Nuovo Piano Casa – Affitti e acquisti calmierati per giovani e famiglie
Il governo Meloni lancia un piano nazionale sulla casa, mentre il TERZO POLO promuove un modello meridionalista basato su rigenerazione urbana e affitti equi.
29 Agosto 2025
Esmeralda Mameli
«Decine di migliaia di abitazioni a prezzi calmierati».
Con queste parole Matteo Salvini ha riassunto il cuore del nuovo Piano Casa, annunciato a Rimini dalla premier Giorgia Meloni, concepito per favorire l’accesso alla casa di giovani coppie e famiglie e rafforzare la natalità:
«senza una casa è più difficile costruirsi una famiglia», ha sottolineato la premier.
Questo piano interviene sia sul fronte degli acquisti sia su quello degli affitti, in risposta a una situazione critica. Secondo l’Ance, circa 10 milioni di famiglie con reddito fino a 24.000 € faticano ad acquistare casa nelle grandi città come Milano, Roma e Napoli, dove il mutuo può pesare fino alla metà del reddito, superando i due terzi per il 20% delle famiglie più deboli. Non va meglio sul fronte degli affitti, con canoni che arrivano a incidere per il 50% delle entrate mensili. Il Piano Casa, previsto nella legge di bilancio precedente, attende ancora il Dpcm attuativo. Al momento è previsto un finanziamento pluriennale di 660 milioni di euro, giudicato «un’inezia» da Salvini, ma accompagnato da promesse di nuovi stanziamenti e dal coinvolgimento di risorse private, con un lavoro a quattro mani tra il ministero delle Infrastrutture e Palazzo Chigi.
Confedilizia segnala la presenza di 86.000 alloggi non assegnati e migliaia occupati abusivamente. Solo il 3,8% delle famiglie vive in alloggi di edilizia sociale pubblica, contro il 24% dell’Austria, il 16% della Francia e il 29% dell’Olanda. Per colmare questo gap, il Piano punta a rilanciare il sistema dell’edilizia popolare e a promuovere modelli di finanziamento misti pubblico-privati. Sono aperti oltre 150 cantieri per recuperare 15.000 alloggi popolari nelle periferie, con l’obiettivo di completarli entro giugno 2026. In questa cornice rientrano anche la revisione del Testo Unico dell’edilizia, la sperimentazione del fondo nazionale per la rigenerazione urbana e un ddl per ridefinire i poteri delle sovraintendenze, accusate di una “ipertutela” che spesso impedisce il recupero di beni a rischio di degrado.
Un ulteriore pilastro del Piano riguarda le garanzie pubbliche per i mutui prima casa. Nel primo semestre 2025 sono stati erogati oltre 38.000 mutui garantiti, con un incremento del 20% rispetto al 2024 e per un valore complessivo di 4,8 miliardi (+34%). Il Fondo è riservato a giovani coppie (coniugate o conviventi da almeno due anni, con uno dei due partner sotto i 35 anni), famiglie monoparentali con figli minori, under 36 e famiglie numerose con requisiti ISEE.
In parallelo, la proposta del TERZO POLO si rivolge specificamente al Sud, con una visione territoriale e inclusiva.
Sergio Angrisano, candidato Presidente alla Regione Campania nella lista TERZO POLO, spiega che «il Programma Casa del TERZO POLO punta a garantire un abitare dignitoso per il Sud».
Le proposte del TERZO POLO sono articolate su tre fronti che
includono «un sistema di calmierazione degli affitti nelle aree più critiche e incentivi fiscali per i proprietari che affittano a prezzi accessibili», «rilanciare il concetto di edilizia residenziale pubblica…, riqualificare il patrimonio immobiliare esistente, recuperare edifici abbandonati e destinarli a edilizia popolare e housing sociale» e l’introduzione di un «blocco alla svendita del patrimonio pubblico» insieme a un fondo di garanzia per la prima casa con «mutui agevolati e tassi bloccati», oltre a promuovere «progetti di co-housing e cooperative edilizie» per contenere i costi e valorizzare la comunità.
Due visioni che condividono l’obiettivo di affrontare il disagio abitativo, ma si distinguono per approccio: il Piano Casa del governo si propone come risposta nazionale strutturata, basata su fondi pubblici e privati, mutui garantiti e cantieri diffusi; il Programma Casa TERZO POLO, invece, assume un’impostazione meridionalista, radicata nel territorio e attenta agli affitti equi, al recupero urbano e alla dimensione sociale del diritto alla casa.
In entrambi i casi, il diritto alla casa torna al centro dell’agenda politica come leva strategica per il futuro dell’Italia, nazionale e meridionalista.

