Lettera dei 58 ex ambasciatori UE – L’appello a Bruxelles per fermare Israele e difendere la Palestina
Crimini di guerra, collasso umanitario e responsabilità europee: 58 ex ambasciatori chiedono all’UE di rompere il silenzio su Gaza.
CMI esprime pieno sostegno all’appello con la voce del Coordinatore Sergio Angrisano.
28 Luglio 2025
Esmeralda Mameli
Nel luglio 2025, una lettera aperta firmata da 58 ex ambasciatori europei è stata indirizzata ai vertici delle istituzioni dell’Unione Europea: Commissione, Parlamento, Consiglio e Alto Rappresentante per la Politica Estera. Il documento, pubblicato dal portale Politico Europe, rappresenta una presa di posizione senza precedenti da parte della diplomazia europea in pensione.
Gli ex ambasciatori denunciano apertamente la condotta dello Stato di Israele nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, parlando di “atrocità quotidiane”, “crimini di guerra” e criticano l’inerzia dell’UE, accusata di essersi trincerata dietro un silenzio complice.
La lettera si apre con una ferma condanna dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, riconoscendone la gravità e definendolo un atto ingiustificabile. Si sottolinea con forza che “nessuna causa può giustificare la risposta israeliana di bombardamenti indiscriminati su Gaza e l’espulsione sistematica dei palestinesi dalla loro terra”.
“Assistiamo a crimini atroci, che configurano un disegno di brutalizzazione, disumanizzazione e spostamento forzato del popolo palestinese.”
Nel testo si evidenzia che oltre il 10% della popolazione di Gaza è stata uccisa, ferita o mutilata. Gran parte delle infrastrutture è distrutta, la sanità al collasso e il rischio di carestia reale. Viene anche denunciata l’introduzione di una ‘privatizzazione’ dell’aiuto umanitario, con l’ingresso di aziende mercenarie statunitensi e israeliane, che avrebbe sostituito le ONG storicamente attive.
Uno dei passaggi più duri riguarda il silenzio delle istituzioni europee:
“L’UE ha perso la sua voce morale. La sua incapacità di agire distrugge la sua credibilità nel mondo.”
Gli ex ambasciatori UE formulano sette richieste agli Stati membri e alle istituzioni europee:
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Ripristino immediato degli aiuti umanitari a Gaza secondo i principi del diritto internazionale.
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Sospensione di tutte le esportazioni di armi e beni dual-use verso Israele.
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Divieto assoluto di commercio con gli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati.
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Revisione o sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele.
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Esclusione di Israele da programmi come Horizon Europe e altri partenariati scientifici o tecnologici.
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Sanzioni mirate contro funzionari, ministri, ufficiali e coloni responsabili di crimini o incitamento all’odio.
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Sostegno alle indagini della Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazionale di Giustizia, in particolare sui crimini di guerra e sul rischio di genocidio.
Parallelamente, 34 ex ambasciatori italiani hanno inviato una lettera aperta alla premier Giorgia Meloni, chiedendo di riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina. Le due lettere segnano un cambiamento di tono netto nel linguaggio diplomatico europeo, finora estremamente prudente su Israele.
L’Italia, in quanto Paese fondatore dell’UE e firmataria degli accordi internazionali sui diritti umani, è chiamata a prendere posizione: continuare a fornire copertura diplomatica e commerciale a Israele o adottare una linea di rottura etica in nome della giustizia e della pace.
Questa lettera rappresenta un documento storico. Mai prima d’ora un gruppo così ampio e autorevole di diplomatici europei aveva utilizzato termini tanto espliciti contro uno Stato alleato. Il suo valore non è solo simbolico, ma rappresenta una spinta concreta all’azione politica.
Se ignorata, l’Unione Europea rischia non solo di perdere la sua anima democratica, ma anche di diventare corresponsabile delle tragedie che si consumano nel silenzio.
“Non possiamo restare spettatori mentre il diritto internazionale viene calpestato e un intero popolo condannato all’annientamento.”
L’appello è chiaro, è tempo che l’Europa scelga da che parte della storia vuole stare.
Fonte ufficiale del testo originale in inglese:
https://www.politico.eu/wp-content/uploads/2025/07/27/EU-Ambs_EN-fin_58signed_July2025.clean_.pdf
Sintesi tradotta della lettera aperta dei 58 ex ambasciatori UE
Noi, ex ambasciatori dei Paesi dell’Unione Europea, profondamente turbati dalla gravità della situazione in Palestina, esprimiamo indignazione per la devastazione umanitaria in corso a Gaza e per le violazioni sistematiche dei diritti umani nei territori occupati.
Condanniamo senza ambiguità gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, ma riteniamo che la risposta militare israeliana abbia superato ogni limite legale e morale, infliggendo punizioni collettive alla popolazione civile, in violazione del diritto internazionale umanitario.
Denunciamo l’inerzia dell’UE, che ha abdicato al proprio ruolo storico di garante della legalità e promotrice dei diritti umani. Le dichiarazioni non bastano più: servono azioni concrete e immediate.
Chiediamo:
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L’immediato accesso umanitario senza ostacoli a Gaza
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L’interruzione delle esportazioni militari verso Israele
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Il divieto di commercio con insediamenti illegali
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La sospensione di accordi di associazione e cooperazione con Israele
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L’esclusione da programmi UE (scientifici, tecnologici, economici)
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Sanzioni mirate contro funzionari, ministri e coloni responsabili
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Il pieno sostegno alle corti internazionali per crimini di guerra e genocidio
Solo un’Europa coerente con i propri valori può contribuire a costruire la pace e la giustizia.
Sostegno della Confederazione Meridionalisti Identitari – CMI alla Lettera dei 58 ex ambasciatori UE
La Confederazione Meridionalisti Identitari – CMI ha espresso piena condivisione del contenuto e dello spirito della lettera firmata dai 58 ex ambasciatori europei.

Il Coordinatore Nazionale Sergio Angrisano, intervenendo ufficialmente a nome del movimento, ha dichiarato:
“La nostra Confederazione si unisce con convinzione al grido di allarme lanciato da autorevoli rappresentanti della diplomazia europea. La difesa della vita, dei diritti umani e della giustizia internazionale non conosce bandiere. Riteniamo doveroso che l’Unione Europea prenda una posizione chiara contro ogni forma di colonialismo, apartheid e crimine contro l’umanità. La Palestina è oggi simbolo di una resistenza che interroga le coscienze di tutti i popoli.”
CMI sottolinea che la questione palestinese non rappresenta soltanto un’emergenza internazionale, ma interroga nel profondo la dignità, la memoria storica e l’identità politica del Sud globale. È il riflesso di una lunga catena di ingiustizie coloniali, occupazioni militari e diseguaglianze imposte. In questo quadro, la Confederazione auspica che l’Italia abbandoni ogni ambiguità e si faccia promotrice di un fronte diplomatico autorevole e coraggioso, capace di chiamare le cose con il loro nome e di non restare più complice, seppur in silenzio, di un genocidio in atto.

