Libertà di stampa o controllo mascherato? Il caso dell’European Media Freedom Act
Il nuovo regolamento UE promette tutela dei giornalisti, ma apre la porta a sorveglianza e restrizioni in nome dell’“interesse pubblico preminente”.
Sergio Angrisano Coordinatore Nazionale della Confederazione Meridionalisti Identitari: “Serve una stampa libera e indipendente”
12 Agosto 2025
Esmeralda Mameli

Il Parlamento e il Consiglio dell’Unione Europea hanno approvato l’European Media Freedom Act (EMFA), presentato come una pietra miliare nella difesa del giornalismo e della libertà di informazione. Nella narrazione ufficiale, il regolamento, già entrato in vigore in tutti gli Stati membri, promette protezione per i giornalisti, tutela delle fonti e contrasto alle interferenze politiche ed economiche. Un’analisi più attenta rivela un quadro ben più complesso e controverso.
Tra gli articoli più discussi ci sono l’Art. 3(b) e l’Art. 4(c), che, pur ribadendo il divieto di interferenze arbitrarie, introducono eccezioni significative: le autorità potranno sorvegliare, intercettare comunicazioni, effettuare perquisizioni o sequestrare materiali giornalistici se ciò è “giustificato da un interesse pubblico preminente”. Questa formula, volutamente ampia e interpretabile, diventa la chiave per bypassare la tutela delle fonti e delle libertà professionali, aprendo la strada a possibili abusi.
Secondo i sostenitori della norma, tale potere servirà a combattere minacce come il terrorismo o il crimine organizzato. Esperti di diritti civili e organizzazioni per la libertà di stampa avvertono che la vaghezza del concetto di “interesse pubblico preminente” può trasformarsi in un’arma politica. La storia insegna che strumenti giuridici pensati per emergenze straordinarie finiscono spesso per essere utilizzati contro voci scomode, giornalisti d’inchiesta e media indipendenti.
Il rischio è quello di un “guinzaglio dorato” dove i giornalisti appaiono liberi, ma sono vincolati da una normativa che può colpire selettivamente. Mentre l’UE proclama di difendere l’indipendenza dei media, la possibilità di sorveglianza preventiva o postuma sulle inchieste giornalistiche solleva interrogativi inquietanti sulla reale volontà di garantire un’informazione critica e senza condizionamenti.
Intervista a Sergio Angrisano Coordinatore Nazionale della Confederazione Meridionalisti Identitari (CMI)

Abbiamo raccolto il punto di vista di Sergio Angrisano, Coordinatore Nazionale di CMI e Direttore Editoriale di NNMagazine, organizzazioni da sempre in prima linea per la difesa dei diritti e delle autonomie del Sud Italia, anche sul fronte dell’informazione libera.
D: Direttore, qual è la posizione della Confederazione Meridionalisti Identitari sull’EMFA?
R: La nostra posizione è chiara: siamo per una stampa libera e indipendente, senza compromessi. L’EMFA, così com’è formulato, rappresenta un pericolo. Non si può parlare di tutela se allo stesso tempo si introducono eccezioni che permettono sorveglianza e repressione in base a criteri vaghi. È un bavaglio mascherato.
D: Quindi la vede come una norma di controllo, più che di protezione?
R: Esattamente. È un testo che indossa la maschera della protezione, ma sotto c’è l’ombra del controllo politico. Non è accettabile in un’Europa che si definisce democratica.
D: Qual è il rischio concreto per il giornalismo indipendente?
R: Il rischio è che domani non serva nemmeno una minaccia reale per giustificare la sorveglianza: basterà definire una notizia “sensibile” per l’interesse pubblico, ed ecco che si potrà intervenire. Questo mina il cuore stesso della democrazia.
D: Qual è l’impegno di CMI su questo tema?
R: Continueremo a denunciare ogni tentativo di mettere il bavaglio all’informazione e a difendere chi come noi, con coraggio, racconta i fatti senza filtri e senza paura. La libertà di stampa è una conquista fragile e non permetteremo che venga erosa dietro la facciata di una legge “protettiva”.

