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Quando il Successo Tarda ad Arrivare: Lealtà Familiari e Blocchi Invisibili

Quando il successo tarda ad arrivare: lealtà familiari e blocchi invisibili

28 Giugno 2025
Sharon Persico

Cosa accade quando, nonostante l’impegno e il talento, il successo continua a sfuggirci? Spesso, dietro a un’apparente difficoltà personale si nasconde una dinamica sistemica più profonda.

Una riflessione più approfondita ci mostra come le fedeltà invisibili verso la nostra famiglia d’origine possano sabotare, senza che ce ne rendiamo conto, il nostro cammino verso la realizzazione.

In questo articolo esploriamo i meccanismi inconsci che ostacolano la nostra piena espressione e scopriamo strumenti per riconoscere e sciogliere i legami che trattengono la nostra forza vitale.


Lealtà invisibili: quando l’amore ci trattiene

Secondo la psicoterapeuta Anne Ancelin Schützenberger, fondatrice della Psicogenealogia, molte delle nostre difficoltà affondano le radici nelle storie non dette, nei traumi e nei destini irrisolti della nostra famiglia. In modo del tutto inconscio, possiamo rimanere legati a chi è venuto prima di noi attraverso ciò che lei definisce “lealtà familiari invisibili”. È una forma profonda e arcaica d’amore, che ci porta a ripetere le sofferenze o i fallimenti dei nostri avi per non tradirli, per non “fare meglio” di loro.

Una figlia può rinunciare alla sua libertà per rimanere fedele a una madre sacrificata. Un nipote può fallire inconsciamente per onorare il dolore di un nonno dimenticato. In questi casi, il successo viene sabotato non per mancanza di valore, ma per amore cieco e antico.

(Riferimento chiave: Schützenberger, A. A. (1998). “La sindrome degli antenati: Psicogenealogia e destino familiare”).


Il posto giusto: riconoscere il proprio ruolo nel sistema

Il terapista Bert Hellinger, attraverso le Costellazioni Familiari, ci ha mostrato che ogni sistema familiare ha un ordine e che l’energia vitale di una persona dipende dalla posizione che occupa al suo interno. Quando un figlio si fa “genitore dei genitori”, o assume inconsapevolmente un destino altrui, interrompe questo ordine invisibile, perdendo accesso alla propria forza.

Ritrovare il proprio posto, riconoscere ciò che è nostro e ciò che non lo è, ci consente di liberarci da ruoli non scelti e vivere una vita autentica.

(Approfondimenti: Hellinger, B. (2001). “Riconoscere ciò che è”. Edizioni Urra).


Segreti e non detti: ciò che trattiene il nostro slancio

Molti sistemi familiari hanno nascosto eventi o dolori per vergogna o paura: aborti non nominati, figli persi, tradimenti, esclusioni. Questi “buchi neri” si ripercuotono nel sistema come tensioni non elaborate, trattenendo inconsciamente chi viene dopo.

Didier Dumas e Salomon Sellam, attraverso la Psicobiogenealogia, evidenziano come questi traumi silenziosi influenzino corpo, emozioni e decisioni. Secondo loro, è necessario fare luce su ciò che è stato escluso per integrare pienamente la nostra identità.

(Sellam, S. (2005). “Il grande libro della psicogenealogia”. Dumas, D. (2007). “Il complesso di Telemaco”).


Quando la storia si ripete: il serpente che si morde la coda

Sellam ha anche studiato la cosiddetta “sindrome d’anniversario”: eventi traumatici si ripetono ciclicamente a età simili o in periodi simili. A volte si fallisce nello stesso modo, o nello stesso mese, in cui un antenato ha vissuto un evento doloroso. Questo indica la presenza di un ciclo non chiuso, che può essere spezzato con consapevolezza.

È come l’Uroboro, l’antico simbolo alchemico del serpente che si morde la coda: un ciclo infinito che si rigenera, ma che nel contesto delle dinamiche familiari può diventare una prigione inconscia. Finché non portiamo luce, rischiamo di muoverci in cerchio, ripetendo gli stessi copioni di dolore e rinuncia.

Il genosociogramma è uno strumento utile, ideato dallo psicologo americano Monica McGoldrick, insieme a Randy Gerson e Sylvia Shellenberger per mettere a fuogo i legami transgenerazionali di una persona, le date e le dinamiche ripetitive.

(Sellam, S. (2004). “La sindrome d’anniversario”).


Restituire per ricevere: il rito della separazione simbolica

Il lavoro sistemico include pratiche simboliche per “restituire” ciò che non ci appartiene: frasi, scritture, costellazioni. Attraverso questi gesti interiori possiamo onorare chi è venuto prima di noi, senza doverne ripetere i destini. Questo ci autorizza a brillare, senza senso di colpa.

(Hellinger, B. (2003). “Le costellazioni familiari. Guarire le radici della vita”).


Il sostegno delle neuroscienze e dell’epigenetica

La ricerca della neuropsicologa Rachel Yehuda ha dimostrato che i traumi possono essere trasmessi a livello epigenetico da una generazione all’altra. I discendenti di sopravvissuti all’Olocausto, ad esempio, mostrano tratti neurochimici simili ai loro antenati traumatizzati, anche senza aver vissuto l’evento in prima persona.

(Yehuda, R. et al. (2014). “Holocaust exposure induced intergenerational effects on FKBP5 methylation” – Biological Psychiatry).


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Se leggendo questo articolo hai sentito una risonanza profonda, se una parte di te ha riconosciuto dinamiche simili nella tua storia personale o familiare… sappi che non sei solə.

Ti offro una consulenza gratuita via email, uno spazio intimo e senza filtri dove potrai raccontarmi cosa stai vivendo. Insieme potremo iniziare a fare luce sulle dinamiche che forse ti stanno trattenendo — e che puoi finalmente trasformare.

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Ti saluto ricordandoti che autorealizzarsi non è un atto egoico, ma un atto d’amore verso sé stessi e verso il proprio albero genealogico. Quando riconosci ciò che ti trattiene, restituisci ciò che non ti appartiene e prendi il tuo posto, la tua energia può finalmente fluire. E allora, la realizzazione personale diventa il frutto naturale di un legame interiore che è stato curato, onorato, pacificato.

Se ti ha risuonato, scrivimi. Ti leggerò con amore.
La tua coach,
Sharon ✨