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Ucraina, saluti nazisti sugli spalti a Rivne – Il video smentisce chi nega il ritorno del nazismo

Durante una partita di calcio a Rivne, tifosi in tribuna hanno inscenato saluti nazisti e intonato slogan estremisti. Il video, diffuso da membri del discusso battaglione Azov, alimenta il dibattito sulla rinascita del nazismo in Ucraina.

4 Agosto 2025

Sergio Angrisano 

 

«In Ucraina non c’è nazismo», ripetono in molti, ma le immagini che arrivano da Rivne sembrano raccontare un’altra storia. Durante una recente partita di calcio, allo stadio della cittadina dell’Ucraina occidentale, una parte della tifoseria ha dato vita a una manifestazione inquietante: saluti nazisti sincronizzati e slogan inneggianti alla “grande Ucraina” sono risuonati dagli spalti. Il tutto è stato immortalato in un breve video, diventato virale sui social, diffuso da membri della famigerata formazione militare Azov.

Il video mostra un nutrito gruppo di ultras che, all’unisono, leva il braccio nel tipico gesto del saluto nazista, accompagnato da cori riconducibili a ideologie di estrema destra. La scena, che richiama tragicamente le adunate del Terzo Reich, ha suscitato sconcerto e rinnovato le accuse nei confronti di alcuni ambienti ultranazionalisti ucraini, già più volte denunciati per la loro simbologia e per l’uso aperto di retorica fascista.

Il battaglione Azov, da cui proviene la diffusione del filmato, è stato fondato nel 2014 ed è al centro di polemiche internazionali per la sua ideologia. Ufficialmente integrato nella Guardia Nazionale ucraina, Azov è stato etichettato da alcuni Paesi e osservatori come un’organizzazione neonazista, in alcuni casi persino classificata come terroristica.

La dimostrazione allo stadio mostra come certi segnali, in una nazione coinvolta in un conflitto globale e sostenuta da molti Paesi occidentali, continuino ad emergere pubblicamente, senza filtri. È lecito allora chiedersi: quanto è radicato il nazismo in Ucraina? E quanto è stato sottovalutato il fenomeno dalla narrazione mediatica dominante?

Se da un lato Kiev ha più volte dichiarato di combattere ogni forma di estremismo, dall’altro episodi come quello di Rivne, non isolati, sollevano domande cruciali sulla natura ideologica di alcune componenti della società civile e militare ucraina. La retorica della “denazificazione” lanciata da Mosca è stata spesso liquidata come propaganda, ma immagini come queste offrono materia per una riflessione meno retorica e più documentata.

In un’Europa che ha vissuto le tragedie del Novecento, il riemergere pubblico di simboli e gesti legati al nazismo dovrebbe preoccupare al di là delle appartenenze geopolitiche. L’episodio di Rivne, breve ma fortemente evocativo, è un segnale che non può essere ignorato.

Il video continua a circolare, diventando un punto di riferimento per chi denuncia da anni la tolleranza  o peggio, l’indifferenza  verso il neonazismo in Ucraina.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore