Tajani e la guerra a Gaza – Accuse di ipocrisia e la questione della credibilità internazionale
Le dure parole di Alessandro Orsini mettono sotto accusa il ministro degli Esteri italiano, accusato di doppio standard nei confronti dei crimini di guerra. Una riflessione sulla coerenza della diplomazia italiana.
19 Luglio 2025
Esmeralda Mameli
Tajani, l’ipocrita che ricopre l’Italia di vergogna.
Antonio Tajani protesta contro il bombardamento di una chiesa cattolica a Gaza, ma non ha mai protestato contro il bombardamento delle moschee a Gaza. Questo modo di porsi verso i crimini contro l’umanità d’Israele toglie ogni credibilità al nostro ministro degli Esteri. Tajani può fare quattro cose per recuperare la credibilità perduta:
1) cessare ogni assistenza militare a Netanyahu proseguita senza sosta; 2) schierarsi con i tribunali internazionali che indagano sui crimini di Netanyahu che, invece, Tajani ha sempre attaccato e delegittimato; 3) proporre all’Unione europea di colpire Israele con le sanzioni; 4) esprimere solidarietà a Francesca Albanese per gli attacchi subiti da Rubio e Netanyahu.Il 26 gennaio 2024, quando la Corte internazionale di giustizia dell’Onu ha avviato il processo per genocidio contro Israele, Tajani si è schierato dalla parte di Netanyahu contro i palestinesi.
Il 12 febbraio 2024, Tajani ha dichiarato a Radio 1 di essere d’accordo con la decisione di Netanyahu di impedire a Francesca Albanese di entrare nei territori palestinesi. Tajani ha detto: «Comprendo la reazione d’Israele».
Il 19 maggio 2024, quando il procuratore capo della Corte penale internazionale, Karim Khan, ha chiesto un mandato d’arresto contro Netanyahu, Tajani ha definito la richiesta “del tutto inaccettabile”.
Il 12 gennaio 2025, Tajani ha dichiarato a Report Rai Tre: «Israele non ha compiuto crimini di guerra».
Il 15 gennaio 2025, Tajani ha dichiarato che non avrebbe eseguito l’ordine di arrestare Netanyahu per crimini di guerra emesso dalla Corte penale internazionale.
Tutto il resto sono soltanto le chiacchiere al vento di un ipocrita che ha fornito ogni tipo di aiuto e di sostegno a Netanyahu nei giorni dello sterminio dei palestinesi.
L’esercito israeliano ha dichiarato di avere bombardato la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza “per errore”. Tutte le volte che l’esercito israeliano compie una strage dice sempre che è stato un errore. Siccome l’esercito israeliano ha ucciso 70.000 persone, ha commesso 70.000 errori. Viene da pensare che sia un esercito di idioti.
Alessandro Orsini
Le parole di Alessandro Orsini sono taglienti come lame. In un’intervista dai toni durissimi, il docente accusa il ministro degli Esteri Antonio Tajani di aver coperto politicamente e diplomaticamente i crimini di guerra compiuti da Israele a Gaza. Secondo Orsini, il fatto che Tajani abbia protestato per il bombardamento di una chiesa cattolica ma non per la distruzione sistematica delle moschee palestinesi, e più in generale per le decine di migliaia di vittime civili, dimostra un atteggiamento ipocrita e incoerente.
I riferimenti di Orsini sono circostanziati:
- il 26 gennaio 2024, quando la Corte internazionale di giustizia dell’Onu ha aperto il processo contro Israele per genocidio, Tajani si è schierato con Netanyahu.
- Il 12 febbraio ha difeso la decisione del governo israeliano di impedire l’ingresso nei Territori a Francesca Albanese, relatrice ONU per i diritti umani.
- Il 19 maggio ha definito “inaccettabile” la richiesta della Corte penale internazionale di un mandato d’arresto contro il premier israeliano.
- Il 12 gennaio 2025 ha escluso che Israele abbia compiuto crimini di guerra.
- Il 15 gennaio, ha affermato che l’Italia non eseguirebbe un eventuale ordine di arresto internazionale per Netanyahu.
Parole e posizioni che delineano una strategia diplomatica chiara: il governo italiano ha scelto di sostenere Tel Aviv, anche a costo di sminuire o negare le accuse provenienti da autorevoli tribunali internazionali.
Orsini propone quattro azioni per “recuperare credibilità”:
- sospendere l’assistenza militare a Israele;
- collaborare con i tribunali internazionali;
- proporre sanzioni europee contro Netanyahu;
- difendere pubblicamente Francesca Albanese dagli attacchi ricevuti.
Richieste radicali, che pongono una questione centrale: può un Paese europeo continuare a dichiararsi difensore dei diritti umani se ignora o minimizza le violazioni commesse da un alleato strategico?
La frase “l’esercito israeliano ha commesso 70.000 errori” è provocatoria, ma evidenzia un nodo irrisolto: la sproporzione delle vittime e il costo umano del conflitto a Gaza. La diplomazia internazionale, e quella italiana in particolare, non può più eludere l’obbligo morale di distinguere tra autodifesa e punizione collettiva, tra guerra e sterminio.
Nel panorama geopolitico contemporaneo, in cui la tenuta delle istituzioni sovranazionali è sempre più fragile, la coerenza diventa un valore politico. L’Italia ha il dovere, verso sé stessa e verso la comunità internazionale, di chiarire se sta: dalla parte della legge o da quella degli interessi.

