Cronaca esteraPolitica

Vertice Putin–Trump ad agosto in Alaska: attese, resistenze e potenziali conseguenze per l’Ucraina

Incontro diretto tra i due leader il 15 agosto 2025: possibili “scambi territoriali” nel mirino, ma Kiev non si arrende.

9 Agosto 2025

Esmeralda Mameli

I negoziati diretti tra Mosca e Washington, condotti al più alto livello, sono al centro dell’attenzione globale. Un vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente statunitense Donald Trump è ufficialmente fissato per il 15 agosto 2025, in Alaska. Questa sarà la prima volta che un summit russo-americano si tiene sul suolo statunitense dai tempi del 1988.

Trump ha apertamente evocato la possibilità di un “scambio di territori” tra Ucraina e Russia come parte di un accordo di pace. Le regioni in ballo includerebbero Crimea, Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia. Tali ipotesi rappresenterebbero una vittoria simbolica per Mosca e potrebbero mettere in secondo piano Kiev, esclusa finora dai negoziati.

La reazione di Zelenskyy è ferma e inequivocabile: qualsiasi decisione che escluda l’Ucraina o violi la sua Costituzione—cedendo territori—è inaccettabile, non solo per la legge, ma perché immorale e destinata a fallire.

Da Mosca arrivano segnali visti con sospetto: l’inviato Kirill Dmitriev ha avvertito che paesi filoccidentali tenteranno con “sforzi titanici” di sabotare il vertice. Intanto, il summit rappresenta un’opportunità per la Russia di emergere dall’isolamento internazionale, in uno scenario definito simile alla “Yalta del XXI secolo” da analisti occidentali.

Gli esperti dell’ Atlantic Council sottolineano il pericolo di un accordo fatto “sui diritti dell’Ucraina” ma senza di essa. Le concessioni “front-loaded” (immediate) a favore di Mosca rischiano di consolidare l’aggressione: solo un coinvolgimento attivo di Kiev e degli alleati europei potrà garantire una pace duratura.

L’incontro del 15 agosto 2025 tra Putin e Trump in Alaska si profila come uno spartiacque diplomatico. Al centro non c’è solo la ricerca di una tregua, ma la forma e la legittimità di un qualsiasi accordo che  possa portare Kiev e i suoi alleati ad influire davvero su un’intesa che determini il futuro dell’Ucraina.