Nunzio Barrotta, il libraio storico di via Giordano Bruno: un mestiere antico in un mondo che cambia
Antonio Russo
Napoli, 4 agosto 2025 – A pochi passi dal mare e in una strada che porta il nome di un filosofo arso vivo per le sue idee, sopravvive una piccola libreria con l’anima. “Il Libraccio” — così si chiama questo rifugio di carta e memoria — è molto più di un negozio: è una trincea culturale nel cuore di Mergellina, dove ogni scaffale racconta la storia di un uomo, di una città, e della sua sete di sapere.

La storia comincia da lontano, con un uomo che lavorava la pelle e che, grazie al fratello, ha cominciato a “maneggiare” un altro materiale: la carta dei libri. Da un banchetto improvvisato a un locale di appena venti metri quadrati, tutto è nato quasi per caso. Ma il caso, a volte, sa scegliere bene i suoi alleati. In via Giordano Bruno.
Il Libraio, Nunzio Barrotta, 59enne, non ama i computer: preferisce il dialogo diretto, come si faceva una volta, con chi cerca storie, idee, verità.
Noi di NNMóagazine l’abbiamo intervistato in mezzo a quei libri fuori catalogo a cui tiene tantissimo.
Come è nata la tua passione per i libri?
“Innanzitutto, svolgevo un altro lavoro: mi occupavo di pelle in un’azienda che produceva borse. Poi, la mia passione per i libri è nata semplicemente grazie a mio fratello, Mario Barrotta, che lavorava in una nota libreria partenopea. Fu lui a consigliarmi di avvicinarmi al mondo dei libri, partendo dalla pratica sul campo. Così cominciai, con dei banchetti per strada. Col passare del tempo, ci siamo ingranditi e, nel lontano 1994, abbiamo avuto la fortuna di acquisire una storica casa editrice napoletana. Quello è stato il mio punto di svolta, grazie anche all’aiuto di mio fratello, che è stato il mio mentore durante tutto il percorso iniziale. Lui ha svolto questo lavoro per quasi quarant’anni a Port’Alba e, nel corso degli anni, ha aperto tre o quattro librerie tra Caserta e il centro storico di Napoli. Si occupava soprattutto di libri scolastici, mentre io mi sono dedicato al materiale storico. Amo divulgare la nostra Storia, la Cultura e il Meridione in generale. Basta dare un’occhiata alla mia libreria (ride). Poi, nel 2001, si presentò un’occasione: un giorno, mentre ero al mio banchetto, accadde che il dottor Francesco Federico Bianchi (il proprietario, n.d.r.) mi offrì un piccolo spazio da gestire e con l’appoggio dell’ingegnere Pasquale Petrella— quello che sarebbe diventato la mia libreria, Il Libraccio. Mi propose di affittare il locale per avviare la mia attività. Diedi uno sguardo al posto e ne rimasi folgorato. Proposi al dottor Bianchi di trasformare quei 20 metri quadrati, seppur angusti, in una vera e propria libreria. Lui acconsentì.E così nacque una piccola libreria di quartiere”.
Quali sono stati i suoi mentori di questo settore assai complesso a Napoli?
“ Il mio maestro principale è stato mio fratello, senza ombra di dubbio. In seguito, ho lavorato nella libreria Guida a Port’Alba, nella libreria ABC, con la famiglia De Simone e anche per una casa editrice nel Centro Storico. Devo dire che una persona che mi ha insegnato tantissimo è stato Gino Cusati, che aveva la sua attività nei pressi di Santa Chiara. Purtroppo è venuto a mancare… ma è stato lui a darmi la vera spinta verso questo settore. Dopo queste esperienze, ho deciso di mettermi in proprio, come piccola sfida personale, per mettere in pratica tutto ciò che avevo imparato negli anni”.
Cosa significa per lei avere una libreria proprio in via Giordano Bruno?
“Aprii un banchetto al Corso Umberto, nei pressi dell’Università Federico II di Napoli. Capitò una mattina in cui erano presenti i vigili urbani: non si poteva aprire l’attività. Ti chiederai il motivo… ebbene, quel giorno doveva passare un personaggio illustre nella zona. Così, senza perdere tempo, caricai tutti i miei libri in auto e mi spostai fino a qui, in via Giordano Bruno, proprio davanti alla scuola De Sanctis. Lì trovai altre persone come me, che avevano aperto banchetti di ogni tipo. È stata un’esplosione: abituato al Corso Umberto, qui — al contrario — trovai un pubblico di lettori molto più sofisticato rispetto al centro, che è più studentesco. I residenti di questa strada hanno una cultura stratificata e, in pochissimo tempo, hanno cominciato ad apprezzarmi per i libri che proponevo. Una giornata memorabile, in breve”.
Secondo lei, Napoli è una città che legge?
