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Trump firma la ‘One Big Beautiful Bill’ – Stop ai fondi Medicaid a Planned Parenthood. Causa annunciata

La firma della “One Big Beautiful Bill” da parte di Donald Trump sospende per un anno i fondi Medicaid a Planned Parenthood. L’organizzazione annuncia battaglia legale: “Difenderemo i diritti delle donne in ogni tribunale d’America”.

9 Luglio 2025

Sharon Persico

Il 4 luglio 2025 il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un disegno di legge altamente controverso, ribattezzato “One Big Beautiful Bill“, che sospende per un anno i finanziamenti federali di Medicaid a Planned Parenthood e a tutte le strutture che praticano l’aborto. Si tratta di un colpo diretto alla più grande organizzazione sanitaria americana specializzata in salute riproduttiva, nonché al sistema di accesso ai servizi sanitari per milioni di cittadini a basso reddito. Il provvedimento è stato salutato con entusiasmo dal fronte pro-vita, che da anni chiede la fine del sostegno pubblico a quella che definisce “l’industria dell’aborto”. La presidente di National Right to Life, Carol Tobias, ha definito la firma di Trump “una promessa mantenuta” e un “passo storico per proteggere i più vulnerabili tra noi”.

Il campo conservatore festeggia, mentre si alza un’ondata di protesta. Il CEO di Planned Parenthood ha risposto con fermezza alla firma della legge, annunciando un’immediata azione legale contro l’amministrazione federale e dichiarando: “Ci vediamo in tribunale”. La causa è stata depositata presso una corte federale a Boston e, secondo quanto riferito, contesta la costituzionalità del provvedimento sulla base del Primo e del Quinto Emendamento, sostenendo che esso rappresenti una punizione ingiustificata contro un fornitore sanitario regolarmente accreditato.

Il 7 luglio, una giudice federale del Massachusetts, Indira Talwani, ha temporaneamente bloccato l’applicazione della legge fino al 21 luglio, in attesa di una valutazione più approfondita del caso.

Il cuore del provvedimento è l’esclusione di ogni organizzazione coinvolta direttamente o indirettamente in pratiche abortive dai rimborsi Medicaid. Un passaggio che, secondo l’amministrazione Trump, mira a evitare che le tasse dei contribuenti finanzino anche indirettamente l’aborto, sebbene sia già vietato l’uso diretto di fondi federali per tale pratica. Planned Parenthood, che offre anche servizi di prevenzione, contraccezione, test per malattie sessualmente trasmissibili e screening oncologici, riceve circa mezzo miliardo di dollari l’anno attraverso Medicaid per queste attività. Secondo la Kaiser Family Foundation, la perdita di questi fondi metterebbe in crisi centinaia di cliniche e ridurrebbe drasticamente l’accesso alle cure per milioni di donne, specialmente in aree rurali o in contesti economicamente fragili.

Il provvedimento segna dunque una netta accelerazione della linea antiabortista del presidente Trump. La “One Big Beautiful Bill” ridefinisce il ruolo dello Stato nella sanità pubblica, ma la sua applicazione potrebbe rivelarsi tutt’altro che semplice. Il confronto giuridico, già in corso, rischia di diventare una lunga battaglia legale dai risvolti costituzionali, potenzialmente destinata a giungere fino alla Corte Suprema.

La firma della legge da parte del presidente Trump e l’annuncio di una causa legale da parte di Planned Parenthood aprono una nuova fase di scontro politico e giudiziario negli Stati Uniti. Al centro, ancora una volta, il nodo irrisolto del rapporto tra istituzioni, diritti riproduttivi e uso dei fondi pubblici. Mentre si attende l’esito delle deliberazioni dei tribunali, resta elevata la tensione su un tema che continua a dividere profondamente l’opinione pubblica americana.