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Terzo mandato, il centrodestra si spacca. Il PD: “Forzatura inaccettabile”

La proposta di estendere a tre i mandati per i presidenti di Regione riaccende tensioni nella maggioranza. FI si oppone, la Lega rilancia, FdI attende Meloni. Il PD: “Ragioni sistemiche contro ogni deriva plebiscitaria”.

20 Giugno 2025

Esmeralda Mameli 

Il dibattito sul terzo mandato ai presidenti di Regione riaccende le tensioni nella maggioranza di governo. A fare da detonatore, l’iniziativa della Lega che ha chiesto un rinvio dei termini per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge sui consiglieri regionali, con l’intento, secondo le opposizioni, di inserire una proposta emendativa per consentire ai governatori di candidarsi oltre il secondo mandato previsto attualmente.

Una mossa che ha immediatamente scatenato le critiche del Partito Democratico. Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, ha parlato di “forzatura inaccettabile” e di “ennesimo scempio parlamentare” da parte della destra. “La Lega ha chiesto più tempo solo per poter tentare un accordo di maggioranza su un tema estraneo al provvedimento in discussione – ha attaccato Boccia – ma il nostro no resta netto: è una questione di rispetto per le istituzioni”.

Dall’altro lato del fronte parlamentare, Fratelli d’Italia adotta una posizione attendista. Il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, Alberto Balboni, ha dichiarato che ogni discussione è ancora a livello “accademico” e che un eventuale emendamento sarebbe stato valutato solo dopo il rientro della premier Giorgia Meloni dal vertice del G7 in Canada. “Non c’è una questione ideologica – ha spiegato Balboni – si valuterà nel merito, se e quando ci sarà una proposta concreta”.

Chi invece, si schiera con decisione contro l’ipotesi è Forza Italia. Il vicepremier Antonio Tajani ha rigettato qualsiasi logica di scambio politico: “FI è contro il terzo mandato, non mi vendo per un piatto di lenticchie. Non si può accettare una modifica del genere fuori dal programma solo per ottenere qualche poltrona in cambio”. Tajani ha sottolineato che “le incrostazioni di potere sono dannose per la democrazia” e ha ribadito che FI non ha intenzione di appoggiare questa linea.

Il responsabile Esteri del PD, Giuseppe Provenzano, ha voluto evidenziare che l’opposizione al terzo mandato non è dettata da questioni personali ma da motivi sistemici: “In tutto il mondo, laddove esiste l’elezione diretta, ci sono limiti ai mandati per evitare la concentrazione del potere. Questo principio è un presidio democratico”.

Sul fronte opposto, la Lega replica con fermezza alle posizioni di Forza Italia. Stefano Locatelli, responsabile enti locali del Carroccio, ha espresso “rammarico” per la chiusura degli alleati e ha escluso ogni forma di scambio: “Non accettiamo baratti con altri temi come cittadinanza facile o ius scholae. Ora è il momento di scegliere i migliori candidati, senza tabù”.

Il nodo resta dunque politico e simbolico: quello del potere radicato nei territori, incarnato da figure come Luca Zaia, Attilio Fontana e Vincenzo De Luca, che hanno già svolto due mandati e godono ancora di ampio consenso. L’eventuale apertura al terzo mandato potrebbe trasformarsi in una prova di forza interna alla coalizione, con la Lega intenzionata a capitalizzare il proprio radicamento locale, Forza Italia custode di una linea istituzionale più rigida e Fratelli d’Italia in posizione mediana, in attesa dell’ultima parola di Giorgia Meloni.

Intanto il tempo scorre e la scadenza del rinvio di una settimana si avvicina. L’esito del vertice di maggioranza annunciato dopo il rientro della premier potrebbe decidere non solo le sorti della proposta, ma anche l’equilibrio interno alla coalizione. In gioco non c’è solo un mandato in più: c’è la visione stessa di come si interpreta la democrazia istituzionale.