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Rio de Janeiro – BRICS, cooperazione globale, IA e sfida all’egemonia occidentale

Al via il 17° vertice dei BRICS in Brasile. Dieci Paesi riuniti per ridisegnare gli equilibri mondiali, con assenze significative ma un’agenda fitta tra clima, salute, AI e governance multipolare. Cresce l’irritazione dell’Occidente.

7 Luglio 2025

Esmeralda Mameli 

A Rio de Janeiro, nel cuore del Brasile, si è aperto il 17° vertice dei BRICS, il gruppo che riunisce alcune tra le principali economie emergenti del mondo e che da tempo si propone come contrappeso all’ordine internazionale dominato dall’Occidente.

I lavori, iniziati il 6 luglio e previsti per tutta la giornata del 7, si svolgono in un contesto segnato da grandi assenze e nuove ambizioni. All’appello mancano infatti il presidente russo Vladimir Putin, ancora sotto mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale e il presidente cinese Xi Jinping, la cui assenza sta alimentando diverse speculazioni geopolitiche.

Al loro posto, rispettivamente, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il premier cinese Li Qiang, che avranno il compito di sostenere le linee strategiche dei due colossi asiatici. Nonostante queste defezioni, il vertice si conferma una piattaforma di rilievo globale: presenti i leader di dieci Paesi membri (Brasile, Cina, Egitto, Etiopia, India, Indonesia, Iran, Russia, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti) e numerosi osservatori di Paesi esterni, tra cui Arabia Saudita, Messico, Nigeria, Vietnam e Palestina, oltre ai rappresentanti ONU e OMS.

L’agenda del summit ruota attorno a sei macrotemi: sicurezza internazionale, economia e finanza, sostenibilità ambientale, scienza e innovazione, sviluppo sociale e rapporti tra società civili.

I BRICS ribadiscono la loro visione multipolare, invocando una riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per dare voce ai Paesi del Sud globale e rafforzare il ruolo delle istituzioni multilaterali. Un messaggio diretto contro l’egemonia statunitense ed europea.

Sul fronte economico, si discute della necessità di superare la dipendenza dal dollaro e rafforzare il commercio bilaterale in valute locali. Obiettivo dichiarato: creare un’alternativa finanziaria all’attuale ordine monetario globale. In questo senso, il Brasile guida la proposta di nuove piattaforme internazionali di pagamento e meccanismi di cooperazione negli appalti pubblici.

Il cambiamento climatico è al centro del dibattito, in vista della COP30 che si terrà a Belém, in Brasile, il prossimo novembre. I Paesi BRICS chiedono l’istituzione di un fondo globale per la transizione verde finanziato dai Paesi più ricchi e sottolineano l’urgenza di affrontare la decarbonizzazione del commercio marittimo e i disastri ambientali sempre più frequenti. Ampio spazio anche alle politiche per la governance dell’intelligenza artificiale, per cui si auspica una cooperazione regolativa e un’equa distribuzione delle tecnologie.

In tema di salute globale, i BRICS riconfermano il ruolo chiave dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e rilanciano la necessità di costruire sistemi sanitari inclusivi e resilienti, promuovendo la copertura sanitaria universale nei Paesi in via di sviluppo. Al centro anche il rafforzamento dei rapporti tra i popoli, con una fitta rete di incontri tra rappresentanti della società civile, università e movimenti culturali.

Non meno rilevante è il peso della diplomazia parallela. Sergej Lavrov ha incontrato i ministri degli Esteri di Brasile e Iran, discutendo cooperazione climatica e condannando gli attacchi occidentali contro Teheran. Lavrov ha ribadito il pieno sostegno alla risoluzione pacifica delle crisi regionali e ha denunciato i recenti raid israeliani e statunitensi contro infrastrutture civili e nucleari in Iran. Il ministro iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che si riconosca “la gravità dell’illegalità” subita dal suo Paese tra il 13 e il 24 giugno e ha ringraziato i BRICS per la solidarietà espressa.

Il contesto internazionale è teso. Il presidente statunitense Donald Trump,  ha reagito con veemenza minacciando dazi contro i Paesi che aderiscono alla visione BRICS.

Preoccupazione e allarmismo si alternano nelle pagine dei media Occidentali.

Il New York Times evidenzia il silenzio del vertice su Trump e Ucraina, mentre Le Figaro sottolinea l’appello al cessate il fuoco a Gaza. Più diretto il quotidiano tedesco BILD, che parla apertamente di “vertice degli Stati canaglia”, accusando i BRICS di voler demolire la supremazia dell’Occidente.

Ma dietro la retorica, emerge un dato oggettivo: i BRICS, oggi rappresentano circa metà della popolazione mondiale e oltre il 40% del PIL globale.

Il vertice di Rio è solo l’ultimo segnale di una sfida ormai aperta.