Chikungunya – L’OMS lancia l’allerta globale mentre crescono i dubbi sul vaccino IXCHIQ
L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara lo stato di rischio globale per il virus Chikungunya pochi giorni dopo la revoca delle restrizioni sul controverso vaccino IXCHIQ. Il report dell’Agenzia francese del farmaco parla chiaro: decessi, encefaliti e reazioni gravi sollevano interrogativi inquietanti.
27 Luglio 2025
Sergio Angrisano
In un momento di crescente tensione sanitaria, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’allerta globale per la diffusione del virus Chikungunya, ma a sollevare interrogativi e sospetti è la tempistica con cui questa dichiarazione avviene: appena pochi giorni dopo la revoca delle restrizioni imposte al vaccino IXCHIQ, prodotto dalla casa farmaceutica francese Valneva. Un sincronismo che, ancora una volta, alimenta il dibattito su trasparenza, farmacovigilanza e reale interesse per la salute pubblica.
Il vaccino IXCHIQ, autorizzato nell’Unione Europea il 7 marzo 2025, è un vaccino a virus vivo attenuato, pensato per contrastare la diffusione del virus Chikungunya. Secondo il primo Rapport de pharmacovigilance pubblicato dall’Agenzia nazionale francese ANSM il 2 luglio 2025, i dati raccolti nei primi tre mesi di somministrazione sono tutt’altro che rassicuranti:
- 3 decessi
- 18 reazioni avverse gravi
- 3 casi di encefalite o encefalopatia
- 7 infezioni da Chikungunya insorte dopo la vaccinazione stessa
- 1 caso di microangiopatia trombotica, una patologia acuta con rischio di insufficienza renale e coagulazione disseminata
Nonostante l’allarme lanciato da ANSM, l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha revocato le restrizioni alla somministrazione del vaccino, dichiarando che le reazioni avverse riscontrate erano
“riconducibili a condizioni preesistenti nei pazienti”.
Il primo principio di farmacovigilanza impone che ogni sospetto evento avverso grave venga indagato a fondo. In questo caso, le correlazioni sono state archiviate con sorprendente celerità.
Il prof. Peter Doshi, redattore associato del British Medical Journal (BMJ), in più occasioni ha criticato la tendenza a minimizzare i segnali di allarme nei trial clinici post-autorizzazione, sottolineando che
“la trasparenza sui dati grezzi e l’accesso alle informazioni in tempo reale sono essenziali per la tutela della salute pubblica”. (BMJ 2022;376:o102)
A questo si aggiunge un’analisi indipendente del Cochrane Global Health Group, che ha pubblicato uno studio nel 2023 intitolato “Live-attenuated vaccines and systemic complications: a meta-review”, evidenziando un rischio statisticamente significativo di eventi neurotossici in pazienti over 50 con preesistenti comorbidità vascolari o autoimmuni.
Sebbene il virus Chikungunya rappresenti una reale minaccia nei contesti tropicali e la diffusione in Europa sia favorita dal cambiamento climatico e dalla globalizzazione dei flussi turistici, numerosi esperti ritengono che una strategia esclusivamente vaccinale non sia sufficiente né sostenibile.
Secondo il virologo indipendente Dr. Geert Vanden Bossche, ex responsabile per i vaccini della Bill & Melinda Gates Foundation,
“l’uso di vaccini a virus vivo durante una fase epidemica instabile rischia di creare interferenze immunitarie e fenomeni di shedding virale potenzialmente pericolosi per soggetti fragili” (fonte: Open Letter on Chikungunya Vaccine Policy, 2024).
Alternative terapeutiche e profilassi non vaccinale
Numerose pubblicazioni scientifiche internazionali hanno preso in considerazione strategie integrative per contrastare il virus Chikungunya, tra cui:
Fitoterapia antivirale: Studi pubblicati su Journal of Ethnopharmacology e Phytomedicine hanno mostrato attività antivirale significativa in vitro per composti derivati da piante come Andrographis paniculata, Curcuma longa e Uncaria tomentosa, che agiscono inibendo la replicazione virale e modulando l’infiammazione.
Interferoni naturali: Alcune ricerche sperimentali (Zhou et al., Cell Reports, 2022) hanno evidenziato il ruolo dell’interferone-lambda nel limitare la viremia da Chikungunya, con potenziale uso come trattamento precoce in soggetti infetti.
Oli essenziali e repellenti naturali: L’Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO) promuove da anni la prevenzione tramite uso di oli essenziali di citronella, neem e eucalipto limonato come efficaci repellenti anti-zanzara in contesti a rischio.
Strategie ambientali: Il controllo vettoriale (zanzare Aedes aegypti e Aedes albopictus) resta il pilastro principale per limitare la trasmissione. Ricercatori dell’Università di Wageningen (Paesi Bassi) hanno pubblicato nel 2024 un lavoro sul Lancet Planetary Health, dimostrando come programmi di biocontrollo con batteri Wolbachia siano in grado di ridurre la trasmissione virale fino al 90% in ambienti tropicali urbani.
Mentre l’OMS lancia l’allarme globale e spinge sull’urgenza della vaccinazione, cresce il fronte critico che chiede trasparenza, pluralità di approcci terapeutici e rispetto del principio di precauzione. Il caso IXCHIQ si sta trasformando in un simbolo di come l’equilibrio tra emergenza sanitaria e interessi industriali debba essere monitorato con rigore e senso critico. Non si tratta di negare l’efficacia dei vaccini in assoluto, ma di vigilare sulle loro applicazioni, effetti e priorità in un contesto complesso e in rapida evoluzione.
La salute pubblica merita risposte fondate su evidenze scientifiche indipendenti, non su logiche di profitto.

