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Ungheria sanzioni UE – Ricorso sulla destinazione dei profitti degli asset russi congelati

Budapest contesta l’allocazione al Fondo europeo per la pace del 99,7 % dei proventi dai beni russi congelati. Avviato ricorso presso la Corte.

30 Agosto 2025

Sharon Persico

L’Ungheria ha formalmente impugnato una decisione del Consiglio dell’Unione europea che stabiliva l’invio del 99,7 % dei profitti derivanti dai beni congelati della Banca centrale russa al Fondo europeo per la pace (EFP), utilizzati per sostenere l’Ucraina.

Il ricorso, depositato il 11 luglio 2025 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE il 25 agosto, contesta il fatto che la procedura decisionale abbia ignorato il parere di Budapest. In quanto non “Stato contribuente“, l’Ungheria ritiene di essere stata esclusa ingiustamente dal processo decisionale, subendo una lesione dei suoi diritti di voto.

Il meccanismo, operativo da febbraio 2025, ha permesso all’Ucraina di ricevere oltre 11 miliardi di euro tramite l’EFP, generando fondi annui stimati tra 3 e 5 miliardi di euro. Se l’Ungheria vincesse, la decisione creerebbe un precedente, imponendo che future decisioni analoghe del Consiglio UE richiedano il consenso individuale di ogni Stato membro, rallentando il processo decisionale in crisi internazionali, mentre una sconfitta di Budapest potrebbe significare l’elusione del suo veto in meccanismi simili. La procedura prevede scambio di memorie scritte, udienze orali, parere dell’Avvocato generale e possibili appelli, ma nel frattempo i fondi continuano a fluire verso l’Ucraina.

Il ricorso rappresenta uno dei primi casi giudiziari sul tema degli asset russi congelati e sulla guerra in Ucraina ad arrivare sotto la lente della Corte europea.

A livello politico, l’Ungheria si distingue per posizioni divergenti rispetto agli altri membri UE, avendo già in passato bloccato dichiarazioni congiunte e sollevato obiezioni su pacchetti sanzionatori contro la Russia.

L’esito del ricorso Ungheria – UE sui profitti degli asset russi sarà determinante nel bilanciamento tra solidarietà europea e sovranismo nazionale e potrà ridefinire i margini del potere decisionale dell’Unione in materia di aiuti e politica estera, con implicazioni durature per la gestione futura delle crisi.