Frode sul Vino in Veneto – 5 Milioni di Euro di Guadagno Illegale in un Anno
Vino da tavola venduto come IGT: migliaia di ettolitri, società fittizie e quattro arresti nei guai
15 Agosto 2025
Sergio Angrisano
L’operazione condotta dai Carabinieri del NAS di Padova ha portato alla luce un sistema di frode su larga scala nel settore vitivinicolo veneto, con un guadagno illecito stimato di circa 5 milioni di euro in un solo anno. Secondo quanto accertato dagli investigatori, il meccanismo era tanto semplice quanto redditizio: vino da tavola, acquistato a un prezzo di circa 10.000 euro per cisterna da 300 ettolitri, veniva rivenduto come vino a denominazione IGT – in particolare Pinot bianco, Pinot grigio, Chardonnay e Prosecco – a un prezzo di 60.000 euro a cisterna, garantendo un margine netto di 50.000 euro ciascuna. In due anni sarebbero state commercializzate circa 100 cisterne, per un totale di decine di migliaia di ettolitri, ingannando operatori del settore e consumatori.
Le indagini hanno portato all’arresto di quattro persone: Silvano Poli di Gambellara (Verona), individuato come presunto coordinatore dell’operazione; Gabriele Trevisan di Cinto Caomaggiore (Venezia); Gianfranco Fattori di San Bonifacio (Verona) e Giovanni Zangrando di Marano Valpolicella (Verona). Nei confronti di Poli, figura nota alle cronache giudiziarie, risultano pendere una quarantina di procedimenti penali in varie procure italiane, uno dei quali si è concluso lo scorso 22 marzo con una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione.
Le aziende coinvolte nella presunta truffa sono: Cantine Poli di Gambellara, Grappolo Trading di Bigarello (Mantova), Eurovini di Portogruaro (Venezia), Italvini di Arcole (Verona), Azienda Agricola Fattori di San Bonifacio, Eredi Bartolini di Basigliano (Udine) e EuroComm di Vicenza. Alcune di queste società risultavano inesistenti, altre operative solo per pochi mesi, un indizio che conferma l’ipotesi investigativa dell’uso di entità fittizie per movimentare e “ripulire” il vino contraffatto. Tra le vittime della frode figura anche la cooperativa trentina Cavit, nota realtà del settore vinicolo italiano.
Secondo le ricostruzioni, il vino da tavola veniva acquistato in grandi quantità, stoccato e successivamente etichettato come IGT, sfruttando la notorietà e il valore commerciale di queste denominazioni per rivenderlo a un prezzo molto più alto. L’operazione ha avuto un impatto economico e reputazionale rilevante, mettendo in discussione la fiducia dei consumatori verso le etichette di qualità e danneggiando l’immagine del settore vitivinicolo italiano.
Questa indagine non è un caso isolato: in passato, inchieste analoghe avevano già portato al sequestro di migliaia di ettolitri di vino falsamente etichettato come IGT o DOC, con un giro d’affari di diversi milioni di euro. E’ implicita la necessità di controlli più serrati nella filiera, di maggiore tracciabilità dei prodotti e di pene esemplari per chi mina la credibilità di uno dei comparti simbolo del Made in Italy.

