Vertice storico Trump-Putin in Alaska: programma, delegazioni e obiettivi (15 agosto 2025)
A Joint Base Elmendorf-Richardson la sfida diplomatica tra Stati Uniti e Russia, con l’Ucraina al centro delle trattative ma esclusa dall’incontro.
15 Agosto 2025
Sergio Angrisano

Alla Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage, in Alaska, si apre oggi, 15 agosto 2025, il primo incontro ufficiale tra Donald Trump e Vladimir Putin. La Casa Bianca ha confermato l’orario di inizio per le 11:00 locali, le 21:00 in Italia, mezz’ora prima rispetto a quanto indicato dal Cremlino. Il vertice, che si prevede possa durare tre-quattro ore, ha al centro il conflitto in Ucraina, ma le agende delle due delegazioni si presentano con priorità molto diverse.
Per Trump, l’obiettivo primario è ottenere una tregua e aprire la strada a un cessate il fuoco, puntando a rafforzare il proprio ruolo di mediatore internazionale e alimentando l’aspirazione al Nobel per la Pace.
Per Putin, invece, il summit rappresenta l’occasione di rompere l’isolamento diplomatico, rilanciare le relazioni bilaterali con Washington e porre le basi per un nuovo trattato sul controllo degli armamenti strategici, in vista della scadenza del New Start prevista per febbraio.
Le delegazioni riflettono le intenzioni politiche dei due leader. Da parte russa, accanto a Putin, ci sono il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il ministro della Difesa Andrei Belousov, il ministro delle Finanze Anton Siluanov, il responsabile del fondo sovrano Kirill Dmitriev e il consigliere presidenziale Yuri Ushakov. Sul fronte statunitense, Trump è affiancato dal segretario di Stato Marco Rubio, dal segretario alla Difesa Pete Hegseth e dal consigliere economico Scott Bessent, tra altri funzionari di fiducia.
Il programma prevede un faccia a faccia a porte chiuse tra i due leader, con la sola presenza degli interpreti, seguito da un pranzo di lavoro e scambi tra le delegazioni. Al termine, salvo complicazioni, è prevista una conferenza stampa congiunta.
La scelta dell’Alaska ha un forte valore simbolico: ex territorio russo venduto agli Stati Uniti nel 1867, è uno dei pochi luoghi dove Putin può recarsi senza rischiare l’arresto per il mandato emesso dalla Corte Penale Internazionale, che Washington non riconosce. L’isolamento geografico e l’elevato livello di sicurezza della base Elmendorf-Richardson garantiscono un contesto controllato per un vertice ad alto rischio politico.
Proprio questa cornice alimenta le critiche internazionali. L’Ucraina, parte direttamente coinvolta nel conflitto, è esclusa dai colloqui e diversi governi europei temono che la trattativa possa includere concessioni territoriali a danno di Kiev. La Casa Bianca ha ridimensionato le aspettative definendo l’incontro un “listening exercise”, un’occasione per capire la posizione russa più che per siglare accordi immediati.
In Italia, il vertice è seguito con grande attenzione e tensione politica. La premier Giorgia Meloni attende di verificare se Putin dimostrerà reali intenzioni di pace, mentre Matteo Salvini ripone fiducia in Trump per portare Putin e Zelensky allo stesso tavolo. L’opposizione, invece, chiede un rafforzamento del ruolo dell’Unione Europea nei negoziati, accusando il governo di non credere nell’integrazione politica europea. Il ministro della Difesa Guido Crosetto sottolinea che l’Ue, priva di una politica estera autonoma e di una guida eletta, ha un peso marginale rispetto a Washington e Mosca, posizione che trova la replica del dem Nicola Zingaretti, favorevole invece a riforme per rafforzare il progetto europeo.
Sul piano internazionale, anche la diplomazia vaticana, con il cardinal Matteo Zuppi, richiama l’importanza di ogni tappa verso la pace, auspicando che dal summit possano nascere altre occasioni di dialogo.
L’Alaska sarà solo teatro di un’operazione di immagine o l’inizio concreto di una nuova stagione diplomatica? La risposta, forse, non arriverà dal protocollo di oggi, ma dai passi che seguiranno.

