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Gaza, attacco alla chiesa cattolica: il Vaticano si espone, l’Italia condanna ma salva il memorandum con Israele

Le IDF colpiscono la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza. Il Papa chiama Netanyahu, Parolin parla di “guerra senza limiti”. Meloni e Tajani si indignano, ma il governo boccia la revisione del memorandum con Tel Aviv.

25 Luglio 2025

Sharon Persico

Il 17 luglio 2025, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno colpito la chiesa cattolica della Sacra Famiglia, l’unica parrocchia cristiana presente nella Striscia di Gaza, provocando tre morti e almeno dieci feriti, tra cui il parroco Padre Gabriel Romanelli. Un episodio che ha scosso profondamente non solo la comunità cristiana locale, ma anche gli equilibri diplomatici internazionali, richiamando l’attenzione del Vaticano, degli Stati Uniti, dell’Europa e del governo italiano.

A distanza di poche ore dall’attacco, Papa Leone XIV ha ricevuto una telefonata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. La conversazione, definita tesa da fonti riservate, si è svolta all’insegna della franchezza: il Pontefice ha rinnovato il suo appello per una tregua immediata e la protezione dei luoghi di culto, sottolineando la barbarie di quanto accaduto. Netanyahu ha espresso le proprie scuse e promesso un’indagine sull’accaduto, ma il tono della diplomazia vaticana è apparso più deciso del solito.

A darne conferma è stato il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha dichiarato:

“La situazione è diventata insopportabile. Siamo di fronte a una guerra senza limiti e ora servono azioni concrete, non più solo parole.”

Una presa di posizione netta, che segna un cambio di passo nella tradizionale prudenza vaticana in merito al conflitto israelo-palestinese.

Anche il governo italiano ha rotto il silenzio.

“Sono inaccettabili gli attacchi contro la popolazione civile che Israele sta portando avanti da mesi”, ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’attacco alla chiesa “non più ammissibile” e ha espresso “vicinanza a Padre Romanelli”. Eppure, mentre si levavano dichiarazioni pubbliche di sdegno, la stessa maggioranza di governo, in Parlamento, respingeva la mozione delle opposizioni che chiedeva la revisione del memorandum d’intesa tra Italia e Israele. Un tempismo che ha suscitato perplessità e accuse di ipocrisia.

La contraddizione tra le parole e gli atti politici alimenta la percezione di un’Italia sempre più allineata alle scelte geopolitiche occidentali, anche quando queste entrano in conflitto con i principi umanitari e il diritto internazionale. Sul campo, le IDF hanno proseguito i bombardamenti in tutta la Striscia di Gaza, uccidendo oltre venti persone nella sola giornata del 17 luglio, tra cui diversi civili.

Il bombardamento della chiesa cattolica a Gaza rischia di trasformarsi in un nuovo punto di rottura in un conflitto già devastante. La Santa Sede ha acceso un faro internazionale sull’attacco, incalzando Israele a fermarsi, mentre anche gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per il crescente rischio di escalation. L’interrogativo che resta aperto è se l’attacco alla chiesa e le reazioni seguite rappresentino l’inizio di una nuova fase del conflitto o soltanto l’ennesimo atto di una tragedia destinata a ripetersi nel silenzio.

L’attacco alla chiesa cattolica a Gaza non è soltanto una tragica violazione religiosa: è il sintomo evidente del crollo di ogni limite etico e giuridico in una guerra che ha ormai travolto anche i simboli universali della pace. Bombardare un luogo sacro significa calpestare il diritto internazionale e colpire al cuore l’umanità intera. In questo scenario, il Vaticano rompe finalmente il silenzio con parole chiare e atti diplomatici decisi, mentre il governo italiano barcolla tra dichiarazioni di facciata e un realismo politico che si traduce in immobilismo. La mancata revisione del memorandum con Israele, proprio nel giorno dell’attacco, svuota di credibilità le parole di indignazione espresse dai vertici istituzionali. E mentre il sangue scorre a Gaza, l’Occidente rischia di restare prigioniero della sua doppia morale. Il Medio Oriente  è al contempo epicentro del conflitto e  specchio della nostra coscienza collettiva, sempre più opaca e selettiva.