Florida, 2025 – Zanzare geneticamente modificate contro dengue e Zika. Ma siamo davvero al sicuro?
Negli Stati Uniti prosegue il rilascio controllato di zanzare OGM per contrastare malattie infettive. Dietro l’apparente filantropia, si aprono interrogativi inquietanti su bioetica, potere e controllo biologico.
1 Agosto 2025
Sergio Angrisano

Nel maggio 2025, in Florida, è ripreso uno dei progetti più controversi nel campo della biotecnologia applicata al controllo vettoriale: il rilascio controllato di zanzare geneticamente modificate per combattere la diffusione di malattie come dengue, virus Zika e febbre gialla. A fare da protagonista è l’Aedes aegypti, responsabile della quasi totalità delle infezioni virali trasmesse all’uomo nella regione, sebbene rappresenti solo una minima parte della popolazione totale di zanzare.
La tecnica, messa a punto dalla società britannica Oxitec, si basa su una modifica genetica dei soli esemplari maschi che, va ricordato, non pungono e non trasmettono virus. I maschi OGM sono portatori di un gene autolimitante, programmato per uccidere le femmine della prole nelle prime fasi di sviluppo, lasciando sopravvivere esclusivamente i maschi. L’obiettivo dichiarato è far collassare, generazione dopo generazione, la popolazione femminile della specie, azzerando così la capacità di trasmettere virus senza l’uso di pesticidi.
Il progetto non è una novità assoluta: i primi rilasci sperimentali risalgono al 2021 nelle Florida Keys e si sono protratti fino al 2023. La Bill & Melinda Gates Foundation figura tra i principali sostenitori del programma, in collaborazione con l’EPA (Environmental Protection Agency) e altre agenzie sanitarie locali.
Ma se la facciata è quella della filantropia, non mancano voci critiche. A preoccupare non è solo la manipolazione genetica in sé, quanto la possibilità che queste tecniche possano essere usate per scopi diversi da quelli dichiarati. Se oggi si interviene per ridurre una popolazione di insetti nocivi, chi garantisce che domani la stessa tecnologia non venga utilizzata per finalità meno nobili? Non a caso, più di qualcuno ha evocato il parallelo con le tecniche di ingegneria sociale o i riferimenti inquietanti a “popolazioni da sterilizzare“.
Un’altra tecnologia, al contempo, viene sperimentata altrove: la SIT (Sterile Insect Technique), usata a Cuba, che prevede il rilascio di zanzare maschio rese sterili attraverso irradiazione con raggi gamma o X. Tale approccio, sostenuto dalla FAO e dall’AIEA, non modifica il genoma, ma sterilizza gli individui allevati in massa. Anche qui, lo scopo è impedire la riproduzione e ridurre la popolazione vettoriale, ma con un metodo diverso.
E l’Italia? Anche il nostro Paese ha il suo laboratorio d’avanguardia. A Terni, già dal 2017, si sviluppano ricerche genetiche sulle zanzare tropicali, in un polo d’innovazione genomica dove ha lavorato anche il virologo Andrea Crisanti, lo stesso che con il suo team ha scoperto come trasmettere geni anti-malaria attraverso le zanzare. I primi test sono stati avviati nel 2019, anche qui con finanziamenti riconducibili alla Gates Foundation.
In un contesto in cui la dengue è ormai arrivata anche in Piemonte e in cui si distribuisce il vaccino Qdenga (della giapponese Takeda, azienda con collaborazioni documentate con la Gates Foundation), è lecito chiedersi se stiamo assistendo a un progetto di tutela della salute pubblica o a un esperimento globale di controllo biologico.
Come ogni tecnologia potente, anche quella legata alle zanzare geneticamente modificate in Florida nel 2025 pone un bivio: innovazione o rischio? Prevenzione o manipolazione? E soprattutto: chi decide, e a vantaggio di chi?
Mentre cerchiamo di dare risposte a questi interrogativi, le zanzare volano intorno a noi. Silenziose, invisibili e programmate.

