Mosca-Pyongyang: le nuove rotte commerciali che sfidano l’Europa
La Corea del Nord esporta mele, birra e salumi in Russia, mentre nuove infrastrutture logistiche rafforzano l’asse Mosca-Pyongyang-Pechino. Le conseguenze per l’Europa sono geopolitiche ed economiche.
20 Luglio 2025
Sergio Angrisano
Una mela nordcoreana sugli scaffali di un supermercato russo racconta più di mille parole sul nuovo assetto geopolitico in via di consolidamento.
Da giugno 2025 i supermercati russi hanno iniziato a vendere mele provenienti dalla Corea del Nord, insieme a prodotti alimentari come salumi, marmellate e birra. Un dettaglio che può sembrare marginale, ma che in realtà rappresenta uno dei segnali più chiari della crescente cooperazione commerciale tra Mosca e Pyongyang. Dietro questo scambio, infatti, si cela la costruzione di un nuovo asse logistico e geopolitico, reso possibile da due infrastrutture simbolo: un ponte da 100 milioni di dollari sul fiume Tumen, realizzato per rafforzare i collegamenti commerciali tra i due Paesi e una linea ferroviaria diretta Mosca–Pyongyang, lunga oltre 10.000 chilometri, riattivata dopo anni di sospensione. La ferrovia, operativa dal 17 giugno, collega direttamente le capitali con due corse mensili e rappresenta oggi una vera e propria dorsale alternativa alle rotte occidentali.
Le implicazioni economiche per l’Europa sono molteplici e preoccupanti. Innanzitutto, la crescente importazione di beni nordcoreani in Russia riduce drasticamente la quota di mercato per i prodotti agroalimentari europei, già colpiti dalle sanzioni incrociate seguite alla guerra in Ucraina. Secondo Eurostat, nel 2021 l’export agroalimentare europeo verso Mosca valeva oltre 7,3 miliardi di euro. Oggi quei canali sono stati in buona parte sostituiti da fornitori asiatici e l’arrivo dei prodotti nordcoreani, più economici e privi di vincoli doganali, sta erodendo ulteriormente gli spazi rimasti. Le piccole e medie imprese italiane, francesi e tedesche che in passato esportavano birra, conserve e salumi in Russia, sono ora tagliate fuori. La nuova infrastruttura logistica offre a Mosca alternative strutturate ai corridoi europei, vanificando gli effetti delle sanzioni. Lo ha dichiarato chiaramente il viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko in un’intervista a RIA Novosti:
“Le sanzioni occidentali sono diventate inefficaci. I nostri nuovi partner garantiscono continuità e sviluppo. Non siamo più isolati.”
Oltre alla questione economica, il progetto ha una valenza strategica. La ferrovia Mosca–Pyongyang si integra infatti in un’ampia rete infrastrutturale eurasiatica che include la nuova Via della Seta cinese, i porti nordcoreani di Rajin e Chongjin e i collegamenti terrestri tra Russia e Cina. La nascita di questo asse commerciale Est–Est sposta i flussi di merci e capitale fuori dalla sfera di influenza occidentale. Pechino, sebbene non apertamente coinvolta, è di fatto il regista silenzioso di questa rete, interessata a consolidare rotte continentali meno vulnerabili a blocchi navali e interferenze NATO.
Il sinologo russo Alexei Maslov ha sintetizzato perfettamente questo scenario:
“La Corea del Nord non è più un Paese isolato. È un partner tattico per Russia e Cina, una cerniera logistica e politica nel cuore dell’Asia.”
Questo spostamento di equilibri ha ricadute dirette anche in ambito euroatlantico. Secondo un dossier interno del Parlamento Europeo, trapelato a Bruxelles a giugno, le nuove rotte logistiche tra Russia, Corea del Nord e Cina rappresentano una minaccia non solo commerciale, ma anche strategica per la sicurezza europea. I flussi di merci si allontanano dai Paesi baltici e dalla Polonia, tradizionali hub di transito europei, per dirigersi verso corridoi asiatici sottratti al controllo NATO. In parallelo, Mosca sta consolidando la propria influenza all’interno dei BRICS, dove si discute apertamente dell’ingresso della Corea del Nord come osservatore o membro associato. Se accadesse, Pyongyang diventerebbe a pieno titolo parte di una zona economica alternativa al G7, composta da Paesi in via di sviluppo, ma con crescente capacità industriale e logistica.
In questo scenario, l’Unione Europea appare priva di una visione asiatica coerente. Non dispone di strumenti efficaci per contrastare l’isolamento logistico né di un piano strutturale per mantenere la propria influenza commerciale in Eurasia. L’asse Mosca–Pyongyang–Pechino è una sfida che non riguarda solo i trasporti o l’agroalimentare, ma l’intero assetto geopolitico del mondo che verrà. La presenza di una mela nordcoreana a Mosca oggi rappresenta, per l’Europa, molto più di un semplice dato statistico.

