Un archeologo ripercorre le rotte vichinghe perdute navigando per tre anni – Scoperti porti ignoti
Greer Jarrett dell’Università di Lund individua quattro approdi vichinghi sconosciuti grazie a una sperimentazione nautica avvalendosi della memoria orale e mappature digitali.
21 Agosto 2025
Sharon Persico
Un archeologo ha passato tre anni in mare aperto per ricostruire in prima persona l’esperienza della navigazione vichinga e scoprire le rotte perdute del Nord. Si tratta di Greer Jarrett, dottorando dell’Università di Lund, che ha percorso oltre 5 000 chilometri a bordo di una faering, una piccola barca vichinga a vela quadra, costruita con tecniche di oltre mille anni fa. L’impresa, raccontata in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Archaeological Method and Theory, ha permesso di individuare quattro approdi sconosciuti che in epoca vichinga avrebbero rappresentato veri e propri rifugi strategici durante i lunghi viaggi commerciali.

Jarrett ha effettuato 26 spedizioni lungo le coste norvegesi, affrontando tempeste improvvise, venti gelidi e persino la rottura della vela in piena notte, riparata legando due remi. L’archeologo ha scelto di rinunciare a strumenti moderni come bussole e carte nautiche, affidandosi a punti di riferimento naturali e alla conoscenza orale dei marinai locali, ancora tramandata fino al XX secolo. Le osservazioni raccolte sono state poi confrontate con mappe digitali dei livelli del mare, ricostruiti per tener conto dei mutamenti dovuti a innalzamenti e abbassamenti delle coste nei secoli.
Dalla sua ricerca sono emersi quattro approdi principali: l’isola di Storfosna, che ha restituito anche una sepoltura navale, Smørhamn, Sørøyane e un quarto sito non ancora reso pubblico. Tutti si trovano in zone di transizione tra mare aperto e fiordi, luoghi sicuri per rifornirsi, riposare e scambiare informazioni. Secondo studiosi come Vibeke Bischoff e Morten Ravn del Viking Ship Museum di Roskilde, questi risultati mettono in discussione la visione secondo cui i Vichinghi si muovevano solo tra grandi porti, mostrando invece l’esistenza di una rete più ampia e decentralizzata di scali.
L’impresa non è stata solo una ricerca storica, ma anche una sfida fisica ed emotiva: Jarrett e il suo equipaggio hanno affrontato onde alte, venti katabatici provenienti dalle montagne e persino l’incontro ravvicinato con una balena minki, episodi che hanno rafforzato l’importanza della collaborazione a bordo e della capacità di adattamento. Lo stesso Jarrett parla di un “ponte di esperienza” tra passato e presente. Vivendo le stesse condizioni dei marinai norreni ha potuto comprendere come, oltre alla robustezza delle imbarcazioni, il vero segreto dei Vichinghi fosse la loro abilità nel gestire l’imprevisto e nell’avere sempre più rotte alternative a disposizione.
La sua ricerca rappresenta un contributo importante per l’archeologia sperimentale e per la storia della navigazione, offrendo una nuova prospettiva sul mondo vichingo, la cui narrazione non è ricca solo di incursioni e battaglie, ma anche di una raffinata rete commerciale capace di collegare porti lontani, dalle coste scandinave fino a Baghdad. Un mosaico di resilienza, conoscenza orale e adattamento, che restituisce vitalità alle antiche rotte vichinghe perdute.