“Napoli è una città che legge. Negli ultimi anni, però, la percentuale di lettori si è ridotta. Le motivazioni sono diverse.Innanzitutto, l’arrivo delle applicazioni per l’acquisto di libri tramite smartphone: una realtà che, ormai, è un po’ sfuggita di mano a tutti. Inoltre, oggi più che mai, noi librai dovremmo dialogare con i lettori, offrendo consigli mirati in base ai gusti e alle esigenze di ciascuno. Questo rapporto umano è fondamentale. Ma il mondo è cambiato. Oggi si trova tutto su internet, e questo ha inevitabilmente ridotto anche lo spazio dedicato alla lettura. Credo, purtroppo, che leggere sia diventato un gesto sempre più raro”.
Com’è cambiata la zona da quando ha aperto? La gente legge di più o di meno?
“Attualmente si legge meno rispetto a 24 anni fa, quando aprii Il Libraccio. Ovviamente, in questa zona il pubblico è sempre stato piuttosto importante. All’epoca, consegnavo libri anche ai liberi professionisti, arricchendo le loro librerie domestiche. Oggi le cose sono cambiate. Come dice il famoso panta rei, tutto scorre: molte persone si sono trasferite altrove, e purtroppo sono rimasti pochi clienti storici. Esistono ancora lettori giovani, certo, ma si orientano quasi sempre verso la letteratura e la narrativa. L’interesse per la saggistica storica si è ridotto. È un segnale, forse, di un certo abbassamento del livello culturale rispetto al passato”.
Ha mai avuto lettori “di quartiere” che sono cresciuti tra i tuoi scaffali?
“Sì, ho avuto lettori che sono cresciuti con me, tra queste pareti. In questi anni ho fornito libri importanti per la loro formazione e per lo sviluppo del pensiero critico, in un periodo storico complesso. Alcuni di loro si sono interessati soprattutto all’ambito storico e filosofico, legandosi anche al mondo accademico. Uno dei tanti è lo psicologo Mario Iuliano. Non posso menzionare tutti i nomi e cognomi, ma le assicuro che sono molte le persone che, ancora oggi, tornano a trovarci”.
Cosa pensa dell’editoria di oggi? C’è troppo, troppo poco, o il giusto?
“Le dico, prima di tutto, una cosa semplice: oggi i libri costano molto più rispetto al passato. Ai miei tempi, quando la moneta nazionale era la lira, un libro di narrativa costava intorno alle quindicimila o diciottomila lire. Ora, invece, un romanzo — ad esempio un’opera di Ken Follett — si aggira intorno ai venticinque euro. Secondo me, è un costo eccessivo. È vero che l’inflazione continua a salire, e con essa anche i prezzi, ma un ragazzo in formazione non può permettersi di pagare così tanto per leggere. Mi sento di fare un appello, in questo momento, soprattutto pensando ai ragazzi che devono acquistare i libri scolastici. Anche se non è il mio ramo principale, devo dire che un genitore, per ogni figlio, arriva a spendere anche quattrocento o quattrocentocinquanta euro. E non sono pochi, di questi tempi. Inoltre, parlando di editoria locale: gli editori napoletani — come Grimaldi, Franco Di Mauro, Dante e Descartes, Langella — stanno ristampando alcuni titoli, ma francamente, a Napoli non c’è più la produzione di libri che c’era circa quindici anni fa”.
Qual è il suo sogno che ha per questa libreria nei prossimi anni?
“Questa libreria resterà così com’è: un punto di riferimento per Mergellina. Una piccola libreria di quartiere, con un’anima. Non amo usare il computer per le vendite: preferisco il dialogo diretto, umano, con il lettore. Per il futuro, però, ho un sogno: aprire un’altra libreria, insieme a mio figlio, Walter Barrotta”.
Un consiglio che darebbe a chi vuole aprire una libreria oggi?
“Sarò onesto con lei: questo non è uno dei periodi storici migliori per aprire una libreria. Negli ultimi anni sono emersi diversi problemi legati alla lettura e all’accesso alla cultura. Eppure, consiglio comunque ai giovani di provarci — se amano davvero questo lavoro e il mondo dei libri. È fondamentale costruirsi una rete di contatti, perché si avrà a che fare con persone colte, appassionate, curiose. Invito tutti i giovani di buona volontà a fare questa esperienza. L’amore per questo mestiere è, prima di tutto, amore per il libro: non un semplice oggetto, ma un’anima immortale, che trasmette il pensiero degli uomini del passato a quelli del futuro. E saranno proprio le nuove generazioni ad avere il difficile compito di custodire questo patrimonio e accrescerlo nel tempo. Il libro è uno strumento vivo, che unisce intere generazioni attraverso i secoli. Non è soltanto qualcosa che trasmette nozioni. È una presenza viva, che parla all’anima”.
