Tagli alla Legge 104 – Disabili e caregiver penalizzati da scelte politiche miopi. Famiglie in rivolta. La Confederazione Meridionalisti Identitari prende posizione
Dal Governo l’annuncio che gela migliaia di famiglie con disabili: fondi ridotti e controlli più severi. Il Coordinatore di CMI, Sergio Angrisano, denuncia una deriva incivile.
4 Agosto 2025
Esmeralda Mameli
Tagli Legge 104 – «Prendete stampelle e deambulatori e tornate da dove siete venuti»: questa frase, che circola tra le famiglie colpite dalle nuove direttive ministeriali, sintetizza perfettamente il senso di abbandono e frustrazione di chi da oltre trent’anni si affida alla Legge 104/92 per garantire una vita dignitosa a sé o a un proprio caro affetto da disabilità. Il recente annuncio del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha dichiarato il taglio ai fondi destinati alla legge, rappresenta un colpo durissimo per migliaia di cittadini, volontari e caregiver in tutta Italia.
La Legge 104, introdotta il 5 febbraio 1992, è da sempre un pilastro del welfare italiano, nata con l’intento di garantire assistenza, inclusione sociale e permessi lavorativi a chi vive con una disabilità o presta assistenza quotidiana a familiari non autosufficienti. Una legge che non ha solo un valore giuridico, ma anche etico, culturale e sociale, che ha permesso in questi anni un lento ma progressivo cambiamento nella percezione della disabilità, favorendo una maggiore consapevolezza collettiva e abbattendo pregiudizi storici.
Oggi, però, tutto questo sembra vacillare. Il ministro Giorgetti ha giustificato il ridimensionamento con la necessità di contenere la spesa pubblica, ma ciò che viene tagliato non sono semplici fondi: sono giorni, ore, opportunità di assistenza, dignità e umanità. Il rischio è che la disabilità venga di nuovo confinata nell’ombra, come fosse un problema da nascondere e non una sfida da affrontare insieme, collettivamente.
Certo, nessuno nega che esistano abusi: i cosiddetti “furbetti della 104”, che chiedono permessi senza reali necessità, danneggiano il sistema e soprattutto coloro che ne hanno bisogno davvero. Ma reprimere gli abusi non può significare penalizzare l’intera categoria. Serve una strategia intelligente, fatta di controlli efficaci e non di tagli lineari che non distinguono tra chi truffa e chi lotta ogni giorno per sopravvivere.
Nella legge di Bilancio approvata il 26 ottobre 2023, si è già registrata una riduzione di 350 milioni di euro rispetto al fondo precedente. Una cifra enorme, che pesa come un macigno sul futuro dei servizi di assistenza, delle scuole inclusive, dei progetti di inserimento lavorativo e sociale. E mentre i volontari continuano a offrire il proprio tempo, senza alcun tornaconto, per portare un sorriso a chi combatte ogni giorno con il dolore e le difficoltà, lo Stato sembra voltare loro le spalle.
Essere accanto a un disabile, nella quotidianità, è una lezione di umanità. Significa imparare il valore del tempo, dell’ascolto, della solidarietà. Significa scoprire che anche un piccolo gesto può fare la differenza. Per questo la Legge 104 è molto più di un pacchetto di permessi lavorativi: è un simbolo di civiltà. E come tale andrebbe tutelata, rafforzata, mai ridotta.
La riforma annunciata potrebbe comportare un inasprimento dei criteri per l’accesso ai benefici, un aumento dei controlli e soprattutto una drastica riduzione delle risorse disponibili. Tutto ciò alimenta una spirale pericolosa: meno fondi significano meno servizi, più solitudine, maggiore carico sulle famiglie e un peggioramento delle condizioni psicologiche ed economiche dei soggetti coinvolti.
Il rischio è concreto: il taglio ai fondi potrebbe trasformarsi in un taglio ai diritti. E allora bisogna chiedersi: lo Stato che non si prende cura dei suoi cittadini più fragili può ancora definirsi democratico e civile?
I prossimi mesi saranno decisivi. Le associazioni, i comitati di familiari, i sindacati e gli stessi operatori del settore sono pronti a far sentire la propria voce. Perché non si può restare in silenzio davanti a un arretramento dei diritti. Perché chi vive con una disabilità o assiste una persona fragile non può essere lasciato solo.
I tagli alla Legge 104 non sono soltanto un capitolo di bilancio, sono una questione di giustizia sociale, di dignità, di umanità. E la politica, se davvero vuole essere al servizio del bene comune, deve ricordarsi che nessuna manovra economica può giustificare l’abbandono dei più deboli.
La voce di CMI: Sergio Angrisano Coordinatore Nazionale della Confederazione Meridionalisti Identitari

Anche il Coordinatore Nazionale di CMI – Confederazione Meridionalisti Identitari Sergio Angrisano, è intervenuto duramente sulla questione dei tagli alla Legge 104, definendo le recenti scelte governative “un atto profondamente iniquo e inaccettabile”.
«Non è possibile che, per fare cassa, si vada a colpire una delle fasce più fragili della popolazione, che ha già pagato il prezzo più alto in termini di dignità e diritti», ha dichiarato Angrisano.
«In qualità di Coordinatore Nazionale di CMI, non posso restare in silenzio di fronte all’ennesima offesa verso il Sud, che già sconta un gap strutturale nei servizi sociosanitari. Ora, con questi tagli, si infligge un ulteriore colpo a famiglie che quotidianamente combattono contro disabilità gravi e croniche, spesso senza il minimo supporto da parte delle istituzioni.»
Angrisano ha poi sottolineato come la Legge 104 non sia una concessione, ma un diritto conquistato con anni di battaglie sociali e civili:
«Parliamo di un presidio di civiltà che deve essere tutelato e rafforzato, non smantellato. Non è accettabile che si colpiscano i diritti fondamentali dei cittadini sotto il pretesto della lotta ai furbetti: chi sbaglia va perseguito, ma non si può criminalizzare l’intero sistema. CMI sarà in prima linea, insieme alle famiglie e ai comitati, per chiedere il ritiro immediato di ogni ipotesi di riduzione dei fondi.»
Il Coordinatore ha lanciato un appello trasversale alla politica e alla società civile:
«Il Sud ha già dato. Oggi più che mai occorre unire le forze per dire NO a questi tagli alla Legge 104 e SÌ a una visione solidale dello Stato. Non possiamo permettere che venga cancellato il principio della cura come dovere collettivo.»

