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Gratteri nel mirino di Nordio e Sisto – Scontro sulla Giustizia e la Presenza in TV del procuratore

Il ministro e il viceministro della Giustizia attaccano Nicola Gratteri, accusandolo di incoerenza sulla separazione delle carriere e di inopportunità per la sua partecipazione al programma “Lezioni di mafie” su La7. Il procuratore replica: “Mi processino se ho violato le regole”.

8 Luglio 2025

Sergio Angrisano

Torna a infervorarsi il dibattito sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere in magistratura, questa volta innescato da un doppio attacco nei confronti del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri. A scagliarsi contro di lui, nel giro di poche ore, sono stati il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il viceministro Francesco Paolo Sisto, entrambi esponenti del centrodestra, che mettono in discussione tanto la legittimità della sua posizione quanto l’opportunità della sua visibilità televisiva.

Il primo affondo arriva da Carlo Nordio durante un intervento nel programma “Quarta Repubblica” su Rete4. Commentando la partecipazione di Gratteri a un format televisivo sulle mafie in onda su La7, il ministro ha affermato:

“L’amico Gratteri, con cui c’è una differenza di vedute, ha tutte le facoltà di dire quello che ha detto e, di fatto, legittima la nostra proposta di separazione delle carriere. Chi giudica deve essere terzo, imparziale, tacere sempre e parlare soltanto attraverso i provvedimenti. Gratteri è un pubblico ministero, deve tacere e non deve esporsi in pubblico. E’  giudice”.

Una dichiarazione che affonda le radici nella riforma fortemente voluta da Nordio, che mira a distinguere nettamente il ruolo del pubblico ministero da quello del giudice, in nome dell’imparzialità.

Poco dopo, arriva la stoccata del viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto durante un convegno organizzato da Forza Italia a Torino. Con tono polemico, Sisto ha fatto riferimento diretto al nuovo programma di La7 “Lezioni di mafie”, condotto da Gratteri e annunciato nella recente presentazione dei palinsesti.

“Oggi, lui che ricopre un ruolo importante in una Procura importante, presenterà una trasmissione. Credo che questo, se l’italiano avrà la pazienza di comprendere, darà l’idea di come questa sia una riforma assolutamente necessaria”,

ha affermato, sottintendendo che la sovraesposizione mediatica di un PM in carica rappresenti un rischio per l’equilibrio della magistratura. Ha poi rincarato la dose:

“Prendo atto della scelta di andare in TV da parte di un procuratore della Repubblica d’Italia in carica. E invito tutti a valutarne l’opportunità”.

Non tarda ad arrivare la replica di Gratteri, che risponde a muso duro dalle colonne de La Stampa:

“Cosa c’entra la separazione delle carriere col fatto che condurrò una trasmissione? Dato che il suo governo ha cambiato centinaia di articoli, ora crei un divieto assoluto sui magistrati in televisione”.

Il procuratore napoletano, noto per la sua lotta alla criminalità organizzata e il linguaggio diretto, sfida apertamente il viceministro a muoversi nelle sedi opportune:

“Il ministero della Giustizia ha un ufficio ispettivo. Può tranquillamente mandare degli ispettori sul mio conto. Il viceministro Sisto apra pure un procedimento disciplinare, se ritiene che io abbia fatto una violazione”.

Le tensioni tra politica e magistratura si fomentano attorno a un tema che tocca nel profondo l’assetto costituzionale della giustizia italiana: il confine tra imparzialità, diritto di parola e ruolo pubblico.

 

Le prese di posizione di Carlo Nordio e Francesco Paolo Sisto e la replica di Nicola Gratteri, riflettono due visioni opposte e legittime del ruolo del magistrato nella società contemporanea. L’esecutivo sottolinea l’esigenza di riformare l’ordinamento giudiziario per garantire la netta separazione tra chi accusa e chi giudica, nel segno di una giustizia più imparziale e meno esposta a possibili conflitti di ruolo. Gratteri rivendica il diritto-dovere di comunicare ai cittadini temi cruciali come la lotta alle mafie, ritenendo che la trasparenza e la divulgazione non siano in contrasto con le sue funzioni. Il dibattito, al di là delle polemiche personali, chiama in causa un nodo irrisolto: il delicato equilibrio tra autonomia della magistratura, libertà di espressione e ruolo pubblico nella formazione dell’opinione collettiva.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore