Israele prevede evacuazione di Gaza City in meno di due mesi – Piano di occupazione in corso
Il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir conferma il piano: entro ottobre 2025 Gaza City sarà svuotata, seguita dall’accerchiamento. Crescono le vittime civili, l’allarme umanitario e le pressioni diplomatiche.
20 agosto 2025
Esmeralda Mameli
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Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito israeliano, Eyal Zamir, ha approvato il piano che prevede l’evacuazione totale di Gaza City in meno di due mesi, come riportato da Channel 12 e confermato da fonti militari israeliane. Il progetto sarà presentato al ministro della Difesa e, secondo quanto stabilito dal Security Cabinet, la data limite per il completamento dell’operazione è il 7 ottobre 2025. Successivamente, le forze israeliane procederanno con l’accerchiamento e l’occupazione della città, cercando di limitare al minimo l’impiego delle riserve. Il piano, definito “storico” dagli ambienti governativi, rappresenta il primo tentativo di Israele di occupare e mantenere il controllo diretto su Gaza City, cuore urbano della Striscia.

Secondo l’agenzia AP, l’offensiva potrebbe coinvolgere fino a 30.000 soldati israeliani, uno spiegamento che alimenta forti timori per l’impatto sulla popolazione civile e che ha già provocato reazioni dure da parte di comunità internazionale e Paesi alleati. Regno Unito, Francia e Germania hanno espresso “profonda preoccupazione”, mentre Berlino ha annunciato un ulteriore stop alle esportazioni di armi verso Israele.
La situazione umanitaria a Gaza si aggrava di giorno in giorno. Il parroco della parrocchia cattolica di Gaza, padre Gabriel Romanelli, ha denunciato l’ordine di evacuazione dell’intero quartiere e la distribuzione di tende per gli sfollati, sottolineando come si tratti di una situazione drammatica:
“Uno può pensare che sia una buona notizia, ma è in realtà l’annuncio dell’evacuazione dell’intera città. Dove potranno andare 2,3 milioni di persone?”.
Durante la messa domenicale, lo stesso sacerdote ha raccontato di una forte esplosione che ha danneggiato un serbatoio d’acqua, fortunatamente senza vittime, ma simbolo di una quotidianità segnata dalle bombe.
La conta delle vittime, intanto, continua a salire. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, almeno 25 civili palestinesi sono stati uccisi dall’alba nei raid israeliani di oggi su diverse località della Striscia. Otto delle vittime erano in attesa di aiuti umanitari, mentre nella notte un attacco aereo ha colpito un campo di sfollati a Deir al-Balah, nel centro di Gaza, uccidendo cinque persone, tra cui tre minori: un neonato di un anno e due adolescenti di 12 e 13 anni.
Sul piano politico-diplomatico, Hamas ha accettato una proposta di tregua di 60 giorni mediata da Egitto, Qatar e Stati Uniti, che prevede anche uno scambio di ostaggi e prigionieri. Israele, tuttavia, non ha ancora fornito una risposta ufficiale, alimentando tensioni interne e internazionali. Le principali capitali occidentali e l’Unione Europea chiedono un cessate il fuoco immediato e il rilascio degli ostaggi, mentre la pressione internazionale aumenta di fronte a una crisi umanitaria che rischia di diventare incontrollabile.
La prospettiva di un’evacuazione di massa seguita dall’occupazione militare appare, dunque, come uno spartiacque drammatico per la popolazione palestinese e per gli equilibri geopolitici dell’intera regione.

