Freedom Flotilla, la nave Handala sequestrata da Israele in acque internazionali – A bordo due italiani
L’equipaggio arrestato al largo di Gaza include due attivisti italiani e due parlamentari francesi. Tajani: “Firmino per partire o sarà rimpatrio forzato”. Le opposizioni: “Meloni rompa il silenzio”.
28 Luglio 2025
Sergio Angrisano
La tensione tra diritto umanitario e sicurezza militare si è nuovamente accesa nel Mediterraneo. La notte del 27 luglio, la nave Handala, impegnata nella 37ª missione della Freedom Flotilla, è stata intercettata e sequestrata in acque internazionali dalla marina israeliana mentre tentava di raggiungere Gaza con un carico simbolico di aiuti umanitari.
A bordo del peschereccio norvegese, partito da Siracusa il 13 luglio e con una tappa a Gallipoli per imbarcare viveri, latte in polvere, medicinali e giocattoli per i bambini palestinesi, viaggiavano 21 attivisti di 10 nazionalità diverse, tra cui due italiani — Tony La Piccirella, skipper barese e Antonio Mazzeo, blogger siciliano — e due parlamentari francesi di La France Insoumise, Emma Fourreau e Gabrielle Cathala.
Secondo quanto riferito dalla ONG promotrice, le forze israeliane avrebbero interrotto le comunicazioni con la Handala alle 23:43, salendo a bordo, disattivando le telecamere e trascinando l’imbarcazione nel porto di Ashdod, in territorio israeliano. Un’azione definita “sequestro in violazione del diritto internazionale marittimo”.
In risposta all’episodio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di aver parlato con il collega israeliano Gideon Sàar. I due attivisti italiani avranno solo due possibilità: firmare una dichiarazione per il rimpatrio volontario immediato oppure essere trattenuti in una struttura detentiva e successivamente espulsi entro 72 ore.
Secondo quanto appreso, Antonio Mazzeo ha già firmato la dichiarazione di deportazione volontaria e dovrebbe rientrare a Fiumicino nella mattinata del 28 luglio. Diversa la scelta di Tony La Piccirella, che ha preferito rimanere in stato di detenzione e affrontare la procedura di espulsione forzata. Entrambi sono stati raggiunti dai diplomatici italiani al porto di Ashdod, ha confermato Tajani, rassicurando sulle loro condizioni fisiche e sul supporto consolare.
Numerose le reazioni dalle opposizioni, che chiedono intervento immediato del governo italiano.
Nicola Fratoianni (Avs) ha chiesto a Giorgia Meloni di “fare qualcosa per fermare l’orrore e il genocidio”. Laura Boldrini (Pd) ha definito l’arresto “l’ennesimo atto illegale dell’Idf” e un segnale grave di “disprezzo per il diritto internazionale”. Dura anche Stefania Ascari (M5S), che ha presentato un’interrogazione parlamentare: “Vogliamo sapere dove sono, in che condizioni si trovano e cosa sta facendo il governo per proteggerli”.
Angelo Bonelli (Avs – Europa Verde) ha parlato apertamente di “terrorismo di Stato” da parte del governo israeliano, condannando la “totale sudditanza morale e politica del governo Meloni a Netanyahu”.
In risposta al fermo, i 21 attivisti hanno annunciato uno sciopero della fame per denunciare il blocco illegale di Gaza, chiedendo che i governi dei 10 Paesi coinvolti garantiscano protezione e un salvacondotto per i loro cittadini.
“Invece di proteggerci – scrive l’equipaggio in un post su X – i nostri governi hanno abbandonato i palestinesi e tradito l’umanità. Il nostro arresto è anche colpa loro”. Le parole più forti sono arrivate proprio da La Piccirella, che aveva dichiarato: “Se ci porteranno a Ashdod, sarà contro la nostra volontà. Saremo sequestrati”.
La nave Handala non trasportava armi né materiale bellico. Il suo carico era emblematico e simbolico, un’azione politica e umanitaria che da 18 anni tenta di rompere l’assedio imposto da Israele alla Striscia di Gaza, considerato illegale da varie risoluzioni ONU.
Il fermo della Handala segue di poche settimane quello della barca a vela Madleen, sempre parte della Flotilla, con a bordo l’europarlamentare Rima Hassan e l’attivista climatica Greta Thunberg, anch’essa intercettata in acque internazionali e scortata ad Ashdod.
L’episodio solleva interrogativi gravi e urgenti sul rispetto del diritto internazionale e sul ruolo dei governi europei. Il sequestro in acque internazionali, la detenzione forzata e la deportazione di attivisti civili, tra cui parlamentari e cittadini europei, mette sotto accusa la condotta di Israele e il silenzio di molte cancellerie occidentali.
La vicenda della Handala non è solo una notizia di cronaca internazionale, ma è una vera e propria ferita aperta, simbolo di un’umanità che lotta per non rassegnarsi alla normalizzazione della guerra e del blocco umanitario.
Ora la parola spetta ai Governi!

