Geoingegneria solare – Il Regno Unito testa il “raffreddamento artificiale” della Terra. Ma quali sono i veri rischi?
Aerosol riflettenti, nuvole modificate e miliardari della Silicon Valley: la geoingegneria solare è realtà. Ma è la soluzione al cambiamento climatico o una minaccia globale?
31 Luglio 2025
Esmeralda Mameli
Ad aprile 2025 il governo britannico ha annunciato un finanziamento di circa 50 milioni di sterline per una nuova fase di sperimentazione sul controllo climatico attraverso la geoingegneria solare. L’obiettivo? Ridurre la quantità di radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre per rallentare l’aumento della temperatura globale.
Il programma, promosso dall’agenzia statale ARIA (Advanced Research and Invention Agency) e affiancato dal Natural Environment Research Council, prevede una serie di esperimenti su scala ridotta, sotto supervisione scientifica, ambientale e pubblica. Ma mentre i promotori lo definiscono uno “studio esplorativo”, i critici lanciano l’allarme: cosa potrebbe andare storto se iniziamo a modificare intenzionalmente l’atmosfera terrestre?
Cosa prevede il piano britannico
I ricercatori coinvolti stanno esplorando diverse tecniche di modifica dell’irraggiamento solare (Solar Radiation Modification – SRM), tra cui:
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Aerosol riflettenti: come il carbonato di calcio (CaCO₃), da immettere nella stratosfera per riflettere la luce solare
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Illuminazione delle nuvole marine: tramite spruzzi di acqua salata per renderle più riflettenti
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Modifica delle proprietà ottiche delle nubi per aumentare l’albedo (la capacità di riflettere la luce)
Queste tecnologie sono ancora in fase sperimentale e gli stessi promotori ammettono che nessuna applicazione su larga scala è attualmente prevista, ma la sola ipotesi di manipolare il clima globale solleva importanti questioni etiche, ambientali e geopolitiche.
Finanziatori privati: chi sta investendo nella geoingegneria solare
Oltre ai fondi pubblici, numerosi investitori privati e magnati della tecnologia stanno supportando progetti simili negli Stati Uniti e a livello globale.
Tra questi:
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Bill Gates ha finanziato il progetto SCoPEx dell’Università di Harvard, volto a testare l’impatto di piccole quantità di CaCO₃ nella stratosfera. Il test è stato sospeso dopo polemiche pubbliche.
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Jeff Bezos, attraverso i centri cloud di Amazon, ha contribuito a modellazioni climatiche su SO₂ e altre sostanze riflettenti.
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George Soros ha suggerito pubblicamente l’idea di schiarire le nubi artiche per contrastare lo scioglimento dei ghiacci, sostenendo ricerche in questo ambito.
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Dustin Moskovitz, co-fondatore di Facebook, finanzia laboratori di geoingegneria e studi su SRM in paesi del Sud Globale.
Make Sunsets e Stardust Solutions: il business del cielo
Due startup in particolare stanno facendo parlare di sé:
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Make Sunsets ha già lanciato palloni aerostatici per disperdere anidride solforosa (SO₂) nella stratosfera e ha iniziato a vendere “crediti di raffreddamento”, attirando l’attenzione della EPA statunitense.
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Stardust Solutions ha raccolto oltre 15 milioni di dollari per sviluppare tecnologie simili, alimentando il dibattito su un possibile “capitalismo climatico” non regolato.
Quali rischi? Dalla crisi ecologica al conflitto geopolitico
Gli scienziati mettono in guardia: intervenire sul clima terrestre potrebbe avere conseguenze non prevedibili e addirittura peggiorare le disuguaglianze climatiche.
I principali rischi sono:
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Alterazioni meteorologiche impreviste, con impatti gravi su stagioni, piogge e raccolti
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Effetti sproporzionati sul Sud Globale, che rischia di subire danni ambientali senza avere voce in capitolo
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Distrazione dalle vere soluzioni climatiche, come la decarbonizzazione e la giustizia ambientale
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Possibile uso militare o geopolitico di tecnologie capaci di manipolare condizioni meteorologiche
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Nessuna governance internazionale efficace a regolamentare questi esperimenti
Controllare il Sole: una nuova forma di potere?
A preoccupare è anche l’aspetto politico. Come sottolineato dal Segretario all’Energia britannico Ed Miliband, l’obiettivo del programma sarebbe “riprendere il controllo” sul cambiamento climatico. Ma cosa significa “controllare” il Sole? E chi decide come, dove e per chi applicare queste tecnologie?
Il rischio, denunciano attivisti e studiosi, è che si instauri una nuova forma di colonialismo climatico: pochi paesi e pochi attori decidono le condizioni atmosferiche di tutto il pianeta.
Il clima non è un laboratorio
La geoingegneria solare non è più solo una teoria, è già al centro di ricerche, finanziamenti e prime applicazioni. E’ una strada rischiosa, che potrebbe condurre a effetti collaterali drammatici, soprattutto per i più vulnerabili.
Se il clima diventa un algoritmo da modificare, chi scrive il codice? E chi paga il prezzo degli errori?
In un’epoca di crisi ambientale globale, le scelte che faremo su tecnologie come queste definiranno non solo il futuro del pianeta, ma anche i limiti, qualora ce ne fossero, del potere umano sulla natura.

