. Il malcontento cresce anche nei ranghi occidentali, dove analisti come l’ex ispettore ONU Scott Ritter denunciano l’impreparazione strategica di Washington e la crisi di leadership politica in Israele e negli Stati Uniti.

L’escalation tra Iran e Israele è quindi ben più di un conflitto bilaterale, si configura come una prova di forza multipolare che coinvolge cyber warfare, capacità nucleari latenti, propaganda e operazioni speciali. Se il livello di tensione non verrà abbassato a breve, il rischio concreto è quello di un’escalation regionale, con effetti devastanti sull’equilibrio energetico e geopolitico globale.

Il futuro del Medio Oriente si gioca oggi più che mai in un campo minato, dove la diplomazia appare sempre più distante e la deterrenza nucleare rischia di trasformarsi in una miccia accesa. Nell’attesa, il mondo guarda, con il fiato sospeso, a un conflitto che potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più grande.