Germania, economia in crisi e buco di bilancio da 170 miliardi entro il 2029
Il PIL tedesco arretra dello 0,1% nel secondo trimestre del 2025. A preoccupare è anche un deficit da colmare di 170 miliardi: Berlino si prepara a tagli e riforme.
31 Luglio 2025
Sharon Persico
L’economia della Germania continua a mostrare segni di fragilità, con una nuova contrazione nel secondo trimestre del 2025. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio federale di statistica (Destatis), il prodotto interno lordo (PIL), corretto per le variazioni di calendario, prezzi e stagionalità, è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Un dato che conferma la stagnazione economica in corso: nel primo trimestre, la crescita si era fermata a un timido +0,3%, già rivista al ribasso rispetto alla stima iniziale dello 0,4%. La principale causa di questo arretramento è stata la riduzione degli investimenti in costruzioni e attrezzature industriali, che ha compensato gli effetti positivi di un leggero aumento nei consumi privati e pubblici.
Secondo gli analisti, il rallentamento non giunge inaspettato. Thomas Theobald, economista dell’Istituto di macroeconomia e studi congiunturali (IMK), ha spiegato che la crescita registrata nei primi mesi dell’anno era stata drogata da un’accelerazione temporanea delle esportazioni, adottata da molte aziende per anticipare eventuali dazi imposti dagli Stati Uniti. Visto il venir meno di questo effetto, l’attività produttiva è tornata a rallentare. Lo stesso Theobald prevede tuttavia un possibile recupero nel terzo trimestre, legato soprattutto all’andamento dei consumi interni: il comportamento delle famiglie tedesche sarà determinante per capire se l’economia potrà uscire da questa fase di stagnazione.
Il problema, tuttavia, è duplice. Oltre al PIL in calo, la Germania è alle prese con un pesante disavanzo pubblico che rischia di compromettere la tenuta del sistema nei prossimi anni. Secondo un’inchiesta del Financial Times, entro il 2029 Berlino dovrà affrontare un buco di bilancio pari a 170 miliardi di euro. Una cifra che pesa come un macigno sui conti pubblici e che pone il governo di fronte a scelte drastiche. Il ministro delle Finanze, Lars Klingbeil, ha dichiarato che solo nel bilancio del 2027 sarà necessario colmare un deficit di 30 miliardi di euro, definendolo «uno dei problemi interni più seri che dobbiamo risolvere nei prossimi 12 mesi».
Il governo ha già fatto sapere che non farà ricorso a un aumento delle tasse, il che comporta necessariamente tagli consistenti alle spese ministeriali e riforme strutturali del sistema di welfare. In discussione vi sono programmi di assistenza sociale, contributi per la transizione energetica, sostegni alle imprese e investimenti nelle infrastrutture, già fiaccati dalla politica di rigore degli ultimi anni. Tutto questo mentre l’economia tedesca è ancora penalizzata dalla crisi energetica, dalle conseguenze delle guerre in Ucraina e Medio Oriente, e dalle politiche commerciali aggressive degli Stati Uniti, che con l’introduzione di nuovi dazi sui beni europei hanno colpito duramente l’export tedesco.
Il confronto europeo mostra chiaramente il ritardo tedesco: mentre la Francia ha segnato una crescita del PIL dello 0,3% e la Spagna un sorprendente +0,7%, la Germania si ferma in fondo alla classifica, affiancata solo dall’Italia che ha registrato un calo analogo del -0,1%. Un dato che preoccupa non solo Berlino, ma anche Bruxelles, vista la centralità della locomotiva tedesca nella tenuta economica dell’intera Eurozona.
In sintesi, la Germania si trova davanti a un bivio storico. L’illusione di una ripresa stabile si è infranta contro una realtà fatta di consumi fragili, investimenti in calo e vincoli finanziari stringenti. Le scelte che il governo prenderà nei prossimi mesi – tra tagli, riforme e manovre correttive – avranno un impatto non solo sull’economia nazionale, ma anche sull’equilibrio dell’Unione Europea.

