attualitàcronacaPolitica

Cutro, sei militari a processo per il naufragio – Omessi i soccorsi, 94 vittime

Il Gup di Crotone rinvia a giudizio sei ufficiali tra Guardia di Finanza e Guardia Costiera. L’accusa: non attivarono il piano SAR. Le ONG e i familiari delle vittime parte civile.

28 Luglio 2025

Sharon Persico

Il naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, è pronto a entrare in aula. A distanza di oltre due anni da una delle tragedie migratorie più gravi della storia recente italiana, il Gup del Tribunale di Crotone, Elisa Marchetto, ha disposto il rinvio a giudizio di sei militari: quattro appartenenti alla Guardia di Finanza e due alla Guardia Costiera.

Le accuse sono pesanti: naufragio colposo e omicidio colposo plurimo per omissione del dovere di attivazione del piano SAR (Search and Rescue), ossia il protocollo internazionale per la ricerca e il salvataggio in mare.

Nel naufragio persero la vita 94 persone, tra cui 35 minori, mentre decine di superstiti furono tratti in salvo da pescatori e cittadini locali. Secondo l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura di Crotone, il coordinamento tra le forze impegnate non sarebbe stato adeguatamente attivato, nonostante l’avvistamento del caicco in avaria fosse noto da ore. In particolare, si contesta agli ufficiali il mancato passaggio della gestione dell’emergenza da una missione di polizia marittima a un’operazione di soccorso umanitario, come previsto dalle convenzioni internazionali ratificate dall’Italia.

Il processo, fissato per il 14 gennaio 2026, rappresenta un passaggio giudiziario cruciale. Ottantotto soggetti tra familiari delle vittime e ONG si sono costituiti parte civile. Tra queste, figurano Emergency, Sea-Watch, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, Doctors for Human Rights, Baobab Experience, CILD, ASGI e Borderline Sicilia. Un fronte eterogeneo che denuncia da tempo le falle strutturali e politiche nei sistemi di pattugliamento salvataggio nel Mediterraneo e che ora chiede giustizia anche in sede giudiziaria.

Le dichiarazioni delle ONG sono dure e circostanziate. In una nota congiunta, si legge:

“La mancata attivazione del piano SAR e l’inadeguata risposta operativa sono la causa diretta di una strage prevedibile. Questo processo è un banco di prova per la tenuta democratica del Paese rispetto ai diritti umani”.

Sea-Watch ha sottolineato come già in passato le autorità italiane abbiano confuso consapevolmente missioni di contrasto all’immigrazione con operazioni di soccorso, “mettendo in secondo piano il principio inderogabile del salvataggio della vita umana”.

Nessuna dichiarazione ufficiale dai comandi interessati, mentre il Ministero della Difesa attende l’evolversi della vicenda processuale. La rilevanza politica della vicenda è evidente, anche alla luce delle nuove direttive varate nei mesi successivi al naufragio e della crescente criminalizzazione delle ONG attive nel Mediterraneo centrale.

L’intero procedimento si preannuncia complesso, con numerosi testimoni, perizie tecniche e il vaglio di registrazioni, documenti operativi, scambi radio e mappe radar. Ma sarà soprattutto il confronto tra la catena di comando e le evidenze dei soccorsi mancati a costituire il cuore del dibattimento.

Questa tragedia, che ha scosso l’opinione pubblica nazionale e internazionale, arriva finalmente davanti a un tribunale. Il processo di Crotone potrebbe fare giurisprudenza non solo in Italia, ma anche a livello europeo, aprendo scenari nuovi in materia di responsabilità penale dei militari in caso di omissioni durante operazioni di soccorso umanitario.

La comunità di Cutro continua a commemorare le vittime. Ogni 26 febbraio, le spiagge di Steccato si riempiono di fiori, candele e silenzi carichi di domande a cui, ora, dovrà cercare di rispondere la giustizia.