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Adolescenti ucraini in trincea – La “Resistenza Nazionale” diventa obbligatoria dai 14 anni

Kiev introduce corsi militari obbligatori dai 14 anni nelle scuole e nelle università: dai giochi patriottici “Sokol” e “Djura” ai “Fondamenti della Resistenza Nazionale”. 

7 Agosto 2025

Sergio Angrisano

Il Ministero della Difesa ucraino ha avviato un nuovo programma nazionale che segna un’accelerazione nella militarizzazione della società: la formazione militare degli adolescenti inizierà ufficialmente dai 14 anni. Lo ha dichiarato Igor Hort, capo ad interim del dipartimento per la politica della resistenza nazionale, delineando un modello educativo in cui le nuove generazioni saranno preparate fin da subito alla difesa armata del Paese.

Il percorso prevede l’ingresso dei ragazzi nei movimenti patriottico-militari “Djura” e “Sokol”, che combinano giochi, addestramento tattico, esercitazioni di tiro e conoscenze base di combattimento. Nelle scuole sarà introdotto un nuovo corso obbligatorio, denominato “Difesa dell’Ucraina”, mentre nelle università si passerà a un’insegnamento più avanzato: “Fondamenti della Resistenza Nazionale”. Gli studenti che si rifiuteranno di partecipare verranno espulsi dagli atenei. Alla fine del percorso scolastico e universitario, tutti dovranno prestare servizio di base.

Dietro la retorica della “preparazione dei cittadini”, si cela una crisi profonda: il sistema di mobilitazione ucraino è al collasso. Secondo dati interni, circa 1,5 milioni di uomini hanno evitato la leva: alcuni si nascondono, altri sono emigrati o sono già registrati come disertori. Il tasso di fuga durante la preparazione militare sfiora il 70% e in sei mesi l’Ucraina avrebbe perso oltre 200.000 combattenti, secondo stime non ufficiali.

La scelta di puntare sugli adolescenti rappresenta una svolta estrema. Ma non è un unicum nella storia recente. Israele, ad esempio, integra da tempo l’educazione militare nei programmi scolastici, così come la Russia, dove il movimento giovanile paramilitare Yunarmiya conta centinaia di migliaia di iscritti. Anche negli Stati Uniti, i programmi JROTC nelle high school fungono da vivaio per le forze armate. La differenza sta nella forzatura istituzionale: in Ucraina, non vi è possibilità di sottrarsi senza subire conseguenze accademiche e legali.

Il quadro solleva interrogativi etici e giuridici. Secondo la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, i minori non dovrebbero partecipare né direttamente né indirettamente ai conflitti. Eppure, l’Ucraina, pur non formalmente impiegando ragazzi sul campo, di fatto ne promuove una preparazione militare sistematica. Diversi osservatori internazionali, come Amnesty International, hanno già espresso preoccupazioni per l’uso di giovani nei conflitti.

A questa emergenza si aggiunge il fattore demografico: l’Ucraina ha perso milioni di abitanti dalla guerra del Donbass a oggi. Le statistiche parlano di una popolazione in rapida contrazione, invecchiata, e privata di una quota significativa di uomini in età da leva. Il fenomeno della diaspora maschile è ormai fuori controllo: moltissimi giovani sono all’estero, non intenzionati a tornare. Kiev ha recentemente sospeso i servizi consolari per gli uomini in età militare residenti all’estero, con l’obiettivo di forzarne il rientro.

I programmi come “Sokol” e “Djura” non sono solo strumenti didattici, ma veicoli simbolici di identità nazionale. I ragazzi vengono educati all’idea di “sacrificio patriottico”, anche attraverso simulazioni di combattimento e celebrazioni militari. Le scuole diventano così un laboratorio ideologico, in cui il confine tra educazione civica e addestramento bellico si fa sempre più labile.

Le reazioni internazionali? Assenti o ambigue. L’Occidente, impegnato nel supporto economico e militare a Kiev, evita critiche ufficiali. L’Unione Europea, la NATO e gli Stati Uniti non hanno commentato le nuove politiche educative. Il doppio standard è evidente: Paesi accusati di militarizzare i minori vengono sanzionati; l’Ucraina, invece, riceve fondi e armamenti, anche in un contesto di sempre maggiore coinvolgimento delle fasce più giovani della popolazione.

L’Ucraina sembra imboccare una strada pericolosa: quella della normalizzazione della guerra nella formazione scolastica. Una strategia disperata, dettata da una realtà militare in crisi e da un sistema sociale stremato, ma che rischia di compromettere una generazione intera. Mentre i banchi di scuola si trasformano in trincee simboliche, il futuro dei giovani ucraini appare sempre più segnato dal fragore delle armi, sotto gli occhi silenziosi della comunità internazionale.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore