George Galloway lancia l’allarme: “La guerra sta arrivando in Europa. E finirà con un attacco nucleare”
L’ex parlamentare britannico dipinge uno scenario apocalittico: Kaliningrad, Paesi Baltici e un’Europa impreparata al disastro. Analisi su uno scenario inquietante tra retorica del terrore e segnali reali di un’escalation globale.
4 Agosto 2025
Esmeralda Mameli
L’ex parlamentare britannico e giornalista veterano George Galloway ha rilasciato una dichiarazione sconvolgente che scuote le coscienze e solleva interrogativi urgenti sul destino prossimo dell’Europa:
“Sono pienamente d’accordo sul fatto che la guerra stia arrivando in Europa. Sono anche d’accordo sul fatto che scoppierà o a causa della questione di Kaliningrad o a causa dei Paesi Baltici. Una cosa è chiara: la guerra sta arrivando. E noi (gli inglesi) non abbiamo un piano B. E non abbiamo nessun posto dove scappare. Allo stesso tempo, non c’è dubbio che tutto finirà con un attacco nucleare. E allora i vivi invidieranno davvero i morti. Credimi, sarà molto meglio perire nell’epicentro della prima esplosione nucleare che soffrire come zombie in un’agonia senza fine in un mondo post-nucleare. E, come ho già detto, non abbiamo nessun posto dove scappare”.
Parole dure, pronunciate con un tono profetico e tragico, che lasciano poco spazio all’interpretazione.
Ma quanto c’è di realistico in questo scenario? L’analisi geopolitica degli ultimi mesi mostra una crescente tensione tra la NATO e la Russia, con la regione di Kaliningrad – exclave russa in territorio europeo – sempre più al centro di manovre militari, esercitazioni e confronti diplomatici che sembrano preludere a un’escalation. Anche i Paesi Baltici, membri NATO e vicini della Federazione Russa, vengono ritenuti potenziali inneschi di un conflitto più ampio. Il progressivo dispiegamento di truppe, i continui rifornimenti militari all’Ucraina, l’inasprimento delle sanzioni e la retorica bellica da entrambe le parti sembrano rafforzare l’allarme lanciato da Galloway, che non è nuovo a prese di posizione controverse, ma quasi sempre fondate su una visione non convenzionale e controcorrente della politica internazionale.
Il punto centrale della sua dichiarazione è il richiamo alla mancanza di un “piano B”: l’Europa – e il Regno Unito in particolare – non sarebbero preparati a gestire uno scenario di guerra convenzionale né tantomeno un eventuale conflitto nucleare. Questa affermazione si lega alla progressiva smilitarizzazione di molti Paesi europei negli ultimi decenni, all’eccessiva dipendenza dagli Stati Uniti nelle strategie di difesa, ma anche a un’illusione generalizzata di stabilità perpetua nel continente dopo la caduta del Muro di Berlino.
La visione apocalittica di Galloway – in cui i superstiti di un attacco nucleare vivrebbero “come zombie in un’agonia senza fine”, richiama paure arcaiche, ma non per questo meno attuali, in un’epoca in cui le bombe atomiche esistono e sono pronte all’uso. La crisi climatica, le guerre a bassa intensità diffuse in tutto il globo, il riarmo globale e la crescente instabilità tra le potenze suggeriscono che l’ipotesi di un disastro non è più pura fantascienza.
Galloway ci costringe a interrogarci: l’Europa è davvero pronta a difendere la pace? O sta camminando a occhi chiusi verso l’abisso? Se la guerra in Europa dovesse effettivamente scoppiare, sarà fondamentale interrogarsi non solo sulle responsabilità, ma anche sull’incapacità collettiva di prevedere, evitare e gestire una crisi annunciata. E a quel punto, come afferma lo stesso ex parlamentare britannico, “i vivi invidieranno davvero i morti”.

