Ambientecronaca

Frattura sotto i Campi Flegrei “risuona” durante i terremoti – Scoperta cruciale per la sicurezza

Una frattura a 3,6 km di profondità sotto la caldera dei Campi Flegrei vibra al passaggio delle onde sismiche, fornendo informazioni cruciali sulla struttura interna e sul rischio vulcanico.

19 Agosto 2025

Sergio Angrisano

Una frattura profonda 3,6 km sotto la caldera dei Campi Flegrei, situata tra Solfatara e Pisciarelli, è stata recentemente identificata come una struttura che “risuona” al passaggio delle onde sismiche. Questo fenomeno, noto come risonanza, offre nuove prospettive nella comprensione della dinamica interna del vulcano e nella gestione del rischio sismico e vulcanico. La frattura, lunga circa 1 km, larga 650 metri e con uno spessore medio di 35 cm, presenta un volume complessivo di circa 220.000 metri cubi. Sebbene il contenuto non sia stato ancora determinato con certezza, potrebbe trattarsi di gas ad alta pressione o fluidi magmatici. La sua posizione e le caratteristiche suggeriscono un collegamento diretto tra il serbatoio magmatico profondo e le fumarole superficiali, come quelle di Solfatara e Pisciarelli.

Da almeno sette anni, la frattura emette un segnale sismico a frequenza costante di 0,114 Hz, indicando una struttura stabile nel tempo. Questo comportamento, osservato attraverso segnali sismici di lunghissimo periodo (VLP), permette di tracciare i flussi di fluidi in profondità e individuare variazioni strutturali potenzialmente pericolose. La stabilità della risonanza suggerisce che la geometria e le condizioni della frattura siano rimaste costanti, senza evidenti cambiamenti nelle proprietà fisiche dei fluidi che la sostengono. La continua accumulazione di pressione potrebbe indicare un potenziale aumento del rischio sismico e vulcanico nella regione.

La scoperta rappresenta un passo importante per gli studi sui Campi Flegrei, poiché fornisce informazioni cruciali sulla struttura interna del vulcano e consente di monitorare più efficacemente la sismicità e i possibili segnali premonitori di eruzioni. Comprendere la dinamica dei fluidi magmatici e dei gas ad alta pressione contenuti in profondità può infatti migliorare la capacità di prevedere eventi sismici e vulcanici, aumentando la sicurezza per le aree circostanti. Questa frattura, che collega direttamente il serbatoio magmatico alle fumarole superficiali, diventa così un indicatore prezioso dello stato interno del vulcano e del potenziale rischio associato, confermando l’importanza di un monitoraggio costante e approfondito dei Campi Flegrei.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore