Groenlandia: la fibra ottica svela le onde invisibili che accelerano lo scioglimento dei ghiacciai
Una tecnologia Distributed Acoustic Sensing (DAS), applicata a un cavo in fibra ottica lungo 10 chilometri posato sul fondale di un fiordo meridionale, ha permesso di rilevare onde interne ‘alte come grattacieli’, capaci di riportare in superficie acqua calda e di amplificare la fusione dei ghiacciai.
22 Agosto 2025
Esmeralda Mameli

Il distacco di grandi blocchi dalla calotta glaciale della Groenlandia, un fenomeno noto come calving, non rappresenta solo la manifestazione più evidente del riscaldamento globale, ma si rivela anche un meccanismo che alimenta ulteriormente la fusione della calotta artica.
Il calving è il processo attraverso il quale grandi porzioni di ghiaccio si staccano dal fronte di un ghiacciaio o da una piattaforma glaciale e precipitano in mare, dando origine a iceberg. In condizioni naturali si tratta di una fase fisiologica del ciclo dei ghiacciai, ma il riscaldamento climatico ne ha aumentato frequenza e intensità, accelerando lo scioglimento complessivo e contribuendo all’innalzamento del livello del mare.

A renderlo visibile per la prima volta è stata una tecnologia innovativa, la fibra ottica che rivela lo scioglimento dei ghiacciai, che ha permesso a un gruppo di ricerca internazionale guidato dalle università di Zurigo e di Washington di osservare un processo finora nascosto: la formazione di onde sottomarine gigantesche che trasportano acqua calda verso le pareti glaciali, accelerandone la distruzione. La sperimentazione, condotta nel sud della Groenlandia nell’ambito del progetto GreenFjord finanziato dallo Swiss Polar Institute, ha utilizzato un cavo in fibra ottica di 10 chilometri posato sul fondale di un fiordo. Attraverso la tecnologia Distributed Acoustic Sensing (DAS), ogni minima vibrazione del cavo è stata trasformata in un segnale, consentendo di rilevare in tempo reale gli effetti del distacco degli iceberg e l’insorgere di onde interne invisibili che si propagano per ore dopo l’evento. Queste onde, definite “alte come grattacieli”, rimescolano le acque profonde riportando in superficie masse di acqua calda che erodono i ghiacciai dall’interno, generando un effetto moltiplicatore dello scioglimento. Lo studio, pubblicato su Nature il 13 agosto 2025 con il titolo “Calving-driven fjord dynamics resolved by seafloor fibre sensing”, ha mostrato come la fibra ottica possa diventare uno strumento decisivo per comprendere e monitorare i processi climatici in atto.

Dominic Gräff, uno dei ricercatori, ha spiegato che l’esperimento equivale ad avere “un migliaio di sensori piazzati sotto la fronte del ghiacciaio”, aprendo nuove prospettive di analisi che fino a pochi anni fa sarebbero state impensabili. Il meccanismo svelato dimostra come lo scioglimento dei ghiacciai non sia un processo lineare, ma amplificato da dinamiche nascoste, con effetti diretti sull’innalzamento del livello del mare e sulla stabilità degli ecosistemi marini. La fibra ottica per lo scioglimento dei ghiacciai, già impiegata nello studio dei ghiacciai svizzeri, si conferma così una tecnologia cruciale per la ricerca climatica globale, capace di trasformare un semplice cavo sottomarino in una finestra aperta sul futuro del pianeta.

