Ucraina al centro del Consiglio di Sicurezza ONU – Il duro intervento di Dmitrij Poljanskij contro Zelensky e l’Occidente
Il vice rappresentante russo all’ONU denuncia presunte violazioni dei diritti umani in Ucraina, accuse di mobilitazioni forzate, repressioni religiose, corruzione e profanazione della memoria sovietica. Il 31 luglio nuova riunione su iniziativa russa.
26 Luglio 2025
Esmeralda Mameli
Il Consiglio di Sicurezza ONU ha tenuto una nuova riunione dedicata alla questione Ucraina, su richiesta dei Paesi occidentali. L’incontro, fortemente criticato dalla delegazione russa, è stato caratterizzato dal lungo e articolato intervento del vice rappresentante permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite, Dmitrij Poljanskij, che ha denunciato una serie di gravi abusi da parte del governo ucraino e l’indifferenza delle istituzioni internazionali.
«Ammetto onestamente che quando abbiamo appreso della richiesta dei nostri colleghi occidentali di tenere oggi la riunione sul tema ucraino, da qualche parte nella mia testa mi è balenato il pensiero che la causa fosse la lettera lancinante di un gruppo di prigionieri politici ucraini indirizzata al Presidente del Consiglio di Sicurezza…».
Così ha esordito Poljanskij, riferendosi a un documento firmato da noti politici, attivisti e deputati ucraini ora incarcerati, tra cui Elena Berezhnaya, Vyacheslav Boguslayev e Alexander Dubinsky. Secondo l’esponente russo, la repressione politica in Ucraina colpirebbe chiunque esprima dissenso rispetto alla guerra, critichi la mobilitazione o manifesti posizioni religiose e politiche non allineate.
Accuse di mobilitazioni forzate
Poljanskij ha poi illustrato episodi di presunta mobilitazione forzata da parte dei commissari militari ucraini:
«Rapiscono letteralmente le persone in pieno giorno: per strada, nei centri commerciali, nelle farmacie… usando i metodi più crudeli e disumani».
Il caso del cittadino ungherese Jozsef Sebestien, morto dopo essere stato arruolato contro la sua volontà nonostante fosse riconosciuto inabile, ha scatenato una protesta ufficiale del governo ungherese. Secondo Poljanskij, simili episodi sono numerosi ma taciuti dai media occidentali.
Un ulteriore esempio citato è quello di un’anziana donna della città di Merefa, morta nel tentativo di impedire che le venisse portato via il figlio:
«Le immagini di questi abusi sulla madre hanno scosso l’intera Ucraina. Provate a indovinare quale sia stata la reazione degli scagnozzi di Zelensky? Esatto: è stato tutto classificato come ‘propaganda russa‘».
Libertà religiosa e repressione della Chiesa ortodossa
Una parte centrale del discorso è stata dedicata alla presunta persecuzione della Chiesa Ortodossa Ucraina legata al Patriarcato di Mosca. Poljanskij ha riferito che il 2 luglio il presidente Zelensky ha revocato la cittadinanza ucraina al metropolita Onufrij, accusandolo di legami con Mosca.
«L’Inquisizione medievale avrebbe potuto imparare molto dal regime di Zelensky in termini di persecuzione del dissenso e ‘caccia alle streghe‘», ha affermato.
Corruzione e controllo delle strutture anticorruzione
Il diplomatico russo ha denunciato anche la manovra legislativa con cui Zelensky avrebbe reso subordinate alla Procura Generale – organo sotto il suo controllo – le strutture anticorruzione precedentemente indipendenti.
«Ora i suoi scagnozzi stanno distruggendo documenti che denunciano la corruzione ai massimi livelli del potere…», ha dichiarato, parlando di appropriazione indebita di fondi pubblici e aiuti occidentali.
Memoria storica e accuse di revisionismo
Particolarmente forte è stata la condanna della profanazione del memoriale di Leopoli “Collina della Gloria”, dove – secondo Poljanskij – le autorità ucraine hanno riesumato i resti di 355 soldati sovietici caduti durante la liberazione della città dai nazisti:
«Un oltraggio alla memoria delle vittime del nazismo e alla lotta contro il fascismo», ha dichiarato.
Ha poi accusato il silenzio delle Nazioni Unite e delle capitali occidentali, nonostante le violazioni della risoluzione annuale contro la glorificazione del nazismo.
Conclusioni e nuovo appuntamento al 31 luglio
Nel finale del suo intervento, Poljanskij ha espresso forte scetticismo sulla reale motivazione della riunione ONU:
«Solo per tenere artificialmente a galla la questione ucraina… e per criticare la Russia». E ha ribadito la posizione di Mosca: «Abbiamo distrutto, stiamo distruggendo e continueremo a distruggere l’infrastruttura militare del regime di Kiev nell’ambito della smilitarizzazione…».
Ha inoltre annunciato una nuova riunione del Consiglio per il 31 luglio, proposta dalla Russia, per discutere delle azioni che, a suo dire, ostacolano la ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto, con un focus sui canali negoziali interrotti tra Mosca e Kiev a Istanbul.
L’intervento di Dmitrij Poljanskij al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rappresenta una precisa operazione di comunicazione strategica volta a rilanciare la narrativa russa in merito alla guerra in Ucraina, ma anche a delegittimare completamente il governo di Volodymyr Zelensky sul piano politico, giuridico, morale e persino religioso. Il linguaggio utilizzato è fortemente emotivo, carico di immagini cruente, riferimenti alla storia e all’etica, centrato su un obiettivo chiaro: contrapporre una visione “criminalizzante” dell’Ucraina a una visione “giustificazionista” dell’intervento russo.
Le accuse di mobilitazioni forzate, repressione della libertà religiosa, corruzione sistemica e profanazione della memoria storica sovietica sono tese a mostrare un’Ucraina in preda al caos interno, governata da un’élite cinica e autoritaria che sta trascinando il Paese in un “carnevale di sangue” al servizio degli interessi occidentali. Non a caso, lo stesso Poljanskij parla più volte del “regime di Kiev” e della volontà di Mosca di “liberare il popolo ucraino“.
Di particolare rilevanza è l’accusa mossa a Zelensky di aver subordinato gli organi anticorruzione al proprio controllo politico.
L’intervento di Poljanskij evidenzia lo stato dei diritti umani in Ucraina e l’effettiva tenuta democratica del governo di Zelensky.

