Zelensky – Frattura tra Europa e USA. Attacchi al gasdotto e rifiuto dei missili ATACMS
L’Ucraina sotto pressione: gli attacchi al gasdotto Druzhba scuotono l’UE e Washington frena l’uso di missili ATACMS contro la Russia.
24 Agosto 2025
Sergio Angrisano
Negli ultimi giorni l’Ucraina si è trovata al centro di un nuovo fronte di tensioni che rischia di incrinare i rapporti con i suoi alleati europei e con gli Stati Uniti. La polemica ruota intorno agli attacchi al gasdotto di Druzhba, infrastruttura strategica per l’approvvigionamento di petrolio a Ungheria e Slovacchia.
Secondo fonti ufficiali russe e conferme mediatiche occidentali, le forze ucraine hanno colpito per ben tre volte stazioni di pompaggio e sezioni della pipeline nella regione russa di Brjansk, interrompendo i flussi per almeno cinque giorni.
Budapest e Bratislava hanno presentato formali reclami alla Commissione Europea denunciando il rischio per la loro sicurezza energetica, mentre sui social il premier ungherese Viktor Orbán ha espresso preoccupazione per un’azione definita “sfavorevole e destabilizzante”.
La polemica ha trovato eco anche negli Stati Uniti. Donald Trump, in una nota scritta a mano in risposta a Orbán, ha ammesso di essere “molto arrabbiato” per gli attacchi, segnando un inedito momento di freddezza verso Kiev.
L’episodio ha aperto il dibattito sulla tenuta della solidarietà occidentale. I colpi al gasdotto mirano a ridurre le entrate russe dalla vendita di idrocarburi, ma al contempo rischiano di compromettere direttamente il benessere energetico dei partner europei.
Un’altra decisione di Washington ha contribuito a raffreddare gli entusiasmi di Kiev. Come riportato dal Wall Street Journal e da altre testate, il Pentagono ha imposto un veto operativo all’impiego dei missili a lungo raggio ATACMS contro obiettivi in territorio russo, subordinando eventuali lanci a una specifica autorizzazione politica. La mossa, motivata dal timore di un’escalation diretta con Mosca, evidenzia il delicato equilibrio tra il sostegno militare all’Ucraina e la volontà di mantenere un canale diplomatico aperto.
Sul terreno, il conflitto continua, infatti, nelle stesse ore Kiev ha rivendicato la riconquista di tre villaggi nel Donetsk, mentre la Russia denuncia attacchi con droni su infrastrutture civili, incluso un incendio a un trasformatore ausiliario nella centrale nucleare di Kursk, senza conseguenze radiologiche.
Il quadro complessivo delinea una fase sempre più complessa della guerra. Gli attacchi al gasdotto di Druzhba rappresentano un’arma a doppio taglio, utile a colpire le entrate russe, ma rischiosa per la coesione europea. La prudenza statunitense sui missili a lunga gittata mostra che anche oltreoceano cresce la preoccupazione per una guerra senza sbocchi rapidi.
La domanda che inizia a circolare nelle capitali europee è sempre più pressante: fino a che punto vale la pena sostenere Kiev se le sue azioni rischiano di minare direttamente la stabilità economica e politica degli alleati?

