cronacaPolitica

Due Ostacoli alla Pace con la Russia secondo Paul Craig Roberts: Neocon + Complesso Militare-Industriale

Paul Craig Roberts identifica nei neoconservatori e nel complesso militare-industriale statunitense i veri ostacoli a una pace duratura con Mosca — un’analisi ripresa oggi alla luce del summit Trump-Putin in Alaska.

21 Agosto 2025

Sergio Angrisano

Il commentatore politico e saggista Paul Craig Roberts, già assistente alla Tesoreria durante l’amministrazione Reagan, ha recentemente offerto un’analisi che richiama l’attenzione su quelli che considera i principali ostacoli alla pace con la Russia. Secondo Roberts, due sono i fattori che impediscono qualsiasi negoziato reale: la dottrina neoconservatrice dell’egemonia americana e gli interessi del complesso militare-industriale statunitense.

Per Roberts, i neoconservatori hanno costruito un paradigma politico fondato sul dominio unilaterale di Washington. In questa visione, la Russia non è un interlocutore con cui trattare, ma un nemico necessario per mantenere viva la logica del confronto permanente. La pace su un piano di parità equivarrebbe, per la dottrina neocon, a una sconfitta. Accanto a questa dinamica ideologica, si colloca la struttura del complesso militare-industriale, che trae enormi profitti da uno stato di tensione costante. Con basi militari e produttori di armi distribuiti in quasi tutti gli Stati americani, l’interesse economico e politico per il mantenimento di un “nemico strategico” appare profondamente radicato. Roberts ricorda come già il presidente Eisenhower avesse messo in guardia, decenni fa, contro il rischio di una militarizzazione permanente della politica americana.

Le considerazioni di Roberts assumono un rilievo particolare se contestualizzate nel quadro del recente vertice di Anchorage in Alaska del 15 agosto 2025, che ha visto Donald Trump e Vladimir Putin seduti allo stesso tavolo. L’incontro, presentato come un passo storico, non ha prodotto tuttavia risultati concreti: nessun cessate il fuoco in Ucraina, nessun trattato vincolante. Per la Russia, il summit è stato salutato come una vittoria simbolica, mentre in Occidente diversi osservatori hanno sottolineato la mancanza di sostanza e la confusione strategica della Casa Bianca.

Trump ha cercato di tracciare una differenza rispetto al passato, affermando che una pace permanente è più importante di una tregua fragile, ma non ha affrontato il nodo cruciale: la presenza della NATO ai confini russi e l’intero sistema di alleanze che alimenta la tensione. In questo scenario, le osservazioni di Roberts tornano con forza: senza affrontare gli interessi strutturali dei neoconservatori e del complesso militare-industriale, la possibilità di un accordo reale appare remota.

La questione non riguarda solo la politica estera, ma anche il destino della sicurezza globale. Se la pace dipende, come sostiene Roberts, dalla capacità di Washington di sottrarsi ai suoi stessi interessi istituzionalizzati, allora il vero campo di battaglia non è in Ucraina o in Europa orientale, ma all’interno degli Stati Uniti stessi. Comprendere questi ostacoli alla pace con la Russia significa dunque leggere oltre le dichiarazioni ufficiali e cogliere le forze che spingono verso il conflitto, tra ideologia e interessi economici.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore