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Proteste in Australia e numero drammatico di bambini uccisi a Gaza

Decine di migliaia in piazza in oltre 40 città australiane per chiedere sanzioni contro Israele, mentre il governo di Gaza denuncia quasi 19.000 bambini uccisi dall’inizio del conflitto.

25 Agosto 2025

Esmeralda Mameli

Di fronte a una crisi umanitaria senza precedenti nella Striscia di Gaza, decine di migliaia di cittadini australiani hanno partecipato a imponenti manifestazioni pro-palestinesi in oltre 40 città del Paese. Gli organizzatori del Palestine Action Group parlano di una mobilitazione storica, con circa 100.000 persone a Sydney e Melbourne, 50.000 a Brisbane e migliaia di partecipanti in città come Adelaide, Perth e Hobart. Le stime della polizia sono più contenute, in particolare a Brisbane dove si parla di 10.000 presenze, ma la portata dell’iniziativa resta significativa. Le manifestazioni hanno avuto come obiettivo quello di fare pressione sul governo federale affinché introduca sanzioni contro Israele e un embargo sulla vendita di armi, sul modello di quanto fatto con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Durante il corteo di Brisbane, la senatrice dei Verdi Larissa Waters ha sottolineato che

“gli australiani sono inorriditi dal fatto che stiamo vendendo componenti per armi al governo israeliano: deve finire.”

La protesta ha registrato episodi controversi, come l’esposizione di una bandiera di Hamas a Brisbane, condannata dall’opposizione e oggetto di indagini, ma gli organizzatori hanno ribadito che il messaggio centrale resta la difesa dei diritti umani e la fine delle violenze.

Mentre in Australia e in altre capitali, come Copenaghen, l’opinione pubblica internazionale si mobilita, il governo di Gaza controllato da Hamas denuncia un bilancio agghiacciante: almeno 18.885 bambini uccisi a Gaza dall’inizio del conflitto iniziato il 7 ottobre 2023, su un totale di oltre 62.000 vittime palestinesi secondo quanto riportato da Al Jazeera. Questi dati sono coerenti con le stime diffuse dal Ministero della Salute di Gaza e rilanciate da diversi osservatori internazionali, mentre UNICEF ha definito Gaza “il luogo più pericoloso al mondo per un bambino”, stimando oltre 50.000 minori uccisi o feriti dall’inizio della guerra.

La portata della tragedia colpisce l’opinione pubblica mondiale e alimenta le richieste di cessate il fuoco, sanzioni mirate e interventi diplomatici urgenti.

Le proteste australiane, così come quelle in Danimarca, dove migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra e il riconoscimento dello Stato di Palestina, rappresentano il segnale di una crescente pressione internazionale. Con bandiere, striscioni e slogan come “Stop alla vendita di armi” e “La Danimarca dice no al genocidio”, i manifestanti chiedono un cambio di rotta ai governi occidentali.

La guerra a Gaza è stata definita “troppo oltre” anche da leader europei, ma la questione dei bambini uccisi a Gaza resta il cuore di una tragedia che sta scuotendo le coscienze globali e ridefinendo il dibattito politico e umanitario internazionale.