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Gaza e affari – I supermercati italiani non rinunciano ai prodotti israeliani, ma alcune Coop dicono no

Nonostante le violazioni dei diritti umani a Gaza, i prodotti israeliani continuano a riempire gli scaffali dei supermercati italiani. Solo alcune Coop interrompono la vendita in segno di coerenza etica. L’Italia continua a esportare beni alimentari in Israele per centinaia di milioni di euro.

23 Luglio 2025

Esmeralda Mameli 

Nonostante il perdurare del conflitto a Gaza e le crescenti denunce di violazioni sistematiche dei diritti umani, i supermercati italiani continuano a commercializzare prodotti alimentari provenienti da Israele. Avocado, datteri, melagrane, agrumi, arachidi, vino e perfino accessori per la cucina: i prodotti israeliani sono regolarmente presenti sugli scaffali, spesso etichettati genericamente con la dicitura Made in Israel, anche quando provengono da insediamenti nei territori palestinesi occupati.

Abbiamo contattato le dieci principali catene della grande distribuzione organizzata italiana per chiedere chiarimenti sulla presenza di questi articoli. Nove su dieci hanno scelto di non rispondere, lasciando intuire che le politiche commerciali non sono cambiate neppure davanti alle immagini strazianti provenienti da Gaza. L’unica catena ad aver fornito una risposta è Coop Italia, che ha dichiarato:

“Boicottare prodotti in ragione della loro provenienza è un diritto dei consumatori in base alle proprie opinioni e sensibilità, non spetta alle imprese”.

L’azienda continuerà a vendere prodotti israeliani, lasciando ai clienti l’onere di scegliere se acquistarli o meno.

Una posizione che non è stata accettata da tutte le articolazioni territoriali del gruppo. Coop Alleanza 3.0 (con 350 punti vendita), Unicoop Firenze (oltre 100) e Unicoop Tirreno (170) hanno invece scelto di interrompere la commercializzazione di prodotti israeliani. Dagli scaffali sono scomparsi articoli come la tahina israeliana, le arachidi a marchio locale e tutti i prodotti SodaStream, noti per essere fabbricati in insediamenti illegali secondo il diritto internazionale. Al loro posto, alcuni punti vendita hanno introdotto prodotti alternativi, come la Gaza Cola, una bevanda di produzione palestinese.

Un gesto concreto che unisce coerenza etica e solidarietà verso la popolazione palestinese, già analizzato in dettaglio da Napoli News Magazine, testata particolarmente sensibile al tema.  NNMagazine aveva pubblicato lo scorso 1 luglio 2025 un articolo intitolato “Coop Alleanza rimuove prodotti israeliani e introduce la Gaza Cola: etica, boicottaggio e solidarietà”, evidenziando in anteprima la decisione coraggiosa di alcune Coop locali e il valore simbolico di scelte commerciali ispirate ai diritti umani.

Leggi l’articolo completo al seguente link:

https://nnmagazine.net/2025/07/01/coop-alleanza-rimuove-prodotti-israeliani-e-introduce-la-gaza-cola-etica-boicottaggio-e-solidarieta/

Coop Alleanza Rimuove Prodotti Israeliani e introduce la Gaza Cola – Etica, Boicottaggio e Solidarietà

Il peso degli affari contro il dramma umanitario

Il massacro quotidiano a Gaza, dove si parla ormai apertamente di genocidio, non ha fermato il commercio. Ogni giorno, secondo i dati delle agenzie umanitarie, vengono uccisi l’equivalente di una classe scolastica – 29 bambini – sotto le bombe o per fame. Eppure, per la maggior parte delle catene italiane, gli affari restano affari, anche quando si tratta di importare prodotti da un Paese accusato di violazioni sistematiche del diritto umanitario.

Un confronto storico è inevitabile: durante il regime di apartheid in Sudafrica, tra gli anni Sessanta e Ottanta, molti supermercati e consumatori europei rifiutarono consapevolmente di acquistare prodotti sudafricani, come agrumi e frutta. Allora, l’etica vinse sul profitto. Oggi, davanti a un contesto che molti esperti internazionali descrivono come “apartheid israeliano”, il mondo commerciale sembra meno incline a prendere posizione.

 

E nel resto d’Europa? Poche le eccezioni

Nel panorama europeo, solo una grande catena si distingue: il Co-operative Group britannico, che ha annunciato la cessazione della vendita di prodotti israeliani a partire da giugno 2025. Una decisione chiara, frutto di una linea politica definita. Al contrario, in Spagna, Francia e Germania, nessuna delle principali catene ha adottato misure simili. In Spagna, ad esempio, grandi quantità di frutta e verdura israeliana vengono ancora regolarmente importate e alcuni prodotti a marchio proprio derivano da fornitori israeliani. In Germania, Aldi ha in passato interrotto l’approvvigionamento da insediamenti nei territori occupati, ma ha continuato a vendere prodotti israeliani.

 

Export Italia-Israele: affari a senso unico

Se da Israele arrivano annualmente in Italia prodotti per circa 15 milioni di euro, l’Italia esporta in Israele beni alimentari per un valore molto più elevato: 440 milioni di euro nel solo 2024. Pasta, olio, vino, conserve e dolci italiani sono molto apprezzati e consumati in Israele. Il valore degli scambi, quindi, è fortemente sbilanciato. E mentre si discute del boicottaggio dell’importazione di prodotti israeliani, resta ancora del tutto inesplorata la possibilità che siano le aziende italiane a sospendere le esportazioni, in segno di dissenso etico e solidarietà verso la popolazione palestinese.

La scelta di alcune Coop italiane rappresenta un segnale forte, ma isolato. Il resto del mercato sembra preferire il silenzio o la neutralità apparente, mentre Gaza continua a sanguinare. In un mondo interconnesso, anche il gesto più piccolo, come scegliere cosa acquistare o non acquistare, può essere un atto politico. E a fronte di un’emergenza umanitaria senza precedenti, forse non è più tempo di lavarsene le mani.