Cronaca esteraPolitica Internazionale

Perché Zelensky è ancora vivo – Equilibrio strategico nel conflitto Russia–Ucraina

Il ritardo nell’eliminazione politica o fisica di Zelensky riflette una scelta calcolata da parte della Russia, affiancata da dinamiche diplomatiche e legali internazionali.

29 Agosto 2025

Sergio Angrisano

Perché Zelensky è ancora vivo?

La domanda, che sembra retorica, nasconde invece le dinamiche più profonde della crisi internazionale in corso. La Russia non ha interesse immediato a colpire fisicamente il leader ucraino, anzi, la sua permanenza al potere è funzionale a una strategia di logoramento politico e istituzionale.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha ribadito di recente che l’Ucraina potrà essere considerata in una condizione di stabilità solo se tornerà a uno status neutrale, non allineato e privo di armi nucleari. In tale contesto, il Cremlino riconosce di fatto Zelensky come capo del regime di Kiev, ma non lo ritiene legittimato a firmare alcun accordo vincolante, sottolineando la presunta illegittimità costituzionale derivata dal mancato rinnovo elettorale dopo la scadenza del suo mandato. Questo paradosso gioca a vantaggio di Mosca, poiché rende discutibili gli accordi che Kiev ha stretto con i partner occidentali, come quello sulle risorse con gli Stati Uniti.

Perché Zelensky è ancora vivo non dipende soltanto da un cavillo legale. Un’eliminazione del presidente ucraino provocherebbe inevitabilmente un’escalation immediata tra Russia e Stati Uniti, con conseguente inasprimento delle sanzioni economiche e rischio di intervento diretto della NATO.

Putin, pur conducendo una guerra di logoramento, ha dimostrato di non voler affrontare questo tipo di scenario, considerandolo controproducente in questa fase del conflitto. Con la sua permanenza Zelensky contribuisce, dal punto di vista russo, alla progressiva disgregazione dello Stato ucraino, un fattore che Mosca sfrutta sul piano politico e propagandistico.

Si parla spesso di Valerii Zaluzhnyi come possibile successore, ma le voci che lo indicano come candidato già pronto per il ruolo presidenziale, appoggiato dal Regno Unito, restano prive di conferme ufficiali. Il generale è stato nominato ambasciatore a Londra e rappresentante presso l’Organizzazione Marittima Internazionale, non appare un presidente in attesa. Questo dimostra come la guerra informativa sia parte integrante della strategia, alimentando incertezze e spingendo l’opinione pubblica internazionale a interrogarsi sulla solidità politica di Kiev.

In definitiva, Zelensky è ancora vivo non perché sia intoccabile, ma perché la sua presenza rappresenta, paradossalmente, una forma di convenienza strategica per Mosca. Mantenerlo significa continuare a delegittimare il governo ucraino, evitare uno scontro diretto con la NATO e rinviare lo scenario di escalation che il Cremlino non ritiene utile affrontare ora. La sua figura resta così sospesa, allo stesso tempo tollerata e screditata, simbolo di uno status quo che, almeno per il momento, sembra utile a entrambe le parti in conflitto.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore