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Parata militare in Cina – Deterrenza strategica e nascita dell’ ‘era delle civiltà’

Xi Jinping mostra il “triade nucleare” e le armi ipersoniche, mentre la visione multipolare di Dugin riunisce Cina, Russia e India contro l’Occidente.

4 Settembre 2025

Sergio Angrisano 

La parata militare in Cina del 3 settembre 2025 tenutasi a Pechino non è stata soltanto una celebrazione dell’80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, ma un chiaro messaggio di deterrenza rivolto all’Occidente, con Washington nel mirino.

Xi Jinping, a bordo della sua Hongqi decappottabile, ha passato in rassegna per la prima volta un dispiegamento mai visto prima: la triade nucleare cinese al completo, sistemi ipersonici e armamenti di nuova generazione.

In piazza Tiananmen hanno sfilato i nuovi missili intercontinentali DF-61, il DF-31BJ, il DF-5C e il JL-3, rivelando la capacità di colpire a distanze globali.

Il messaggio è stato esplicito: Pechino possiede oggi un arsenale in grado di salvaguardare la sovranità nazionale e difendere la sua dignità.

Accanto agli ICBM, il regime ha mostrato i nuovi missili ipersonici YJ-15, YJ-17, YJ-19, YJ-20 e YJ-21, oltre al CJ-1000, missile da crociera a lungo raggio alimentato da scramjet.

Non meno significativi i sistemi difensivi: laser navali, armi a energia diretta e difese antimissile multilivello hanno confermato l’intenzione cinese di presentarsi come potenza tecnologicamente autosufficiente e pronta allo scontro.

Al fianco di Xi, la tribuna ospitava Vladimir Putin e Kim Jong-un, immagine plastica di un blocco autoritario compatto.

In questo contesto si innesta la visione teorica del filosofo russo Alexander Dugin, che parla dell’“era degli stati di civiltà”: tre poli indipendenti, Cina, Russia e India, uniti da tradizioni millenarie e in opposizione all’egemonia occidentale.

La Cina confuciana, l’India vedica e la Russia ortodossa si presentano così come alternative culturali e politiche a un Occidente che, secondo questa lettura, avrebbe esaurito la propria spinta storica. Non è un caso che Xi abbia accompagnato la parata con toni solenni, richiamando alla “riunificazione di Taiwan”, mentre Mosca insiste sulla sua crociata anti-NATO e Pyongyang rivendica l’uscita dall’isolamento.

La parata militare in Cina è la dimostrazione muscolare, il manifesto ideologico, il rifiuto di Pechino a ridurre il proprio arsenale nucleare, ricordando di possedere circa 600 testate contro le migliaia possedute dagli Stati Uniti (circa 3.700) e dalla Russia (circa 4.300), ma è anche, la saldatura simbolica di un fronte multipolare che, includendo anche l’India di Modi, intende scrivere una nuova pagina della geopolitica mondiale.

L’Occidente resta spettatore preoccupato, consapevole che la sua egemonia viene sfidata non solo sul piano militare, ma anche su quello storico e identitario, e che la parata militare in Cina segna un’accelerazione verso un ordine globale radicalmente diverso.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore