La rompighiaccio Tan Suo San Hao in Artico russo – Scienza, risorse e geopolitica
Il primo viaggio artico della nave cinese Tan Suo San Hao riflette nuove dinamiche di ricerca, energia e strategie geopolitiche tra Cina e Russia.
1 Settembre 2025
Esmeralda Mameli
Nell’ agosto 2025 la Cina ha inaugurato un nuovo capitolo nelle sue ambizioni artiche con il primo viaggio polare della rompighiaccio multifunzionale Tan Suo San Hao, costruita in tempi record al Cantiere Navale Internazionale di Guangzhou.

L’imbarcazione, lunga 104 metri e con un dislocamento di circa 9.000 tonnellate, offre un’autonomia fino a 78 giorni e la capacità di rompere ghiaccio spesso fino a 1,2 metri a una velocità di circa 2 nodi. Operata dall’Istituto di Scienze e Ingegneria delle Profondità dell’Accademia Cinese delle Scienze, la Tan Suo San Hao può ospitare 32 membri dell’equipaggio e 48 ricercatori, ed è equipaggiata con una gru di grande potenza, un sistema di moon-pool, veicoli subacquei senza pilota e capacità di supporto ai sottomarini.
Partita dal porto di Nansha, ha attraversato la Kamchatka e lo Stretto di Bering, ricevendo l’autorizzazione ufficiale dalla Russian Northern Sea Route Administration a navigare lungo la Rotta del Mare del Nord tra il 3 agosto e il 30 settembre 2025.
Ufficialmente dedicata a missioni di ricerca oceanografica, geologica e archeologica, la Tan Suo San Hao rappresenta però anche un potenziale strumento strategico. La sua tecnologia a doppio uso consente applicazioni scientifiche, ma anche possibili utilizzi militari e di sorveglianza.
Per la Cina, il dispiegamento della Tan Suo San Hao nell’Artico, punta a garantire accesso a petrolio, gas e terre rare e a consolidare rotte commerciali alternative in un contesto di rivalità con gli Stati Uniti e di ridotta disponibilità di risorse mediorientali e africane.
Per la Russia, la cooperazione con Pechino da un lato rafforza la Northern Sea Route come arteria strategica, attirando investimenti e riducendo la dipendenza dalle tecnologie occidentali; dall’altro apre la strada a un progressivo consolidamento della presenza cinese in un’area in cui Mosca intende mantenere il primato.
Sullo sfondo, cresce l’allarme in Occidente: il Dipartimento della Difesa statunitense ha segnalato che lo sviluppo di una flotta cinese polare non si limita al commercio, ma può avere rilevanti implicazioni militari, incidendo sugli equilibri NATO e sul controllo delle profondità artiche.
L’arrivo della Tan Suo San Hao nelle acque russe non è dunque solo un fatto scientifico, ma un riflesso della nuova geopolitica polare: un laboratorio in cui ricerca, energia e strategia militare si intrecciano. Russia e Cina oggi agiscono come partner, ma la crescente competizione per il controllo delle rotte, delle risorse e della piattaforma artica potrebbe trasformare l’attuale cooperazione in un terreno di tensioni future.

