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“Mia Moglie” e Phica – La doppia faccia della censura social

Il silenzio complice dei social contro l’abuso digitale sulle donne, tra scarti politici e interessi commerciali.

31 Agosto 2025

Esmeralda Mameli

La censura social si conferma un terreno ambiguo e contraddittorio, applicata con due pesi e due misure: si assiste alla rimozione immediata di contenuti legati a temi sensibili come Palestina o suicidio, mentre prosperano indisturbati gruppi e forum dedicati ad abusi sessuali digitali, che vengono chiusi solo dopo esplosioni mediatiche.

L’ultimo caso riguarda il gruppo Facebook “Mia Moglie”, frequentato da circa 32.000 iscritti, dove venivano condivise immagini intime di donne senza il loro consenso, accompagnate da commenti sessisti e violenti. La denuncia pubblica, partita dalla scrittrice Carolina Capria e sostenuta dall’associazione “No Justice No Peace”, ha portato alle segnalazioni della Polizia Postale e alla conseguente rimozione del gruppo da parte di Meta, che ha giustificato la decisione con la violazione delle proprie policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti.

Il forum Phica.eu, attivo da oltre vent’anni, è stato travolto da un’ondata di denunce per aver pubblicato immagini reali o manipolate di donne, tra cui figure politiche come Giorgia Meloni ed Elly Schlein, accompagnate da commenti misogini. Anche in questo caso la chiusura è avvenuta solo dopo un clamore nazionale e internazionale che ha spinto i gestori a dichiarare di voler interrompere l’attività per “comportamenti tossici” degli utenti.

La premier Giorgia Meloni si è detta “disgustata” e ha espresso solidarietà alle donne colpite, mentre esponenti di opposizione e attivisti hanno evidenziato come episodi di questo tipo rivelino una cultura patriarcale ancora radicata e una violenza strutturale che il web amplifica.

Dal punto di vista legale, la diffusione non consensuale di nudi, definita Image-Based Sexual Abuse o revenge porn, è un crimine punito in Italia con pene fino a sei anni di reclusione, ma la dimensione culturale resta più complessa e radicata della normativa.

Perché gruppi come “Mia Moglie” o forum come Phica sono riusciti a prosperare così a lungo senza controllo? I social media intervengono con prontezza solo quando un contenuto è visibile, politicamente rilevante e capace di attirare pressioni da parte di inserzionisti o governi, mentre spazi più nascosti e settoriali, pur generando traffico, restano tollerati perché meno esposti al dibattito pubblico. È la dimostrazione che la censura social non è neutrale né imparziale, ma segue logiche commerciali e opportunistiche. Meta e gli altri colossi tecnologici reagiscono più al clamore mediatico che alla difesa effettiva dei diritti, confermando che senza una normativa chiara e strumenti di controllo realmente efficaci la violenza digitale continuerà a proliferare. Pertanto, finché la censura social sarà gestita come scelta discrezionale delle piattaforme, la protezione delle vittime resterà secondaria rispetto agli interessi economici e il cambiamento necessario potrà arrivare solo da una combinazione di intervento politico, pressione culturale e responsabilità sociale.