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“Collocare il (bistrattato) Medioevo nella giusta prospettiva”

Il rilievo storico e culturale dell’età medievale tra scelte didattiche, revival giovanile e studi accademici

11 Agosto 2025

Sharon Persico

La recente riflessione di Franco Cardini, apparsa il 30 luglio 2025 su L’Osservatore Romano, invita a ripensare radicalmente il ruolo del Medioevo nei programmi scolastici italiani. Cardini critica un’impostazione ministeriale che riduce questa epoca a poche lezioni alla fine della quinta primaria, comprimendo il periodo dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente all’espansione islamica (VII-IX secolo) e concentrando l’intera fase compresa tra Carlo Magno, l’Umanesimo e il Rinascimento nel solo primo anno di scuola secondaria. Una scelta che, secondo lo storico, priva gli studenti di un’occasione fondamentale per comprendere la formazione dell’identità culturale occidentale e, in particolare, italiana. Per Cardini, il Medioevo è un’epoca cardine, ponte fra Antichità e Modernità, che ha generato dibattiti secolari: dall’avversione umanistica alla svalutazione illuministica, fino alla rivalutazione romantica. Una conoscenza più ampia e critica di questa fase storica aiuterebbe i ragazzi a cogliere ciò che nella cultura occidentale è specifico, dal ruolo del cristianesimo latino alla portata rivoluzionaria della Modernità, e a comprendere analogie e differenze con altre civiltà.

Oltre al valore storico, Cardini richiama l’attenzione sul fenomeno contemporaneo del medievalismo, ovvero il riuso e la reinterpretazione del Medioevo nella cultura pop e nella vita sociale. Dalle saghe di J.R.R. Tolkien — il cui “effetto” tra anni ’60 e ’70 lanciò un’ondata medievale globale, appropriata tanto dalla controcultura americana quanto da settori dell’estrema destra europea, fino al successo mondiale de Il nome della rosa di Umberto Eco e alle narrazioni di Ken Follett e Dan Brown, il Medioevo è divenuto scenario privilegiato per romanzi, film, serie televisive, videogiochi, giochi di ruolo e rievocazioni storiche. In Italia, eventi come il Calendimaggio di Assisi e la Settimana Medievale di Gubbio attraggono migliaia di visitatori, con un impatto economico diretto sul turismo, la ristorazione e l’artigianato.

Negli anni ’80, mentre gli accademici tendevano a snobbare il fenomeno, riviste come i Quaderni medievali di Giosuè Musca e convegni come Il sogno del Medioevo, guidati da Umberto Eco, hanno avviato un dialogo fra ricerca storica e cultura popolare. Oggi, progetti di ricerca come FRAME – Framing Medievalisms (finanziato PRIN) analizzano il medievalismo in Italia dal 1980 a oggi, indagando il ruolo dei media, della letteratura e delle rievocazioni pubbliche. Anche l’università, con studiosi come Alessandro Barbero, Giuseppe Sergi, Massimo Oldoni, Tommaso di Carpegna Falconieri, Francesca Roversi Monaco e Umberto Longo, affronta il tema con un approccio interdisciplinare, attribuendogli dignità scientifica e metodologica.

Cardini propone di “insegnare giocando” e “giocar insegnando”, ossia di trasformare l’entusiasmo popolare per il Medioevo in un’opportunità educativa capace di unire rigore storico e partecipazione attiva. “Rifilologizzare il gioco del Medioevo” significa recuperare fonti, contesti e interpretazioni corrette, contrastando stereotipi e falsi storici senza rinunciare al fascino narrativo.

La valorizzazione del Medioevo non è un lusso culturale, ma un’esigenza per comprendere il presente, rafforzare le radici comuni e stimolare nelle giovani generazioni un interesse critico e consapevole per la storia, restituendo a questa lunga stagione respiro e dignità.