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DJ Godzi trovato morto a Ibiza a 35 anni – Mistero sulle cause del decesso di Michele Noschese

Il dj e producer napoletano è stato trovato privo di vita nella sua villa a Santa Eulària, Ibiza. Versioni discordanti tra autorità spagnole e famiglia. Aperta un’inchiesta per chiarire le circostanze della morte.

29 Luglio 2025

Sergio Angrisano

Michele Noschese, in arte DJ Godzi, è stato trovato morto a soli 35 anni nella sua abitazione sull’isola di Ibiza, nella località di Santa Eulària des Riu, dove risiedeva da tempo. La tragica notizia ha scosso il mondo della musica elettronica internazionale e ha scatenato una bufera mediatica, alimentata da versioni contrastanti tra la Guardia Civil spagnola e la famiglia dell’artista, che ha presentato una formale denuncia per fare luce sulle reali circostanze della sua scomparsa.

Originario di Napoli, DJ Godzi era noto per il suo stile musicale raffinato, l’approccio sperimentale e le performance nei club europei più esclusivi. Laureato in Economia, aveva lasciato una carriera nel calcio, fino alla Serie A svizzera, per inseguire la passione per la musica, vissuta come una profonda ricerca interiore e forma di libertà. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto nella scena elettronica internazionale, dove si era distinto come producer indipendente e innovatore sonoro.

Secondo la ricostruzione ufficiale fornita dalle autorità spagnole, Noschese sarebbe deceduto nella notte tra il 18 e il 19 luglio durante un intervento della polizia, chiamata per sedare una festa troppo rumorosa. La Guardia Civil afferma che il dj, in evidente stato di alterazione, avrebbe avuto un comportamento aggressivo nei confronti di un vicino di casa. Al sopraggiungere degli agenti, avrebbe manifestato crisi convulsive e perso conoscenza. I tentativi di rianimazione, secondo il rapporto, sarebbero stati inutili.

Ma il padre di Godzi, Giuseppe Noschese, medico, contesta duramente questa versione. In un post sui social, ha denunciato violenza ingiustificata da parte degli agenti, sostenendo che il figlio sarebbe stato colpito con tre pugni, immobilizzato e lasciato morire senza ricevere soccorsi medici adeguati. Una perizia di parte, richiesta dalla famiglia, ha rilevato fratture sospette al torace e ha sollevato dubbi sull’effettiva dinamica dei fatti. Il corpo di Michele, trasferito in obitorio senza autorizzazione familiare, è stato poi sottoposto a una prima autopsia da cui non emergerebbero segni evidenti di violenze esterne, ma le indagini sono ancora in corso.

La magistratura spagnola ha aperto un fascicolo d’inchiesta e ha autorizzato ‘la repatriatione’ del corpo per un secondo esame autoptico in Italia. Il caso ha assunto una risonanza internazionale, alimentando il sospetto che la vicenda possa configurarsi come un caso di morte in custodia. Anche l’opinione pubblica si divide, mentre sui social proseguono le manifestazioni di cordoglio da parte di amici, colleghi e fan.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore