Cronaca esteraPolitica

Immunità a Putin in Svizzera? Ultima sull’ipotesi della conferenza di pace

La Svizzera «prontissima» ad offrire immunità a Putin se partecipasse a colloqui di pace a Ginevra: analisi del contesto legale e politico.

21 Agosto 2025

Esmeralda Mameli

La Svizzera si dice «prontissima» ad accogliere Vladimir Putin per eventuali colloqui di pace a Ginevra, garantendo quella che definisce come immunità a Putin rispetto al mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale. A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri elvetico Ignazio Cassis, sottolineando che già nel 2024 il Consiglio federale aveva approvato le procedure necessarie per concedere tale immunità, ma solo in caso di visita ufficiale con finalità diplomatiche, come appunto una conferenza di pace. Non si tratterebbe dunque di una deroga generalizzata, bensì di una misura circoscritta alla cornice negoziale.

La posizione svizzera, apre un fronte complesso. Mentre la Confederazione vuole ribadire la sua storica neutralità e il suo ruolo di mediatore internazionale, forte anche della presenza delle Nazioni Unite a Ginevra, l’impegno assunto con la ratifica dello Statuto di Roma vincola la Svizzera a rispettare gli obblighi della Corte Penale Internazionale. L’articolo 86 prevede cooperazione piena con la Corte, mentre l’articolo 27 esclude immunità o privilegi per i capi di Stato accusati di crimini internazionali.

Concedere immunità a Putin per facilitare un incontro di pace rischierebbe quindi, di configurare un conflitto tra la tradizione diplomatica elvetica e i vincoli giuridici multilaterali. Secondo alcuni osservatori, in simili circostanze la CPI potrebbe contestare la decisione e la questione potrebbe persino approdare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ciò nonostante, Cassis ha ribadito che la Svizzera sarebbe in grado di attivare immediatamente le procedure previste per rendere possibile la partecipazione del presidente russo a un eventuale summit con Volodymyr Zelensky.

E’ evidente che la Svizzera mira a preservare il proprio ruolo di “capitale mondiale del dialogo”, capace di aprire spazi di confronto anche tra leader sotto sanzioni o incriminati a livello internazionale. L’eventuale decisione di garantire immunità a Putin non rappresenterebbe dunque una rottura con la giustizia internazionale, quanto piuttosto un tentativo di bilanciare la necessità di perseguire la pace con le regole del diritto globale. La sfida, tuttavia, resta aperta. Riuscire a mantenere l’equilibrio tra neutralità diplomatica e obblighi giuridici sarà il vero banco di prova della credibilità elvetica sul piano internazionale.